Non c’è un americano buono in nessuna parte del mondo.

Saverio Sai che anno è ? 1492 !
Mario Quasi millecinque…
Saverio 1492 ! Con la scoperta dell’America, Cristoforo Colombo che parte dalla Spagna e scopre l’America ! Hai capito che è ?
Mario Che vuo’ fa ? Vuo scrivere pure a Cristoforo Colombo ? Un’ata lettera, mo’ vuoi scrivere a tutti quanti ?!
Saverio Ma che lettera ! Qui bisogna proprio fermarlo di persona, andare in Spagna, bloccarlo, se no succede una tragedia, questo scopre l’America !
Mario Che t’hanno fatto mo’ gli americani ?
Saverio Ma come cosa t’hanno fatto gli americani ?! Gli indiani ! che non si vede più un indiano a pagarlo oro da nessuna parte del mondo. Io ho girato, non c’è indiani da nessuna parte. L’hanno… l’hanno ammazzati tutti. Hanno fatto finta d’essere arrivati prima gli americani. Hanno detto agli indiani “Voi che ci fate qui” “Noi ci siamo sempre stati.” “Sempre stati ?! ah ah ah !” traack ! Secchi tutti ! Gli indiani che avevano scoperto l’America, altro che Colombo. Gli indiani stavan già lì, se non ci trovava nessuno allora l’aveva scoperta lui, ma c’eran già gli indiani, no Mario ? Come se io ora vado in Puglia e dico “Eeeeh che é ! la Puglia !!” i pugliesi son dumila anni che stanno lì lo sapranno che c’è la Puglia. L’indiano è stato sterminato ! Non c’è un americano buono in nessuna parte del mondo. Non c’è un americano nè nella cultura nè nello spettacolo, nello sport… ne… nel…
Mario  O’ sport so’ forti, lascia stare: Cassius Clay.
Saverio Ma sei daltonico ?! Cassius Clay è nero. Che nasce i neri in America ?! Quello è africano, è stato esportato in america… SCHIAVI ! Mario ! Bisogna fermar Colombo

Fogna del comportamento.

Fogna del comportamento

La fogna del comportamento è un’espressione coniata dall’etologo statunitense John Calhoun, usata per denotare il collasso di una società a causa di anomalie comportamentali provocate dalla sovrappopolazione. Per arrivare a questa osservazione, l’etologo condusse alcuni esperimenti di sovrappopolazione nel corso degli anni, usando alcune colonie di ratti grigi (dal 1958 al 1962) e topi (dal 1968 al 1972).[1] Calhoun coniò il termine “fogna del comportamento” il 1 febbraio 1962, in un articolo dal titolo Densità di popolazione e patologia sociale scritto per illustrare i risultati dell’esperimento ed uscito sul settimanale scientifico Scientific American.[2] I risultati di Calhoun vennero usati successivamente come modello animale di collasso sociale, ed i suoi studi divennero un punto di riferimento per la sociologia urbana e la psicologia.[3]

Nel 1962, Calhoun descrisse in questa maniera il comportamento riscontrato negli esperimenti:

« Molti (esemplari femmine) non erano in grado di portare avanti una gravidanza sino al termine, o di sopravvivere al parto se fossero giunte alla fine. Un numero anche maggiore, dopo essere riuscite a partorire, vennero meno alle proprie funzioni materne. Tra i soggetti maschi, le distorsioni comportamentali variarono dal cannibalismo all’iperattività frenetica all’emergere di un isolamento patologico, a causa del quale gli individui isolati uscivano per mangiare, dormire e muoversi solo quando tutti gli altri membri della comunità stavano dormendo. Anche l’organizzazione sociale degli animali ha mostrato uguale disgregazione. […]L’origine comune di questi disturbi divenne notevolmente manifesta evidente nelle popolazioni della nostra prima serie di tre esperimenti, nei quali abbiamo osservato lo sviluppo di quello che abbiamo chiamato fogna del comportamento. Gli animali si affollavano insieme in grande numero in uno dei quattro nidi di interconnessione sui quali era mantenuta la colonia. Dai 60 gli 80 ratti si assemblavano in un solo nido durante il periodo di alimentazione. I ratti singoli raramente avrebbero mangiato se non in compagnia di altri ratti. Come risultato, il nido scelto per mangiare aveva una densità di popolazione estrema, lasciando gli altri tre quasi vuoti. […] Negli esperimenti in cui si era sviluppata una fogna del comportamento, la mortalità infantile raggiunge quote del 96% tra i gruppi più disturbati della popolazione »

Calhoun avrebbe continuato gli esperimenti per molti anni, ma la pubblicazione dell’articolo nel 1962 portò alla luce del grande pubblico il concetto, facendo sì che prendesse una piega diversa dall’originale, in un’analogia con il comportamento umano.

Calhoun si ritirò dal NIMH nel 1984, ma continuo le sue ricerche fino alla sua morte, il 7 settembre 1995.[4]

L’esperimento

I primi esperimenti di Calhoun vennero condotti in una fattoria presso Rockville, in Maryland, nel 1947.

Calhoun partiva dall’assunto ipotizzato da Thomas Malthus, noto teorico delle conseguenze della sovrappopolazione, il quale affermava che i limiti assoluti alla crescita della popolazione fossero la miseria e il vizio. La ricerca scientifica si era focalizzata sino a quel momento sull’analisi del primo fattore restrittivo, la miseria, che nel campo pratico si basa sulla predazione, sulle malattie ad sulla quantità di cibo disponibile come fattori per contenere la popolazione. Calhoun quindi si chiese quali fossero invece gli effetti del comportamento sociale sulla crescita della popolazione, e viceversa gli effetti della densità di popolazione sul comportamento.

Durante i primi test quindi, posizionò fra i 32 ed i 56 roditori in scatole di 3 x 4 metri in un granaio nella contea di Montgomery. Separò l’habitat in quattro stanze distinte. Ogni stanza era stata specificatamente creata per supportare una dozzina di ratti grigi maturi. I ratti potevano spostarsi fra le stanze usando delle rampe. Calhoun provvide la colonia di risorse illimitate, come acqua, cibo, e fornendo protezione dai predatori, così come dalle malattie e dalle condizioni meteorologiche avverse. Creò ciò che un altro psicologo descrisse come un “paradiso per ratti” o un'”utopia per ratti”.[5] In questo modo, eliminati tutti i limiti fisici, solo il comportamento degli individui avrebbe influenzato la crescita della popolazione.[2]

Dopo i primi esperimenti,Calhoun creò un “Ambiente Inibitore di Morte per Topi”: una gabbia di 2,7 metri con cibo ed acqua illimitati, per supportare ogni incremento massimo di popolazione. Il suo più famoso esperimento, l'”Universo 25″, raggiunse il massimo di 2.200 unità di popolazione, e subito dopo iniziò ad esibire anomalie comportamentali talmente gravi da risultare nella totale distruzione dell’habitat e della popolazione. Dal 600° giorno in poi la sua popolazione era in via d’estinzione.

L’esperimento del 1962

Calhoun basò la sua teoria sulla base dei risultati di sei diverse generazioni. Dopo aver posizionato i roditori, attese che la popolazione aumentasse. Dopo 27 mesi, la popolazione si era attestata sui 150 esemplari adulti. In realtà la mortalità era così bassa che secondo le stime fatte sul rateo di riproduzione in tale ambiente, la popolazione avrebbe dovuto raggiungere le 5.000 unità. Tuttavia ciò non avvenne poiché al contrario, la mortalità infantile era altissima.[2] Anche solo con 150 adulti, lo stresso sociale provocato dallo spazio ristretto aveva distrutto ogni vincolo sociale, facendo sì che le femmine abbandonassero i loro istinti materni nei confronti dei piccoli.[2] I comportamenti anomali aumentarono, specialmente nelle femmine, al punto che ogni colonia si divise in diversi gruppi, all’interno dei quali non era rispettata alcuna razionalità nella distribuzione dei due sessi (ad esempio un gruppo poteva essere composto da sei, sette femmine ed un solo maschio, ed un altro da 20 maschi e 10 femmine).[2] Il mangiare, il bere e tutte le altre attività biologiche divennero attività sociali, nelle quali la soddisfazione principale derivava dall’interazione con gli altri ratti. Nel caso dell’alimentazione, questa frenesia nell’interazione portava i ratti a non alimentarsi adeguatamente.[2] Questa “intimità” tuttavia arrivò anche a distruggere tutti i rapporti sociali vitali per la sopravvivenza della colonia, come i riti di accoppiamento, la costruzione di nidi e nell’allevamento e nella cura dei giovani.[2]

L’Universo 25

Calhoun all’interno dell’Universo 25 il 10 febbraio 1970, 651 giorni dall’inizio dell’esperimento. L’aggregazione dei topi in una sola rastrelliera del cibo nonostante la presenza di altre è un indicatore della “fogna del comportamento” già in atto.

L’esperimento che diede risalto internazionale alla fogna del comportamento fu il cosiddetto “Universo 25”. Anche in questo caso l’habitat fu progettato per eliminare qualsiasi fattore fisico che avrebbe potuto limitare la crescita della popolazione o incidere negativamente sul benessere e l’aspettativa di vita dei roditori.

L’universo aveva la forma di un serbatoio di 2,7 metri quadrati, con mura alte un metro e mezzo circa. Il primo metro era strutturato in modo che i topi potessero arrampicarsi liberamente sulle pareti, senza tuttavia poter scappare; su ogni muro erano saldati 16 tunnel in maglia di ferro, con 4 corridoi orizzontali che li attraversavano da parte a parte, fornendo così 256 ripari in cui costruire altrettanti nidi. Ogni nido era abbastanza grande da ospitare 15 topi.[6] L’habitat avrebbe permesso la sopravvivenza di 3.800 esemplari.

L’habitat veniva pulito ogni 4 settimane, la temperatura era tenuta costantemente intorno ai 20° e persino il rischio di malattie genetiche era stato drasticamente ridotto, selezionando i migliori esemplari dalle colonie del National Institute of Health.

Quattro coppie di topi furono introdotte nell’habitat, e dopo 104 giorni di adattamento, i topi iniziarono a riprodursi, arrivando a raddoppiare la propria popolazione ogni 55 giorni. Tuttavia, trascorsi 315 giorni, il tasso di crescita della popolazione rallentò sensibilmente. La popolazione era arrivata a 600 esemplari.[7] Nonostante cibo ed acqua fossero garantiti in abbondanza, lo spazio iniziò a scarseggiare, e l’habitat si sovrappopolò, facendo sorgere alcune anomalie comportamentali nei topi

I nuovi nati si ritrovavano in un mondo ogni giorno sempre più affollato, in cui vi erano più topi che ruoli sociali. Le posizioni sociali, in seno alla gerarchia dei topi, erano costantemente minacciate. Lo stress di dover difendere il proprio territorio e le proprie femmine da innumerevoli contendenti, portò i maschi alfa ad abbandonare il proprio compito, diventato troppo oneroso.[7] L’assenza di questi ruoli sociali fece emergere comportamenti distruttivi ed antisociali in tutta la colonia, dato che i normali rapporti sociali erano crollati, e con essi l’abilità dei topi di formare legame sociale.

I maschi divennero estremamente aggressivi, arrivando a formare gruppi che attaccavano femmine e piccoli. Altri divennero pansessuali, cercando di avere un rapporto sessuale con qualsiasi topo a disposizione, che fosse stato maschio, femmina, giovane o vecchio.[7] Le femmine, ormai senza più alcuna protezione, si rifugiarono presso i nidi più alti della colonia, a volte radunandosi in alcuni gruppi composti solamente da femmine, ma dovendo sprecare energie per difendere i propri nidi e se stesse, trascurarono i propri ruoli materni, abbandonando la prole a se stessa, o arrivando ad attaccarla.[7] In alcune aree dell’habitat, la mortalità infantile raggiunge il 96%, e vi furono casi di cannibalismo, nonostante non vi fosse alcun bisogno di esso dato che il cibo era ancora ampiamente disponibile per tutti gli esemplari.

A questo punto nell’habitat si formano tre gruppi di topi. I topi più deboli e quelli rifiutati, resistendo fisicamente, ma devastati psicologicamente, cercarono di sopravvivere radunandosi al centro dell’habitat, dove la loro vita scorreva inerme se non con qualche insensato e occasionale atto di violenza contro sè stessi.[6][7] Le femmine rimaste sole cominciarono sempre più migrare nei nidi più elevati, radunandosi in gruppi.[7] Oltre a questi due, emerse anche un terzo gruppo, che Calhoun chiamò “i belli”. Questi topi, mai lasciatisi coinvolgere nelle lotte e mai mostratisi interessati alla riproduzione, erano interessati solo a loro stessi, e lo loro uniche attività erano mangiare, dormire e lisciarsi il pelo. Si distinguevano infatti dagli altri per l’assenza di ferite e per il pelo bianco e lucido.[6] Altrove, nei gruppi maggiori il cannibalismo (pur in presenza di cibo abbondante), il pansessualismo e le esplosioni di violenza continuavano senza sosta. La società dei topi collassò.

Il grafico mostra l’andamento demografico della popolazione di topi nell’esperimento. Le linee tratteggiate indicano le stime fatte dopo il 700° giorno dell’esperimento.

Giunti al giorno 560, la popolazione raggiunse i 2200 individui (contro gli oltre 3500 che Universe 25 poteva ospitare), e al 600° giorno la sua crescita si ferma del tutto. Pochi topi riescono a superare lo svezzamento, ma quel giorno ci furono pochissime gravidanze ma nessun cucciolo sopravvisse.[7]

Anche quando la popolazione ritornò ai livelli iniziali dell’esperimento, non si registrarono nuove nascite. I topi ancora in grado di riprodursi, come “i belli” ed alcune femmine rintanatesi ai livelli più alti della gabbia, avevano perso la capacità sociale di farlo.[7] La colonia quindi si avviò verso l’estinzione. In qualche modo, le cavie avevano smesso di essere topi, incapaci di avere relazioni sociali. Una sorta di prima morte, come fu definita da Calhoun stesso. Una morte sociale che precedette la morte fisica.[7]

Le conclusioni tratte

Quando finì di raccogliere i risultati dell’Universo 25, Calhoun riscontrò che i risultati si sarebbero ottenuti eliminando le cause di morte esogene da qualsiasi gruppo di mammiferi. La riduzione della mortalità per cause naturali culminava nella sopravvivenza di un numero eccessivo di individui perfettamente in grado di ricoprire i ruoli sociali caratteristici della propria specie. Nel giro di poche generazioni tutti gli spazi e i ruoli sono occupati, ma vi sono ancora innumerevoli individui capaci di ricoprire i ruoli sociali già occupati. Questi esemplari giovani quindi lottano contro gli esemplari adulti per prenderne il posto, ma la lotta che ne scaturisce è così violenta da risultare nel totale esaurimento sia dei contendenti che degli adulti. A ciò segue la dissoluzione della normale organizzazione sociale (cioè, le istituzioni).

I giovani nati in queste condizioni vengono rifiutati dalle proprie madri e dagli altri associati adulti. Questo fallimento precoce nel formare legami sociali viene aggravata dall’interruzione dei cicli di azioni a causa delle interferenze meccaniche risultante dall’alto tasso di contatto tra individui viventi in una popolazione ad alta densità. L’elevato contatto frammenta ulteriormente il comportamento a causa della stocastica delle interazioni sociali, che esigono che per massimizzare la gratificazione derivata dalle interazioni sociali, l’intensità e la durata delle interazioni deve essere ridotta in proporzione alla dimensione del gruppo. Esemplari capaci solo dei più semplici comportamenti compatibili con la sopravvivenza fisica emergono in questo processo (la prima morte). La specie dunque si estingue.

Calhoun tentò di spiegare questo declino sotto forma di equazione:[8]

« Mortalità, morte del corpo = seconda morte Drastica riduzione della mortalità = morte della seconda morte = morte al quadrato = (morte)2 (Morte)2 porta al disfacimento dell’organizzazione sociale = morte delle classi dominanti Morte delle classi dominanti porta alla morte spirituale = perdita della capacità di impegnarsi in comportamenti essenziali per la sopravvivenza della specie = la prima morte quindi: (Morte)^2 = la prima morte »

Per Calhoun non c’erano dubbi: non importa quanto sofisticato l’uomo crede di essere, una volta che il numero di individui in grado di ricoprire un ruolo supera largamente il numero di ruoli disponibili,

« L’inevitabile conseguenza è la distruzione dell’organizzazione sociale. Individui nati in queste circostanze sarebbero così distaccati dalla realtà da essere incapaci persino di alienarsi. I loro comportamenti più complessi diventerebbero frammentati.L’acquisizione, la creazione e l’utilizzo di idee appropriate per il sostentamento della vita in una società post-industriale sarebbe impossibile. »

L’influenza culturale

Il periodo in cui Calhoun condusse i suoi esperimenti era segnato da una concreta paura per il sovrappopolamento. La società, già profondamente segnata dalla più sanguinosa guerra dell’epoca moderna, era seriamente preoccupata delle ripercussioni che l’incremento senza sosta della popolazione umana potrebbe avere sulle risorse naturali, ed ecologisti come William Vogt e Fairfield Osborn avevano lanciato i primi allarmi sulla pressione che l’espansione demografica stava avendo sulle risorse di cibo già dal 1948.[6] Inoltre, in quegli anni, iniziò ad emergere la paura della “folla”, dello sviluppo e della crescita incontrollata di esseri umani, anche a seguito di alcuni episodi ben noti all’opinione pubblica, come le rivolte nelle città americane avvenute fra il 1965 ed il 1968, le dimostrazioni nelle università, l’ascesa della cultura della droga, e la risposta apatica dei testimoni dell’omicidio di Kitty Genovese.[9]

Nel gennaio 1960, addirittura il Time dedicò una copertina all’argomento, e nel 1968, Paul Ehrlich pubblicò “The Population Bomb”, altro saggio che suggeriva l’imminente catastrofe mondiale, a causa di guerre provocate dalla limitatezza delle risorse. Il tema raggiunse la massima importanza quando nel 1972 fu pubblicato un rapporto della Rockfeller Commission sulla popolazione degli Stati Uniti, in cui si suggeriva che la crescita senza freno della popolazione dovesse essere rallentata o addirittura invertita.

Tuttavia, il lavoro di Calhoun era differente, perché contrariamente agli ecologisti citati, egli dimostrò, attraverso i suoi esperimenti, che la catastrofe legata al sovrappopolamento non era conseguenza di effettiva scarsità di risorse, ma di mancanza di spazio e di troppe interazioni sociali. Nel fare ciò, Calhoun attrasse gli interessi di antropologi, sociologi e psicologi sociali, interessati ai risultati sulle interazioni sociali. Con la sempre maggiore influenza dei sistemi informatici, la teoria dei sistemi e l’approccio olistico nelle scienze biomediche nell’ambito scientifico generale, i risultati di Calhoun portarono anche ad un nuovo modo di pensare nei progettisti urbani e negli architetti, che cominciarono a progettare soluzioni abitative che coesistessero con le leggi naturali, anziché andare loro contro.[10]

Anche in etologia ed in altre branche dello studio dei comportamenti animali lo studio ed i risultati ottenuti fornirono nuovi strumenti di analisi dei risultati, e stimolò altri ricercatori a compiere ricerche nella direzione dei risultati di Calhoun.[9]

Nella cultura popolare invece, la formula della “morte al quadrato” di Calhoun fu interpretata come estremamente pessimista, al pari delle leggi di termodinamica per un fisico, ed ebbero un profondo impatto sull’opinione pubblica. Lo stesso Calhoun aveva scritto i suoi risultati in una prosa atta a suscitare un’analogia fra i topi e gli esseri umani nel lettore.[7] La descrizione dell’habitat ricordava le idee moderniste ed utopistiche dell’urbanista Ludwig Hilberseimer. Calhoun si riferiva alle dimore dei topi come “blocchi di appartamenti”, o ai topi “belli” come “giovani delinquenti”. Quest’uso dell’antropomorfismo era inusuale per uno scienziato, ma il suo scopo era proprio quello di calare il lettore nell’esperimento. Lo stesso termine “fogna del comportamento” fu usata per evocare uno stato parapatologico della società, una disperazione condivisa, richiamata nel comportamento patologico ed esacerbato dai suoi effetti.

Il termine ebbe così successo da essere poi ripreso dallo scrittore Tom Wolfe in una lamentazione sulla decadenza della città di New York, chiamata “O Rotten Gotham! Sliding Down into the Behavioral Sink”

L’idea influenzò anche la stesura del romanzo Largo! Largo! di Harry Harrison, che successivamente fu trasposto nel film 2022: i sopravvissuti, dove un mondo sovrappopolato e sull’orlo del collasso dove le persone vengono trasformate in cibo. Anche il romanzo di John Brunner, Tutti a Zanzibar! ipotizzò un mondo iperattivo e sovrappopolato. L’esperimento influenzò anche la stesura di Mrs. Frisby and the Rats of NIMH, di Robert C. O’Brien, che fu poi trasposto nel film d’animazione Brisby e il segreto di NIMH.

Tuttavia, nonostante il generale pessimismo legato ai lavori di Calhoun, i risultati volevano anche evidenziare un aspetto positivo.

Fonte: Wikipedia


Postilla mia: non è che siamo troppi, siamo solo troppo accalcati nelle città. Dovremmo deurbanizzare e ripopolare i piccoli paesini praticando agricoltura ed artigianato. Insomma, come nell’alto medioevo.

Non siamo troppi, abbiamo troppa roba inutile, consumistica, al seguito!
Babilonia cadrà prima o poi …

Il mondo: un enorme manicomio! (Paisios del monte Athos)

 

san_paisiosPiù la gente si allontana da una vita naturale e semplice e abbraccia il lusso, più è preda dell’angoscia. E più si allontana da Dio, meno ristoro e riposo riesce a trovare nelle cose che fanno. Siamo perfino arrivati a orbitare attorno alla luna – come una cinghia di un motore che gira inutilmente attorno alla puleggia – perché l’intero pianeta non era capace di contenere la nostra irrequietezza!

Il risultato dei piaceri mondani e dell’indulgenza verso se stessi è l’ansia. Quest’angoscia accompagna l’educazione superficiale che la gente riceve oggi e ogni giorno manda centinaia di persone (inclusi i giovani) in psicoanalisi e in ambulatori di psichiatri. L’ansia è il motivo per cui vengono costruiti nuovi ospedali psichiatrici nei quali vengono addestrati sempre nuovi psichiatri. Molti di loro non credono in Dio né accettano l’esistenza dell’anima. Come possono queste persone guarire le anime umane quando loro stessi sono angosciati? Come possiamo essere consolati veramente se non crediamo in Dio e nella vita eterna dopo la morte? Quando comprendiamo il significato profondo della vera vita, l’angoscia scompare e giunge la consolazione divina e noi siamo guariti. Se qualcuno andasse in un ospedale psichiatrico e leggesse le parole di Isacco di Ninive ai pazienti, quelli di loro che credono in Dio guarirebbero, perché comprenderebbero l’essenza profonda della vita umana.

La gente cerca di trovare pace o con dei tranquillizzanti o con lo yoga. Non cercano, invece, la vera tranquillità colma della consolazione divina. Essa sopraggiunge dopo essere stati resi umili […] Quando vediamo una persona che ha tutto ma che sempre preoccupata, angosciata e triste, è perché le manca Dio. Alla fine, la ricchezza porta alla sofferenza, perché l’essere umano non si sazia mai di beni materiali. La loro è un’afflizione doppia. Conosco persone ricche che, sebbene abbiano tutto ciò che il loro cuore possa desiderare, e non abbiano figli a cui badare, sono comunque depressi. Per loro dormire è noioso, camminare è noioso, tutto è causa di malessere. “Bene”, ho detto una volta a un uomo ricco, “visto che hai così tanto tempo libero, fa’ qualcosa di spirituale! Leggi una delle preghiere delle ore; leggi un brano del Vangelo”. “Non ce la faccio”, mi ha risposto. “Allora”, gli ho detto “fai qualcosa di buono. Vai in ospedale a visitare un malato”. “Perché dovrei fare tutta questa strada, a che serve?” mi ha risposto. “Vai ad aiutare qualche povero del tuo quartiere”. “No”, mi ha risposto “neanche questo mi dà piacere”. Riuscite a crederci che questa persona è depressa nonostante abbia tutto: tempo libero, un mucchio di case ecc.? Sapete quanti sono nella sua stessa situazione? Soffrono in modo atroce tanto da perdere quasi la testa. Che cosa tremenda! […]

La gente è sempre di fretta, correndo da un posto all’altro. Ora deve essere qui, poi lì, poi altrove. Fanno una lista di quello che devono fare per non dimenticarsi. Con tutto questo correre, è già tanto se si ricordano ancora come si chiamano! Non sanno nemmeno chi sono! Come può sapere chi sei se vedi il tuo volto in acque torbide? Dio mi perdoni, ma il mondo è diventato un enorme manicomio! Nessuno pensa più alla vita futura. Tutto ciò che vogliono è sempre più beni materiali. Ecco perché non trovano pace e corrono costantemente da una parte all’altra. Ma, per fortuna, esiste un’altra vita.

Paisios del monte Athos
Elder Paisios of Mount Athos, With pain and love: for contemporary man,
Holy Monastery of Souroti, Thessaloniki, pp. 174-176

Dal Blog Nati dallo Spirito-Spiritualità cristiana Ortodossa

La Quaresima dei Padri del Deserto. – Paolo il Grande.

Deserto

Raccontavano che il padre Paolo passava la Quaresima con una misura di lenticchie e una brocchetta d’acqua. E restava chiuso fino alla festa, occupandosi di un cestino: lo intrecciava e lo disfaceva [1]


[1] Non mangiava, perciò non aveva bisogno di guadagnare; faceva e disfaceva il cestino per non restare ozioso.

Fruttaiuolo, discernimi sto’ puparuolo! Il discernimento del peperone secondo il fruttaiuolo in fondo al vicolo.

peperoni

(Cliente) Fruttaiuò, ma so bbuon sti puparuole. (Fruttivendolo, ma sono buoni questi peperoni?).

(Fruttaiuolo) Eccerto che songo buoni, songo buoni assaje

(Cliente) Ma sono bio?


(Fruttaiuolo) Uardate, certamente!


(Cliente) Ma lo rispettano il “disciplinare” del prodotto bio?

(Fruttaiuolo) Ma che è sto “bio”, nu’ detersivo?

(Cliente) Ehhhh, No, cosa dite. Bio sta per “biologico”, naturale.

(Fruttaiuolo) Intanto avessimo fa nu bellu raggiunamento ncoppa a chello ca dice stu “disciplinare“. (Intanto dovremmo fare  una bella riflessione, ragionamento, su che cosa dice questo disciplinare)


(Cliente) Mah, preciso non mi ricordo, me ne ha parlato un importante signore.


(Fruttaiuolo) Eh, ma ci vulessero le parole precise, magari ci vulesse il registratore con quelle parole arregistrate.


(Cliente) Eh, ma io non avevo il registratore appresso quando ha parlato questo signore.


(Fruttaiuolo) Scusate ggiuvinotto, ma chi era stu’ “signore”?


(Cliente) Eh, chi era, era un importante agronomo esperto che insegna all’Università! Ha detto che loro, tutti professori, hanno studiato anni prima di comporre questo “disciplinare”, che è un importantissimo documento a uso degli esperti delle aziende e non.


(Fruttaiuolo) Ahhhhhh … e io è saccio questi esperti comme scrivono chisti documenti! Sti documenti vanno pigliati più o meno per chello che songo, scartoffie, ausano un linguaggio particularo, songo per gli specialisti del “puparuolo”, ma di “carta”. Non ci va dato una impurtanzia particulara, chisti prufessuri si esprimono dint’ ‘o cuntesto lloro, songo esperti a chiacchiere, non nella pratica. Nella pratica e puparuole e capimme nuje fruttaiuoli.


(Cliente) Cioè, voi dite che nessuno meglio di voi fruttaiuoli è capace di discernere un puparuolo bio da uno non? E che gli agronomi non capiscono un cavolo?


(Fruttaiuolo) Eccerto signore mio caro, eccerto! Propetamento accussi!
Noi fruttaiuoli siamo una cumpagnia di esperti -eh eh, sul campo- dei puparuoli e di tutta la frutta, verdure e ortaggi. Sti’ prufessuri invece capiscono sulo le scartoffie ma nun sanno distinguere l’accio dal petrusino [il sedano dal prezzemolo]
Vi faccio un esempio: vedite chistu finocchio? Chisto è nu’ finocchio speciale, sapuritissimo. E’ stato cultivato alla vecchia maniera biologica, con assai mmerda attorno!

(Cliente) Scusate fruttaiolo, non divagate! Dei finocchi e della merda intorno a essi mi interessa poco!


(Fruttaiuolo) Va bbuono, turnanno a nuje, chisti puparuole, vvo giuro n’coppa all’anima e mammà e papà, songo speciali, super-biologici, tutalmente naturali!


(Cliente) Si, ma il “disciplinare”?


(Fruttaiuolo) Uhhhhhh vuje e stu’ disciplinare! Stu’ “disciplinare è “relativo”, l’hanno scritto sti prufessuri ca nun capiscono manco o sasiccio che patane!


(Cliente) Fruttaiolo, e che modi, contenetevi!


(Fruttaiuolo) Pecchè scusate, sasiccio che patane è vulgare?


(Cliente) No, però l’accostamento … non è dei più felici, già prima la merda e i finocchi, suvvia…


(Cliente) Comunque fruttaiolo: secondo voi ciò che afferma questo “disciplinare” è discutibile?


(Fruttaiuolo) Uardate, io nun o saccio precisamente cosa afferma stu’ disciplinare che andate cianciando -sangue ddo diavolo, ma nu reggistratore appriesso quanno parlavate cu stu prufessore nun vo’ putevate purtà- epperò io mi stongo a chello ca mi diceva la buonanima di papà a pruposito dei puparuoli, e cioè: quanno ‘o puparuolo tene nu bello culore e na bella cunsistenza e l’hai accattato dal campagnuolo che tu canusci, non si mette in dubbio, è un signor “puparuolo”, naturalo assai, “bio” come dicite vuje!


(Cliente) Guardate fruttaiolo, io non voglio mettere in dubbio quello che voi mi dite, ma c’è anche l’opzione di quello che dice il “disciplinare”.

(Fruttaiuolo) Giuvinotto caro, ma songo tre ore ca mi parlate di stu disciplinare, ma manco me dicite, che sangue dda culonna, quale interpretazione ddo puparuolo dice stu’ disciplinare!

(Cliente) Ma voi caro fruttaiuolo dovreste conoscerlo il disciplinare.

(Fruttaiuolo) Ma io nun tengo bisogno di conoscerlo stu’ disciplinare che hanno scritto sti’ “prufessoroni”! La mia non è una valutazione qualsiasi -discernimento come dicete voi- del puparuolo. La mia è una valutazione di un fruttaiuolo esperto sul campo, che discende da una famiglia di fruttaiuoli esperti: la buonanima di mammà e papà facevano i fruttaiuoli, comme pure a bonanema ddo nonno e dda nonna e ddo bisnonno e bisnonna!

(Cliente) Ho capito fruttaiolo. Non mi dite niente, ma non mi avete convinto! Io, questi peperoni, non li compro!

(Fruttaiuolo) Guardate, accattateville! Songo buonissimi! Ve lo dico in nome della mia cuscienzia personale e prufessionale!

(Cliente) Cosa c’entra la “coscienza“, scusi signor fruttaiuolo?

(Fruttaiuolo) C’entra, c’entra! Dongo sempre la priorità alla mia cuscienzia personale come fruttaiolo, e in nome di quella cuscienzia vi dico che sso buone chisti puparuole, pigliateville!

(Cliente) Ahhh, se voi date la priorità alla vostra coscienza, io la do alla mia, e in tutta coscienza i vostri peperoni non li compro!
Arrivederci!

(Fruttaiuolo) Ah no! Niente arrivederci! Nun ce venite cchiù in questo negozio! Ci fate perdere tempo e nun vendiamo niente. La nostra missione di fruttaiuoli è di vendere senza perdere tempo noi nè farlo perdere ai clienti, e di inparare ai clienti la qualità della merce che vendiamo, e coi nostri prodotti renderli felici, il cliente deve essere felice.
Non ci venite più in questo negozio!

(Cliente) Eh e io voglio essere felice, no fesso! A non rivederci più, e teneteveli questi poparuoli fraciti e appezzottati! E imparati il “disciplinare” dei puparuoli!
Zappone, ma chi ti ha fatto “fruttaiolo” vorrei sapere io …

“Gli chiesero: “E’ lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?”. Lui rispose: Non è lecito avanzar domande nè dubbi! Non rispondo! In seguito, gli scribi appartenenti a una setta …” – Dal neo-evangelo secondo Tarallucci e Vino

tarallucci e vino

“Gli chiesero: “E’ lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?”. Lui rispose: Non è lecito avanzar domande nè dubbi! Non rispondo! In seguito, gli scribi appartenenti a una setta[1], scrissero lunghissimi rotoli di finissimo papiro bianco di neo-evangeli[2] a cui cercavano dare la risposta che lui non aveva voluto dare. E per timore che tali scritti andassero perduti, li riposero in vasi di fine porcellana bianca di forma ad U nascondendoli sulle sponde di un ramo di un lago”[3].

Dal neo-evangelo secondo Tarallucci e Vino:

Glosse:
1] Gli studiosi non sono concordi e le notizie sono poche e frammentarie sul fondatore di questa setta e sul nome della setta stessa. Sembra sia ancora nel più strettissimo segreto attiva.

2] I neo-evangeli scritti dai seguaci della setta sono considerati come testi apocrifi, non riconosciuti come canonici a causa loro erroneità e a motivo della appartenenza alla setta degli autori. Non ebbero riscontro positivo tra i fedeli di allora come non lo hanno tra quelli di oggi. Riscuotono successo solo tra gli appartenenti alla setta, che sembra sia ancora attiva nel più segretissimo anonimato.
E’ tuttora un rompicapo irrisolto tra gli studiosi l’origine del particolare tipo di papiro usato: lunghissimi rotoloni, morbidi ma molto resistenti.

3] Il lago si dice sia quello di Tiberiade. Mistero fitto e assoluto sui vasi contenitori (dei lunghissimi rotoloni di papiro) a causa della particolare ceramica bianca e fine, e per l’inusuale e unica forma ad U, larghi nella parte superiore  e assai stretti nella parte inferiore. Si suppone tali vasi venissero chiusi con tavolette in legno, andate completamente distrutte nel tempo per fenomeni naturali di biodegrado.