I motivi di un (relativo) silenzio…

silenzioUltimamente avrete notato che non sto più pubblicando post, nè sto commentando costantemente e attivamente su altri siti.
C’è un motivo, anzi, più motivi, e cerco di spiegarli.
E’ che, ultimamente, non riesco ad essere d’accordo con la visione che in tanti hanno delle cose di cui si discute. Ormai buona parte della blogosfera -ma non solo, ci sta benissimo dentro anche i media “cattolici”, quotidiani settimanali o mensili che siano…- che si occupa dell’argomento “cattolicesimo” “religione” sembra sia diventata una scheggia impazzita.
Autoreferenzialità, imprecisione, ideologismo e altro, sembra si siano impadroniti della discussione. Io sinceramente cerco di rimanerne fuori, poichè la cosa condotta in questo modo penso che non serva a niente, tranne che ad ottenere risultati negativi.

Per non parlare poi, di mettere nei post quanto tratto dalle considerazioni delle esperienze vissute nel quotidiano. Non ne verrebbe fuori niente altro che la fiera delle lamentele.
E pensare che una categoria di questo blog è contrassegnata come Non tacerò
Comunque non preoccupatevi, è una scelta solo temporanea che voglio interrompere a breve. Spero si riorganizzino presto un pochino le idee, per tornare come sempre più battagliero che mai…

Giubileo Straordinario. Papa Francesco indice un Giubileo Straordinario. L’Anno Santo della Misericordia inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione e si concluderà il 20 novembre del 2016, Domenica di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Papa Francesco - Franciscus
“Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. E’ un cammino che inizia con una conversione spirituale; e dobbiamo fare questo cammino. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. Sarà un Anno Santo della Misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre” (cfr Lc 6,36). E questo specialmente per i confessori! Tanta misericordia!

Questo Anno Santo inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione e si concluderà il 20 novembre del 2016, Domenica di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo e volto vivo della misericordia del Padre. Affido l’organizzazione di questo Giubileo al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, perché possa animarlo come una nuova tappa del cammino della Chiesa nella sua missione di portare ad ogni persona il Vangelo della misericordia.”

Link all’Omelia in cui il Papa ha fatto questo lieto annuncio

Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2015: “Rinfrancate i vostri cuori” (Gc 5,8)

Quaresima

Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima è un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli. Soprattutto però è un “tempo di grazia” (2 Cor 6,2). Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4,19). Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade. Però succede che quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza. Si tratta di un disagio che, come cristiani, dobbiamo affrontare.

Quando il popolo di Dio si converte al suo amore, trova le risposte a quelle domande che continuamente la storia gli pone. Una delle sfide più urgenti sulla quale voglio soffermarmi in questo Messaggio è quella della globalizzazione dell’indifferenza.

L’indifferenza verso il prossimo e verso Dio è una reale tentazione anche per noi cristiani. Abbiamo perciò bisogno di sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano.

Dio non è indifferente al mondo, ma lo ama fino a dare il suo Figlio per la salvezza di ogni uomo. Nell’incarnazione, nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, si apre definitivamente la porta tra Dio e uomo, tra cielo e terra. E la Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta mediante la proclamazione della Parola, la celebrazione dei Sacramenti, la testimonianza della fede che si rende efficace nella carità (cfr Gal 5,6). Tuttavia, il mondo tende a chiudersi in se stesso e a chiudere quella porta attraverso la quale Dio entra nel mondo e il mondo in Lui. Così la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita.

Il popolo di Dio ha perciò bisogno di rinnovamento, per non diventare indifferente e per non chiudersi in se stesso. Vorrei proporvi tre passi da meditare per questo rinnovamento.

1. “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono” (1 Cor 12,26) – La Chiesa

La carità di Dio che rompe quella mortale chiusura in se stessi che è l’indifferenza, ci viene offerta dalla Chiesa con il suo insegnamento e, soprattutto, con la sua testimonianza. Si può però testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato. Il cristiano è colui che permette a Dio di rivestirlo della sua bontà e misericordia, di rivestirlo di Cristo, per diventare come Lui, servo di Dio e degli uomini. Ce lo ricorda bene la liturgia del Giovedì Santo con il rito della lavanda dei piedi. Pietro non voleva che Gesù gli lavasse i piedi, ma poi ha capito che Gesù non vuole essere solo un esempio per come dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri. Questo servizio può farlo solo chi prima si è lasciato lavare i piedi da Cristo. Solo questi ha “parte” con lui (Gv 13,8) e così può servire l’uomo.

La Quaresima è un tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come Lui. Ciò avviene quando ascoltiamo la Parola di Dio e quando riceviamo i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. In essa diventiamo ciò che riceviamo: il corpo di Cristo. In questo corpo quell’indifferenza che sembra prendere così spesso il potere sui nostri cuori, non trova posto. Poiché chi è di Cristo appartiene ad un solo corpo e in Lui non si è indifferenti l’uno all’altro. “Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1 Cor 12,26).

La Chiesa è communio sanctorum perché vi partecipano i santi, ma anche perché è comunione di cose sante: l’amore di Dio rivelatoci in Cristo e tutti i suoi doni. Tra essi c’è anche la risposta di quanti si lasciano raggiungere da tale amore. In questa comunione dei santi e in questa partecipazione alle cose sante nessuno possiede solo per sé, ma quanto ha è per tutti. E poiché siamo legati in Dio, possiamo fare qualcosa anche per i lontani, per coloro che con le nostre sole forze non potremmo mai raggiungere, perché con loro e per loro preghiamo Dio affinché ci apriamo tutti alla sua opera di salvezza.

2. “Dov’è tuo fratello?” (Gen 4,9) – Le parrocchie e le comunità

Quanto detto per la Chiesa universale è necessario tradurlo nella vita delle parrocchie e comunità. Si riesce in tali realtà ecclesiali a sperimentare di far parte di un solo corpo? Un corpo che insieme riceve e condivide quanto Dio vuole donare? Un corpo, che conosce e si prende cura dei suoi membri più deboli, poveri e piccoli? O ci rifugiamo in un amore universale che si impegna lontano nel mondo, ma dimentica il Lazzaro seduto davanti alla propria porta chiusa ? (cfr Lc 16,19-31).

Per ricevere e far fruttificare pienamente quanto Dio ci dà vanno superati i confini della Chiesa visibile in due direzioni.

In primo luogo, unendoci alla Chiesa del cielo nella preghiera. Quando la Chiesa terrena prega, si instaura una comunione di reciproco servizio e di bene che giunge fino al cospetto di Dio. Con i santi che hanno trovato la loro pienezza in Dio, formiamo parte di quella comunione nella quale l’indifferenza è vinta dall’amore. La Chiesa del cielo non è trionfante perché ha voltato le spalle alle sofferenze del mondo e gode da sola. Piuttosto, i santi possono già contemplare e gioire del fatto che, con la morte e la resurrezione di Gesù, hanno vinto definitivamente l’indifferenza, la durezza di cuore e l’odio. Finché questa vittoria dell’amore non compenetra tutto il mondo, i santi camminano con noi ancora pellegrini. Santa Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa, scriveva convinta che la gioia nel cielo per la vittoria dell’amore crocifisso non è piena finché anche un solo uomo sulla terra soffre e geme: “Conto molto di non restare inattiva in cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime” (Lettera 254 del 14 luglio 1897).

Anche noi partecipiamo dei meriti e della gioia dei santi ed essi partecipano alla nostra lotta e al nostro desiderio di pace e di riconciliazione. La loro gioia per la vittoria di Cristo risorto è per noi motivo di forza per superare tante forme d’indifferenza e di durezza di cuore.

D’altra parte, ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani. La Chiesa per sua natura è missionaria, non ripiegata su se stessa, ma mandata a tutti gli uomini.

Questa missione è la paziente testimonianza di Colui che vuole portare al Padre tutta la realtà ed ogni uomo. La missione è ciò che l’amore non può tacere. La Chiesa segue Gesù Cristo sulla strada che la conduce ad ogni uomo, fino ai confini della terra (cfr At 1,8). Così possiamo vedere nel nostro prossimo il fratello e la sorella per i quali Cristo è morto ed è risorto. Quanto abbiamo ricevuto, lo abbiamo ricevuto anche per loro. E parimenti, quanto questi fratelli possiedono è un dono per la Chiesa e per l’umanità intera.

Cari fratelli e sorelle, quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!

3. “Rinfrancate i vostri cuori !” (Gc 5,8) – Il singolo fedele

Anche come singoli abbiamo la tentazione dell’indifferenza. Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità ad intervenire. Che cosa fare per non lasciarci assorbire da questa spirale di spavento e di impotenza?

In primo luogo, possiamo pregare nella comunione della Chiesa terrena e celeste. Non trascuriamo la forza della preghiera di tanti! L’iniziativa 24 ore per il Signore, che auspico si celebri in tutta la Chiesa, anche a livello diocesano, nei giorni 13 e 14 marzo, vuole dare espressione a questa necessità della preghiera.

In secondo luogo, possiamo aiutare con gesti di carità, raggiungendo sia i vicini che i lontani, grazie ai tanti organismi di carità della Chiesa. La Quaresima è un tempo propizio per mostrare questo interesse all’altro con un segno, anche piccolo, ma concreto, della nostra partecipazione alla comune umanità.

E in terzo luogo, la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli. Se umilmente chiediamo la grazia di Dio e accettiamo i limiti delle nostre possibilità, allora confideremo nelle infinite possibilità che ha in serbo l’amore di Dio. E potremo resistere alla tentazione diabolica che ci fa credere di poter salvarci e salvare il mondo da soli.

Per superare l’indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza, vorrei chiedere a tutti di vivere questo tempo di Quaresima come un percorso di formazione del cuore, come ebbe a dire Benedetto XVI (Lett. enc. Deus caritas est, 31). Avere un cuore misericordioso non significa avere un cuore debole. Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio. Un cuore che si lasci compenetrare dallo Spirito e portare sulle strade dell’amore che conducono ai fratelli e alle sorelle. In fondo, un cuore povero, che conosce cioè le proprie povertà e si spende per l’altro.

Per questo, cari fratelli e sorelle, desidero pregare con voi Cristo in questa Quaresima: “Fac cor nostrum secundum cor tuum”: “Rendi il nostro cuore simile al tuo” (Supplica dalle Litanie al Sacro Cuore di Gesù). Allora avremo un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nella vertigine della globalizzazione dell’indifferenza.

Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.

Dal Vaticano, 4 ottobre 2014

Festa di San Francesco d’Assisi

Francesco

Originale sul sito vaticano

17 Gennaio: Sant’Antonio Abate (Antonio Il Grande)

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Dire che Dio volge la sua faccia altrove di fronte al peccatore, equivale all’assurda pretesa che il sole si nasconda da chi chiude gli occhi per non vederlo.”

Tutti gli articoli su Sant’Antonio Abate:

https://vivificat.wordpress.com/2012/01/15/17-gennaio-santantonio-abate-il-grande/
https://vivificat.wordpress.com/2010/11/08/le-lettere-di-sant%E2%80%99antonio-abate-i-tre-modi-con-cui-gli-uomini-si-incamminano-sulla-strada-della-conversione-fino-a-ottenere-la-grazia-e-la-vocazione-di-figli-di-dio/
https://vivificat.wordpress.com/2012/01/11/santantonio-abate-il-dominio-di-se-la-mitezza-la-castita-la-solidita-di-carattere-la-pazienza-insieme-alle-altre-virtu-sono-le-armi-date-da-dio-per-resistere-alle-prove-ed-aiutarci-nel-combat-2/
https://vivificat.wordpress.com/2012/01/11/santantonio-abate-il-grande-il-ringraziamento-delluomo-innocente-e-piu-gradito-del-penoso-sacrificio/
https://vivificat.wordpress.com/2012/01/13/santantonio-abate-il-grande-col-pentimento-e-la-purificazione-curiamo-il-male-nel-nostro-essere-e-ritroviamo-la-partecipazione-alla-bonta-perfetta-di-dio/
https://vivificat.wordpress.com/2012/01/14/santantonio-abate-il-grande-conoscere-dio-significa-possedere-la-bonta-essenziale/
https://vivificat.wordpress.com/2010/10/05/le-lettere-di-santantonio-abate-quando-il-maligno-fissa-la-sua-dimora-in-noi/
https://vivificat.wordpress.com/2010/10/07/le-letter-di-s-antonio-abate-seconda-lettera/
https://vivificat.wordpress.com/2010/10/08/le-letter-di-s-antonio-abate-il-mio-spirito-e-molto-scosso-e-turbato/
https://vivificat.wordpress.com/2010/11/08/le-lettere-di-sant%E2%80%99antonio-abate-i-tre-modi-con-cui-gli-uomini-si-incamminano-sulla-strada-della-conversione-fino-a-ottenere-la-grazia-e-la-vocazione-di-figli-di-dio/

 

Della passione per l’enigmistica, e dell’aforisma crittografato “un uomo senza vizi è un uomo senza virtù”. Della mia vita e delle scelte.

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Tra i miei passatempo si annovera anche la passione per l’enigmistica. Certo, non è che sono una cima, ma tra parole crociate, rebus e sciarade, pagine della sfinge e crittografie mi ci barcameno.
Anni, molti anni fa, forse quasi venti anni fa, risolsi una crittografia pubblicata su un noto settimanale enigmistico, e la cui soluzione era un aforisma: “Un uomo senza vizi è un uomo senza virtù“.
Non ricordo chi fosse l’autore del gioco enigmistico e dell’aforisma, ma questo mi è rimasto impresso e sono anni che ci “ragiono” sopra.

E tuttora non è che io sia riuscito a rispondermi. Diciamo che considero la cosa vera e falsa contemporaneamente. Certo non sto a spiegarne le ragioni, sarebbe un po’ lunga e forse non saprei spiegare nemmen bene perchè io intenda cosi. Però invece che del vago, mi piace andare sul concreto, che è il mio vissuto.
Di vizi ne ho avuto tanti e ne ho ancora, ma poi mi chiedo: son vizi i miei? E le virtù? Mi piacerebbe dire che ne ho tante, ma son davvero virtù? Forse nè una nè l’altra. E allora, che dire? Non voglio buttarmi nel patetico e nemmeno nell’eroismo, ma di scelte nella vita ne ho dovute far tante…
Fatto bene? Fatto male? Ho fatto, ho scelto, di più non lo so. Certo ho scelto ed ho agito nel senso e nel verso delle scelte che ho fatto, pur se sbagliate. Spesso ho scelto “contro me stesso”, contro i miei “interessi”, ma non sono un eroe e non è una virtù. E spesso ho scelto “per me stesso” e per i miei “interessi” ma non credo sia un vizio. Certo, uno a volte si fa un bilancio, e tempo fa risolsi che “sono una periferia esistenziale” , ma credo fui  eccessivo, non so se in senso indulgente o severo.
Ora non posso e non voglio scendere nei particolari, perchè correrei il rischio di auto-esaltarmi o di auto-demolirmi.
Non è questo che conta in questo momento per me. Quello che conta è che dalla mia esperienza di vita mi sento di consigliare a chi magari mi legge: mai essere eccessivamente indulgenti o severi con se stessi [e con gli altri] : equilibrio. equilibrio, in medio stat virtus

Anno nuovo, e io resto sempre lo stesso…

2015
Inizia l’anno nuovo, 2015. Non dico di aver fatto dei buoni propositi per quest’anno -sarebbe troppo- ma almeno ieri ho cercato di ignorare il mio modo di essere e di relazionarmi col “mondo”, ho cercato di essere “neutrale” e ci sono -quasi, quasi!- riuscito.
E? durato poco, lo spazio di ieri…
Sono anni che sono sempre lo stesso, stesso taglio di capelli, stesso modo di vestirmi, di agire, di relazionarmi. A volte mi piacerebbe “cambiarmi” ma non posso, non ci riesco, andrei contro la mia stessa natura. Proprio ieri guardavo la foto sulla patente che ha quasi trent’anni: stesso taglio di capelli…
Sono un “incorreggibile”, e in fondo fiero di esserlo- Non ci riesco, vorrei ma non posso “cambiare”.
Io non giudico e non voglio giudicare. Mi si lasci almeno però di poter “constatare”, pensare, riflettere e, forse, anche “credere”! E non giudico, constato! Forse anche penso rifletto e, se non è troppo, credo! E mi spiace, ma non cambio idea. Ciò che vedo nero è nero e ciò che vedo bianco è bianco, anche se per quieto vivere a volte vorrei… vorrei ma NON POSSO! IO NO!
Certo, spesso mi dico, “umiltà, umiltà”; ma umiltà non è nè fessagginè, nè indifferenza…