Nce stamme ‘nu poco zitte. ‘A meglia parola è chella ca nun se dice.

Il blog resta un poco in silenzio, in ossequio al mirabile detto napoletano che insegna che le migliori parole -il miglior parlare!- sono quelle che non si pronunciano!

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Sii ricco soltanto di Dio (Gregorio Nazianzeno)

Tutto nudo devi solcare il mare della vita, e la tua nave non vada pesante sui flutti, destinata, così, a naufragare presto[1].

Pensa alla fredda morte come se fosse sempre presente, e troverai, al suo incontro, la morte meno amara.

Innalza sempre la tua mente, come un tempio, a Dio, affinché tu abbia il Signore all’interno del tuo cuore, come statua immateriale.

Conosci te stesso[2], mio caro, chi tu sia e donde tu venga: così più facilmente tu otterrai la bellezza archetipale[3].

Un giorno ti porta al successivo; chi è leggero è preso dal vortice; ma la mente dell’uomo costante ha un giorno che dura eterno.

Chi confida nelle cose che vanno e vengono confida in una corrente, che mai non si ferma.

Malanno uguale sono, per me, il vivere il parlar scellerato; se tu hai una qualunque delle due cose, tu hai anche l’altra.

È atteggiamento empio, se si è impuri, essere presente ai sacrifici; ancor più terribile è venerare tutte le reliquie dei morti[4].

Non fermarti mai sulla strada delle cose buone[5]:fermarsi significa, per te, scivolare nell’abisso del male, se tu sei uscito dal tuo vizio.

Vede, ma è cieco, colui che non vede la sciagura della sua malvagità; andar dietro alle tracce di una fiera è proprio degli occhi acuti.

Quando hai bisogno di un medico per le tue malattie, se gli tieni nascosi i tuoi mali, non potrai fuggire al doloroso marciume.

Tu hai la parola, io l’azione. Colui che non ha fatto una buona azione, abbia pure l’eloquenza come ambigua alleata.

La sazietà è violenta. Io però voglio, mio caro, che tu abbia questo impegno: la saldezza per l’anima sempre mobile.

Sii ricco soltanto di Dio, e considera tutto il mondo uguale ad una tela di ragno. Tutte le cose degli uomini sono estranee a questa vita: solo la virtù dei mortali vale la pena di essere vissuta.

“Qua venite”, grida a tutti il Logos di Dio, dalla sapienza immortale, “venite alla conoscenza della celeste Trinità”.

Volgete l’animo, o voi, quanti le pure nozze legarono a quel genere di vita[6], a procurare maggior frutto per i torchi celesti[7].

E quante siete state abbracciate dal grande Dio il Logos, vergini spose, offrite ogni cosa a Dio.

Splendore luminoso è colui che vive da solo[8], ma devi distogliere l’animo dal mondo e collocarlo lontano dalla carne.

È empia cosa avere la fede in superficie, e non nel cuore: essa potrebbe facilmente scorrer via. Io voglio una convinzione profonda.

Non avere né una giustizia inflessibile né una prudenza tortuosa. Dappertutto la misura è la cosa migliore.

Sia ben guidata anche l’audacia, ché altrimenti è soltanto audacia, e non è forza. È opera della temperanza essere anche sereni.

Ottima cosa è aprire sempre la mente agli oracoli di Dio: così tu potresti diventare esperto nelle leggi celesti.

Cerca di essere ottimo; cerca di dispiacere a coloro ai quali è bene dispiacere. Se alla malvagità tu arrechi gioia, è un’ignobile fama.

È cosa turpe che colui che è ottimo sia difensore dei malvagi: è come se tu avessi il piede all’interno della malvagità.

L’oro si doma nelle fornaci e l’uomo nobile nei dolori: il dolore è spesso più leggero della mancanza di preoccupazioni.

Facilmente rinnegherebbe il grande Iddio colui che rinnega il proprio padre: riconosci nel tuo genitore il padre della tua pietà.

I vermi consumano ogni cosa: non lasciare le cose tue nemmeno alla tomba; l’onore dell’epitaffio consiste in un nome glorioso.

Abbi rispetto degli stranieri delle nostre parti, ma soprattutto di coloro che hanno lasciato ogni cosa, perché fosse dei morti che non hanno più forze.

Orsù, dunque, abbandonando qui tutto il mondo e le sue preoccupazioni, apri la vela verso la vita celeste.

Compi sempre ottime opere in modo degno di Dio, e la Trinità ti stia a cuore in modo particolare.

Gregorio Nazianzeno
Poesie I, 2, 31 (Sentenze in distici) 
in Gregorio Nazianzeno, Poesie, Città Nuova, Roma 1994, pp. 242-244.


[1] Cioè vivi senza ricchezze, le quali sono destinate a essere perdute in caso di disgrazia. Il motivo del naufragio della vita, per indicare le sciagure che la sconvolgono e che implicano la perdita delle ricchezze e degli onori, era diffuso nella predicazione dei filosofi cinici.

[2] Era la famosa massima incisa sul fronte del tempio di Apollo a Delfi: Gregorio la fa sua, in senso cristiano, anche nell’Orazione 32,21.

[3] Tale espressione si legge anche nell’Orazione 38,13 (Sul Natale).

[4] Una critica al culto delle reliquie dei morti, che si stava diffondendo allora in modo smoderato nel cristianesimo antico, presso le persone incolte e ignoranti.

[5] Una analoga concezione si legge nel prologo della Vita di Mosè di Gregorio di Nissa: il Padre osserva che la virtù, identificandosi con Dio, è infinita, e che pertanto la strada che si deve percorrere nella virtù, è parimenti infinita: fermarsi implica un peccato, perché significa volgersi al peggio.

[6] Cioè la vita verginale, alla quale Gregorio ha dedicato i carmi I, 2, 1-7.

[7] Cf. Is 63,1-6.

[8] Cioè il monaco.

Follia pura! Turbe di “genti … c’ hanno perduto il ben de l’intelletto“. E son contenti, felici, fieri! E nessuno gli dice la “verità”, dolorosa verità: che sono “dolorosamente” dei “morti viventi”!

La gente ha perso Dio.
Ha perso pure ogni contatto con la semplice realtà umana.
E’ terrificante vivere circondati da “morti viventi”. Davvero terrificante!

 

LETTERA APERTA AI PRESIDENTI DELLE CONFERENZE EPISCOPALI (rivolta ai vescovi che prenderanno parte al summit su “la protezione dei minori”)

Cari Confratelli, Presidenti delle Conferenze Episcopali,

Ci rivolgiamo a Voi con profonda afflizione!

Il mondo cattolico è disorientato e si pone una domanda angosciante: dove sta andando la Chiesa?

Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori, un orribile crimine, specialmente quando perpetrato da un sacerdote, che però è solo parte di una crisi ben più vasta. La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa all’interno della Chiesa, promossa da reti organizzate e protetta da un clima di complicità e omertà. Le radici di questo fenomeno evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione.

Si accusa il clericalismo per gli abusi sessuali, ma la prima e principale responsabilità del clero non sta nell’abuso di potere, ma nell’essersi allontanato dalla verità del Vangelo. La negazione, anche pubblica, nelle parole e nei fatti, della legge divina e naturale sta alla radice del male che corrompe certi ambienti della Chiesa.

Di fronte a questa situazione, cardinali e vescovi tacciono. Tacerete anche Voi in occasione della riunione convocata in Vaticano il prossimo 21 febbraio?

Siamo tra coloro che nel 2016 interpellarono il Santo Padre sui “dubia” che dividevano la Chiesa dopo le conclusioni del Sinodo sulla famiglia. Oggi quei “dubia” non solo non hanno avuto risposta, ma sono parte di una più generale crisi della fede. Perciò, Vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa.

Preghiamo lo Spirito Santo perché assista la Chiesa e illumini i pastori che la guidano. Un atto risolutore ora è urgente e necessario. Confidiamo nel Signore che ha promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

Walter Card. Brandmüller
Raymond Leo Card. Burke

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Oltre che in italiano, inglese, spagnolo e francese, la lettera è disponibile in tedesco e in portoghese.

Fonte Originale

Cardinale Gerhard Ludwig Müller: “Manifesto della Fede”.

Manifesto della Fede

«Non sia turbato il vostro cuore!» (Gv 14,1)

Dinanzi a una sempre più diffusa confusione nell’insegnamento della fede, molti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici della Chiesa cattolica mi hanno invitato a dare pubblica testimonianza verso la Verità della rivelazione. È compito proprio dei pastori guidare gli uomini loro affidati sulla via della salvezza, e ciò può avvenire solamente se tale via è conosciuta e se loro per primi la percorrono. A proposito ammoniva l’Apostolo: «A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto» (1Cor 15,3). Oggi molti cristiani non conoscono più nemmeno i fondamenti della fede, con un pericolo crescente di non trovare più il cammino che porta alla vita eterna. Tuttavia, compito proprio della Chiesa rimane quello di condurre gli uomini verso Gesù Cristo, luce delle genti (vedi LG 1). In questa situazione, ci si chiede come trovare il giusto orientamento. Secondo Giovanni Paolo II, il Catechismo della Chiesa Cattolica rappresenta una «norma sicura per l’insegnamento della fede» (Fidei Depositum IV). Esso è stato scritto allo scopo di rafforzare i fratelli e le sorelle nella fede, una fede messa duramente alla prova dalla «dittatura del relativismo»[1].

  1. Dio uno e trino, rivelato in Gesù Cristo

L’epitome della fede di tutti i cristiani risiede nella confessione della Santissima Trinità. Siamo diventati discepoli di Gesù, figli e amici di Dio, attraverso il battesimo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. La differenza delle tre persone nell’unità divina (254) segna una differenza fondamentale nella fede in Dio e nell’immagine dell’uomo rispetto alle altre religioni. Riconosciuto Gesù Cristo, i fantasmi scompaiono. Egli è vero Dio e vero uomo, incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. Il Verbo fatto carne, il Figlio di Dio è l’unico Salvatore del mondo (679) e l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (846). Per questo, la prima lettera di Giovanni si riferisce a colui che nega la sua divinità come all’anticristo (1Gv 2,22), poiché Gesù Cristo, Figlio di Dio, dall’eternità è un unico essere con Dio, suo Padre (663). È con chiara determinazione che occorre affrontare la ricomparsa di antiche eresie che in Gesù Cristo vedevano solo una brava persona, un fratello e un amico, un profeta e un esempio di vita morale. Egli è prima di tutto la Parola che era con Dio ed è Dio, il Figlio del Padre, che ha preso la nostra natura umana per redimerci e che verrà a giudicare i vivi e i morti. Lui solo adoriamo in unità con il Padre e lo Spirito Santo come unico e vero Dio (691).

  1. La Chiesa

Gesù Cristo ha fondato la Chiesa come segno visibile e strumento di salvezza, che sussiste nella Chiesa cattolica (816). Diede alla sua Chiesa, che «è nata dal cuore trafitto di Cristo morto sulla croce» (766), una struttura sacramentale che rimarrà fino al pieno compimento del Regno (765). Cristo, capo, e i credenti come membra del corpo sono una mistica persona (795), per questo motivo la chiesa è santa, poiché Cristo, unico mediatore, l’ha costituita sulla terra come organismo visibile e continuamente la sostiene (771). Attraverso di essa l’opera redentrice di Cristo diventa presente nel tempo e nello spazio con la celebrazione dei SS. Sacramenti, soprattutto nel Sacrificio eucaristico, la S. Messa (1330). La Chiesa trasmette con l’autorità di Cristo la divina rivelazione, «che si estende a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifiche della fede non possono essere custodite, esposte o osservate» (2035).

  1. L’Ordine sacramentale

La Chiesa è in Gesù Cristo il sacramento universale della salvezza (776). Essa non riflette sé stessa ma la luce di Cristo, che splende sul suo volto, e ciò avvenire solo quando il punto di riferimento non è l’opinione della maggioranza né lo spirito dei tempi, ma piuttosto la Verità rivelata in Gesù Cristo, che ha affidato alla Chiesa cattolica la pienezza di grazia e di verità (819): Egli stesso è presente nei sacramenti della Chiesa.

La Chiesa non è un’associazione creata dall’uomo, la cui struttura può essere modificata dai suoi membri a proprio piacimento: essa è di origine divina. «È Cristo stesso l’origine del ministero nella Chiesa. Egli l’ha istituita, le ha dato autorità e missione, orientamento e fine» (874). Ancora oggi è valido l’ammonimento dell’Apostolo secondo cui maledetto è chiunque proclami un altro Vangelo, «anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo» (Gal 1,8). La mediazione della fede è inscindibilmente legata alla credibilità umana dei suoi annunziatori: essi, in alcuni casi, hanno abbandonato quanti erano stati loro affidati, turbandoli e danneggiando gravemente la loro fede. Per loro se realizza la parola della Scrittura: «non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci» (2 Tim 4,3-4).

Compito del Magistero della Chiesa nei riguardi del popolo di Dio è quello di «salvaguardarlo dalle deviazioni e dai cedimenti» affinché possa «professare senza errore l’autentica fede» (890). Questo è particolarmente vero per quanto riguarda i sette sacramenti. La S. Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (1324). Il sacrificio eucaristico, in cui Cristo ci coinvolge nel suo sacrificio della croce, è finalizzato alla più intima unione con Lui (1382). Per questo la Sacra Scrittura ammonisce riguardo alle condizioni per ricevere la santa Comunione: «chiunque mangia il pane o beve il calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore» (1Cor 11, 27), dunque «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione» (1385). Dalla logica interna del sacramento si capisce che i divorziati risposati civilmente, il cui matrimonio sacramentale davanti a Dio è ancora valido, come anche tutti quei cristiani che non sono in piena comunione con la fede cattolica e pure tutti coloro che non sono debitamente disposti, non ricevano la santa Eucaristia fruttuosamente (1457), perché in tal modo essa non li conduce alla salvezza. Metterlo in evidenza corrisponde a un’opera di misericordia spirituale.

Il riconoscimento dei peccati nella santa confessione almeno una volta all’anno è uno dei precetti della Chiesa (2042). Quando i credenti non confessano più i loro peccati ricevendone l’assoluzione, si rende vana la salvezza portata da Cristo, Egli infatti si è fatto uomo per redimerci dai nostri peccati. Il potere del perdono, che il Risorto ha conferito agli Apostoli e ai loro successori nell’Episcopato e nel Sacerdozio, rimette i peccati gravi e veniali commessi dopo il Battesimo. L’attuale pratica della confessione evidenzia come la coscienza dei credenti non sia oggi sufficientemente formata. La misericordia di Dio ci è data, affinché adempiamo i suoi comandamenti per conformaci alla sua santa volontà e non per evitare la chiamata alla conversione (1458).

«È il sacerdote che continua l’opera di redenzione sulla terra» (1589). L’ordinazione, che conferisce al sacerdote «un potere sacro» (1592), è insostituibile perché attraverso di essa Gesù diventa sacramentalmente presente nella sua azione salvifica. I sacerdoti scelgono volontariamente il celibato come «segno di questa vita nuova» (1579). Si tratta della donazione di sé stesso al servizio di Cristo e del Suo Regno che viene. Al fine di conferire validamente l’ordinazione nei tre gradi di questo sacramento, la Chiesa si riconosce vincolata alla scelta compiuta dal Signore stesso, «per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile» (1577). A tale riguardo, parlare di una discriminazione della donna dimostra chiaramente una erronea comprensione di questo sacramento, che non riguarda un potere terreno ma la rappresentazione di Cristo, lo Sposo della Chiesa.

  1. La legge morale

Fede e vita sono inseparabili, poiché la fede senza le opere compiute nel Signore è morta (1815). La legge morale è opera della sapienza divina e conduce l’uomo alla beatitudine promessa (1950). Di conseguenza, la «Legge divina e naturale mostra all’uomo la via da seguire per compiere il bene e raggiungere il proprio fine» (1955). La sua osservanza è necessaria a tutte le persone di buona volontà per conseguire la salvezza eterna. Infatti colui che muore in peccato mortale senza pentimento rimarrà per sempre separato da Dio (1033). Ciò comporta delle conseguenze pratiche nella vita dei cristiani, tra le quali è opportuno richiamare quelle oggi più frequentemente trascurate (cfr 2270-2283; 2350-2381). La legge morale non è un peso ma fa parte di quella verità liberatrice (cfr Gv 8,32) attraverso la quale il cristiano percorre la via della salvezza e non deve essere relativizzata.

5. La vita eterna

Molti si chiedono oggi per quale motivo la Chiesa esista ancora se gli stessi vescovi preferiscono agire da politici piuttosto che da maestri della fede proclamare il Vangelo. Lo sguardo non deve soffermarsi su questioni secondarie, ma è più che mai necessario che la Chiesa si assuma il suo compito proprio. Ogni essere umano ha un’anima immortale, che alla sua morte si separa dal corpo,però con la speranza della risurrezione dei morti (366). La morte rende definitiva la decisione dell’uomo a favore o contro Dio. Tutti devono affrontare il giudizio personale subito dopo la morte (1021): o sarà necessaria ancora una purificazione oppure l’uomo andrà direttamente verso la beatitudine celeste e gli sarà permesso di contemplare Dio faccia a faccia. Esiste però anche la terribile possibilità che una persona, fino alla fine, resti in contraddizione con Dio: rifiutando definitivamente il Suo amore, essa «si dannerà immediatamente per sempre» (1022). «Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi» (1847). L’eternità della punizione dell’inferno è una realtà terribile, che – secondo la testimonianza della Sacra Scrittura – riguarda tutti coloro che «muoiono in stato di peccato mortale» (1035). Il cristiano attraversa la porta stretta, «perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano» (Mt 7,13).

Tacere su queste e altre verità di fede oppure insegnare il contrario è il peggiore inganno contro cui il Catechismo ammonisce vigorosamente. Ciò rappresenta l’ultima prova della Chiesa, ovvero «una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia della verità» (675). È l’inganno dell’Anticristo, che viene «con tutte le seduzioni dell’iniquità, a danno di quelli che vanno in rovina perché non accolsero l’amore della verità per essere salvati» (2Ts 2,10).

Appello

Come lavoratori nella vigna del Signore, noi tutti abbiamo la responsabilità di ricordare queste verità fondamentali aggrappandoci a ciò che noi stessi abbiamo ricevuto. Vogliamo dare coraggio per percorrere la via di Gesù Cristo con determinazione, così da ottenere la vita eterna seguendo i Suoi comandamenti (2075).

Chiediamo al Signore di farci conoscere quanto è grande il dono della fede cattolica, attraverso il quale si apre la porta alla vita eterna. «Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi» (Mc 8,38). Pertanto ci impegniamo a rafforzare la fede confessando la verità che è Gesù Cristo stesso.

L’avvertimento che Paolo, l’apostolo di Gesù Cristo, da al suo collaboratore e successore Timoteo è rivolto in modo particolare a noi, vescovi e sacerdoti. Egli scriveva: «Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero» (2Tm 4,1-5).

Possa Maria, Madre di Dio, implorarci la grazia di aggrapparci alla confessione della verità di Gesù Cristo senza vacillare.

Uniti nella fede e nella preghiera

Gerhard Cardinale Müller

Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede dal 2012-2017

 

[1] I numeri nel testo si riferiscono al Catechismo della Chiesa cattolica.

FONTE

Il Documento sulla “fratellanza umana” firmato dal papa ad Abu Dhabi contiene quella che “tecnicamente” potrebbe essere considerata una eresia: “Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani.” Tecnicamente questa potrebbe essere considerata una eresia! E cozza contro ogni più elementare logica!

Premessa fondamentale: anche il SATANISMO è una RELIGIONE a tutto gli effetti. I “Satanisti” credono in Satana quale spirito “divino”, hanno i loro sacerdoti, i loro credenti in Satana e svolgono il loro Rito, si dice, addirittura con “Ostie Consacrate”. Fine premessa che già la dice lunga…


Sconcertante che il papa abbia potuto sottoscrivere questo concetto:

Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani.

Questa “novità-poichè di novità si tratta, in quanto non ha radice alcuna nè nella Scrittura e nè nella Tradizione- è contenuta nel Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato dal papa ad Abu Dhabi.
ASSOLUTAMENTE SCONCERTANTE! 
Assolutamente sconcertante poi, il fatto che il papa affermi, sul volo di ritorno dall’aereo, che tale documento sia stato letto ed approvato dal “teologo della Casa Pontificia. Sconcertante!

Cioè io dovrei credere, secondo il papa, che la “sapiente volontà divina” ci ha creati per “la diversità di religione“?
A me questa risulta una “novità” che non ha radice alcuna nè nella Scrittura e nè nella Tradizione. E da quel che ne so, nella religione cattolica non si possono introdurre novità che non appartengono al patrimonio di fede, scritturistico e della Tradizione; introdurre “novità” in ambito teologico potrebbe essere considerato “tecnicamente”, con l’occhio freddo della teologia, che non ammette “novità“, una eresia. Si possono dire cose vecchie in modo nuovo questo si, ma “novità” non se ne possono introdurre.

E Gesù Cristo -che è Dio, Seconda Persona della Santissima Trinità- che è venuto a fare a morire sulla Croce?

E che ne facciamo caro papa del Vangelo che afferma:

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.”

E che ne facciamo caro papa del Vangelo che afferma:

“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.”

Cestiniamo Nostro Signore Gesù Cristo ed il Vangelo? Ma caro papa, io non metto la mia Fede nè la mia ragione sotto i miei piedi e le calpesto!

Se usiamo la semplice ragione e la logica applicata a quella frase, Dio ci ha creati rallegrandosi del fatto che poi sarebbe venuto Maometto e si è fatto l’Islam( Con relativi massacri tra cristiani e musulmani)?
Rallegrandosi che sarebbe venuto Lutero e vai col luteranesimo (con relativa guerra dei Trent’anni e massacri tra luterani e cattolici)? E cosi via per Buddismo animismo etc.

Ma quello che sconcerta è che il papa dovrebbe sapere che:

ANCHE IL SATANISMO E’ UNA RELIGIONE! A TUTTI GLI EFFETTI UNA RELIGIONE! Credono in Satana quale spirito “divino”, hanno i loro sacerdoti, i loro credenti in Satana e svolgono il loro Rito, si dice addirittura con “ostie consacrate”. Ma ci rendiamo conto della assurdità della affermazione!

Cioè Dio ci ha creati per la diversità di religione con i relativi satanisti che, si dice in giro, compiono il loro culto utilizzando Particole Consacrate? 

La gente dice argomenti, confutazioni. Ma quali argomenti e confutazioni

qui si è perso “lo ben dell’intelletto”!

Qui si è perso il più elementare senso teologico, si è persa ogni elementare logica. La ragione si è andata a nascondere dalla vergogna di sentire certe “novità, che tecnicamente, con il freddo occhio della teologia èptrebbe essere considerata eresia, spacciate per conquiste!

Cioè il papa confonde, scambia, l’elementare concetto della “tolleranza religiosa” e della “libertà religione” concetti già definiti, con questa assoluta novità: “Il pluralismo e le diversità di religione … sono una sapiente volontà divina”?

Cioè si scambiano i più elementari fischi per fiaschi?


B
asta!Basta! Basta! Si rientri nei ranghi, e la si smetta di mischiare il grano col loglio! Fatelo per cortesia, fatelo per carità…

 

Crocevia: il sito “cattolico” dove ogni invito al buonsenso e addirittura alla “cortesia sorella della carità” sortisce alcun effetto.

Sappi, frate carissimo, che la cortesia è una delle proprietà di Dio, il quale dà il suo sole e la sua piova alli giusti e alli ingiusti, per cortesia: ed è la cortesia sirocchia della carità, la quale spegne l’odio e conserva l’amore.
Fioretti di San Francesco Capitolo XXXVII  [FF 1871]


Dunque, da dove cominciare? Un poco mi scoccia scrivere questo post, ma ritengo doverlo fare poichè altrimenti mi scocciano certi atteggiamenti specie quando coperti da un certo alone di insincerità.
Di cosa parlo: del sito “cattolico” Crocevia. Mi limito ai fatti dettagliandoli e corredandoli delle foto alquanto evidenti.

1)In prima mattinata, non ricordo l’ora, credo verso le 10:30 circa posto un commento sul detto sito, commento che ricordo per sommi capi ma che non posso riportare in quanto non faccio solitamente copie dei miei commenti.
Alle ore 11:31 compare questo post del moderatore Simon de Cyrène diretto al mio indirizzo @Ubi di cui allego la foto (click col destro del mouse e apri in una nuova scheda per ingrandire):


Come si evince chiaramente il post è diretto a me @Ubi. Sinceramente la cosa mi indispettisce. Ovviamente non mi indispettisce la mancata pubblicazione di un mio commento -che non è verbo divino- ma il fatto che si facciano affermazioni “pubbliche” su di un mio commento che agli altri utenti è sconosciuto, quelli che vedono la discussione non lo conoscono.

2)Scrivo un nuovo commento dove, appellandomi in nome della “cortesia sirocchia della caritàesprimo delle richieste al moderatore che vengono puntualmente disattese. Ma per i “cattolici” questa cortesia sorella della Carità che valore ha? Riporto il testo del commento:

Scusami Simon, io non voglio entrare nel merito dei giudizi che esprime un moderatore.
Però, abbi pazienza ci dobbiamo capire e ti devi sforzare un poco “fratello” caro: io riprendo quanto dice un commentatore poichè lo condivido, e ci faccio un ragionamento sopra abbastanza sintetico, che mi sembra rientri in tutti i canoni previsti dalla moderazione, e che in quanto tale può essere pubblicato! Ed infatti il mio intervento, pur condividendo quella affermazione, che continuo a ritenere “tecnicamente corretta” vista con l’occhio freddo del teologo, la “depotenzio” con un breve e alquanto argomentato ragionamento, e anche questo sembra rientri perfettamente nei quattro canoni posti dalla moderazione.
Ora, che devo dimostrare?
Credo niente. Penso una cosa? La dico!
Ora, e qui non è che voglio dirti quello che dovresti fare, ma quello che credo il buon senso suggerisca: si pubblica il commento e poi, giustamente, in quanto tu moderatore mi chiedi conto della mia affermazione e del fatto che “parte da un assioma non dimostrato” e non viceversa.
Poichè con il “viceversa” tu mi stai chiedendo di pensare secondo il tuo pensiero e non secondo il mio.
Poi io che scrivo mi assumo sempre piena responsabilità.
Inoltre il commento e chi lo ha fatto una volta pubblicato è “esposto” al giudizio di chi lo legge.
Ora perdonami la franchezza, ma tu sembra che con me giochi a rimpiattino.
Sii chiaro: commenta solo chi ti fa piacere? I commenti ti devono piacere? Ti sto sulle palle?Qualcun altro ti sta sulle palle?
SII chiaro, ma soprattutto sii onesto con i commentatori. Io sono stufo di questa cosa.
Che fine ha fatto il commento mio? Io non me ne faccio copie dei commenti?
Vuoi che faccia i commenti che piacciono a te? Non se ne parla proprio caro Simon!
Vuoi che si rispettino le regole? Ne hai il diritto, come io ne ho tutto il dovere di rispettarle. Ora il problema è questo: sono certo che in quel commento ho rispettato tutte le regole previste dai “quattro comandamenti”! Come la mettiamo?
Altro problema? E’ giusto che questo commento lo legga ora solo tu e non vada pubblicato: come farai a rispondermi?
Tutti leggeranno la tua risposta e non il mio commento!
Alla fine cosi tutti si fanno l’idea di quel che tu dici, mentre nulla sa nessuno di cosa ha detto Ubi.
E siamo daccapo.
Ecco allora il buon senso: pubblica, poichè ciò che affermo -e poi depotenzio- è stato già affermato da altri ed è li in bella mostra.

Rispondimi privatamente, perche regola di buon senso, almeno secondo me è questa, dove c’è discussione non pubblica (manca il mio commento) tra moderatore e commentatore la cosa va regolata “privatamente”. Ti chiedo anche cortesemente di cancellare la tua risposta al mio commento non visibile.
Gradirei, cortesemente che la cortesia è sorella della carità secondo San Francesco, essere esaudito nelle mie richieste:
1) Non rendere visibile questo mio commento
2) Cancellazione del tuo commento che risponde a un mio non visibile
3) Regolazione “privata” -non pubblica- di eventuali problemi inerenti la moderazione.

La mia mai, come già ampiamente comunicato col vostro sito è *********************

Cordiali saluti.

3) Per tutta risposta il moderatore Simon cosa fa? Cambia il testo del suo commento come potete vedere in foto ancora presente all’ora che sto scrivendo, intestandolo a “un utente“, cosi, generico. E quelli che han letto prima son dei fessi? La foto:


Come si vede in foto l’intervento intestato prima a me viene indirizzato ad “un utente” generico. E la “cortesia sirocchia della carità” che fine ha fatto? Ci voleva tanto a cancellare il commento? E perche questi “magheggi”? Prima la gente ha letto un commento a me indirizzato e ora divento “un utente”…

 

4) Riscrivo un nuovo commento, dai toni leggeri e scherzosi, però reiterando la richiesta alla “”cortesia sirocchia della carità” … ma che non sortisce effetto e che riporto interamente:

Ora Simon, giochiamo al segreto di pulcinella?
Fino a pochi minuti fa era scritto in bella mostra -sul tuo commento che hai corretto- che l’intervento era mio @Ubi.

Ora hai cancellato ciò che tutti hanno letto! E rigiochiamo a rimpiattino…
A me che non mi si pubblichino o mi si cancellino i commenti, non ho mai protestato. Ho fatt presente che fate perdere tempo e fatica, ma mai protestato!
Che fai lo cancelli il tuo intervento che nasconde il segreto di pulcinella o pubblichi il mio?
E nemmeno alla “cortesia sorella della carità” di cancellare il tuo commento ti fa leva nel cuore?
Simon e faccela questa carià a Ubi tuo!!!

Insomma, col moderatore “cattolico” Simon de Cirène” appellarsi alla “cortesia sirocchia della carità” è perfettamente inutile, non sortisce effetto alcuno!

4) Riscrivo… chiedendo “per piacere e per cortesia” … :


Ma nè “per piacere” e nè “per cortesia“sortisce effetto alcuno.

Conclusione: a me scrivere ‘ste cose non fa piacere, però l’ho fatto per correttezza verso me stesso e verso chi possa leggere.

Sempre nell’attesa di ricevere il testo del mio commento per poterci discutere sopra….

Aggiornamento: alle ore 16 50 ulteriore richiesta al moderatore sempre non esaudita.
Non mi resta che fargli i miei migliori complimenti!