La santa che pregando in latino “sgangherato e raffazzonatissimo” otteneva grandi Grazie da Dio. (Ad edificazione di quelli un po’ “sciocchi” nelle cose della Fede).


Chi è la santa di cui si racconta? Mano alle agiografie e, bravo chi indovina!

Una giovane fanciulla, che tanto amava Dio e Gesù, da Egli fu vocata ad entrare in un monastero di clausura per dedicarsi alla contemplazione di Colui che ella amava, ed alla preghiera. La giovane fanciulla era poverissima e ignorante; per la sua povertà, dovette provvedere il vescovo alla dote richiesta per entrare in Monastero. Entrata in monastero, la badessa per saggiarne la sincerità dell’effettiva vocazione e dell’umile semplicità di cui faceva apparenza, la dedico ai lavori più umili e faticosi, riprendendola duramente a volte per errori non commessi, umiliandola sempre con l’intento di saggiarne le effettive virtù (Omne, quod tibi applicitum fuerit, accipe et in dolore sustine et in humilitate tua patientiam habe, quoniam in igne probatur aurum et argentum, homines vero receptibiles in camino humiliationis. [Sir 2, 4-6]). Anche qualche altra novizia e qualche monaca spesso la maltrattavano o la prendevano in giro per la sua semplicità e per la sua ignoranza. La ragazza sopportava con eroica semplicità d’animo, offrendo le sue umiliazioni a Dio, a Gesù, per la edificazione e la salvezza delle anime che sono nel mondo; e per accellerare il transito delle anime che appartengono ancora alla Chiesa Purgante (le anime del Purgatorio) alla Chiesa Trionfante (Santo Paradiso). Passò il tempo dovuto e la ragazza venne finalmente ordinata monaca. Il suo amore per Gesù, e per le anime dei peccatori per le quali incessantemente pregava e si sacrificava era sconfinato e, soprattutto, sincero e puro. La monaca, quest’anima umile e pura, con la sua preghiera incessante e col suo continuo sacrificarsi – a sua insaputaotteneva la conversione di molti peccatori e la continua liberazione delle anime del Purgatorio in numero sì grande!
Il Demonio, invidioso, nemico del genere umano e omicida fin dal principio, era furente, bollente di rabbia contro quest’anima pura che con la sua preghiera, i suoi sacrifici e umiliazioni sopportate con eroico candore ed umiltà, otteneva dal Signore di sottrargli dalle  malvagie grinfie interi stuoli di anime. La monaca inoltre otteneneva beata consolazione dalla sua preghiera.
Fu cosi che l’infame nemico del genere umano ingegnò di tentare e far cadere questa semplice anima la cui somma virtù era l’umile semplicità, con diabolico stratagemma nel vizio opposto: la vanagloriosa presunzione.
E il diabolico nemico delle anime vi riuscì!
Del come e del perchè vi riuscì vi raccontiamo, dovendo però anticiparvi un antefatto fin qui ben taciuto:
la ragazza prima di entrare in monastero, aveva già appreso le preghiere in famiglia e, devotissima, nel frequentar Messa, in Chiesa. Solo che a motivo della umile ignoranza delle cose delle lettere, le aveva apprese in un latino distorto, sgangherato e raffazzonatissimo. E in tale modo aveva sempre provveduto a bisbigliarle. Eppure la preghiera di quest’anima umile e pura, pur fatta in un latino distorto, sgangherato e raffazzonatissimo era graditissima a Dio.
La ragazza mai si era data pena, anche una volta entrata in monastero, di imparare e recitare le orazioni in un latino corretto: presa come era dalla enorme devozione e fervore le recitava nel modo precedentemente imparato,  anche per una sua limitatezza nell’apprendimento. Di ciò era da sempre stata fatta oggetto di scherno dalle novizie e dalle consorelle in monastero, senza però mai badarvi più di tanto, a motivo, come già detto, della sua umile semplicità e del fervore nella cosa già acquisita.

L’astuto tentatore, provvide ad insinuarle questo pensiero, parlando interiormente a lei, come voce di Angelo di Luce:
Dilettissima ******, tu preghi tanto e ti sforzi, ma di cosa dici nelle tue preghiere il Signore non capisce niente, e perciò non le esaudisce (padre della menzogna è il Demonio, il Signore le esaudiva, eccome!); nemmeno una parola corretta del Pater dell’Ave (il nome della Beatissima Vergine Maria è impossibile da pronunciare per il Demonio) e del Gloria  riesci a pronunciare, come vuoi che lui ti ascolti? Impara per bene le preghiere in latino e recitale correttamente: dimostrerai alle tue consorelle che non sei la zotica ignorante qual ti qualificano, e così, il Signore ti ascolterà!“.
Quest’anima ingenua e candida fu ingannata dal maligno nemico, che con la sua astuzia fece leva sul suo fervore la sua pietà e, soprattutto, sui suoi  santi intenti: l’amore del Signore e la salvezza delle anime, per ottener le quali si risolse a fare come l’astuto ingannatore aveva suggerito.
Il di seguente, compiuti i propri doveri, appena ebbe l’occasione di poter parlare con la badessa, la informò del suo fermo proposito di voler imparare compiutamente le orazioni in latino, chiedendo che fosse la badessa stessa ad insegnargliele. La badessa acconsenti volentieri. E fu cosi che la ragazza prendendo lezione dalla badessa, imparo a recitare perfettamente, in latino accademico, tutte le orazioni. Così inizio la disavventura per questa anima candida ingannata -temporaneamente- dal maligno.
La monaca ******* pregava e pregava, con un latino accademico, ma non otteneva alcuna consolazione. Iniziò a raddoppiare le sue preghiere, ma nulla. Allora aggiunse ulteriori sacrifici, digiuni, penitenze e mortificazioni alle sue preghiere, ma nulla, la sua anima non riceveva consolazione. Imperterrita triplicò la sua preghiera e aumentò ancora più sacrifici, digiuni, penitenze e mortificazioni, ma nulla: il silenzio di Dio si faceva ancora più assordante e la mancanza di consolazione continuava.
Passò anni e anni a far ciò!
La badessa la vide sfinita e le chiese: ” ******* cosa posso fare per il fatto che ti vedo sfinita, cosa c’è che non va?“. La monaca approfittò  per chiedere di essere esonerata dalle incombenze dei lavori del convento , pensando di dedicarsi ancor più incessantemente alla preghiera, e ottenne questa concessione dalla badessa.
Si recò nella sua cella, si inginocchiò innanzi al Crocifisso, e inizio a recitare le orazioni stando ancora più attenta alla pronuncia corretta del latino. Le recitava lentamente, a voce alta, in modo perfetto, in un latino degno del migliore accademico. Stette cosi a recitare le orazioni -con pronuncia da maestro d’Accademia– due giorni e due notti di continuo, ma nulla: nessuna consolazione, solo il più profondo, assoluto silenzio di Dio!
Esausta, cadde svenuta! Si riprese dopo tempo e, piangente, si inginocchio di nuovo, guardando fissa verso il Crocifisso, nell’attesa di quella consolazione che da tanto le mancava ed esclamando: Signore perchè mi hai abbandonata? perchè per tutto questo tempo mi stai tacendo? Perchè non provo più consolazione? Non ho recitato in latino perfettissimo le preghiere?.

Al Divin Redentore amante di quell’anima semplice e candida, pia e fervorosissima, piacque por fine alla prova.
E la voce –quella del vero Maestro, vero Pastore delle anime–  parlò interiormente alla monaca:
******** Dilettissima figlia mia, non ti ho mai abbandonato nè mai ti abbandonerò. Ho permesso che fossi messa alla prova e nella prova hai mostrato la tua integrità e il tuo fervore. E’ stato il nemico maligno a suggerirti di imparare compiutamente, in latino accademico le orazioni, tentandoti nell’umiltà. E quando ti sei risoluta a farlo sei caduta, pur nell’ingenuità dettata dall’amore, nella vanagloria, nella presunzione che per essere esauditi bisogna recitare in un latino accademico le preghiere. Certo, pur quello potrebbe contare o conta, ma più di tutto conta la Fede e la purezza, il fervore dell’intenzione, non certo quella della pronuncia, la pronuncia è solo un di più. Quando bisbigliavi umilmente le preghiere in latino sgangherato e raffazzonatissimo mi eri più gradita, poichè era il frutto degno del fervore e della semplice umiltà per cui ti ho maggiormente amata e vocata. Tu sai benissimo, dilettissima figlia mia, che ho pronunciato io “In illo tempore respondens Iesus dixit: “ Confiteor tibi, Pater, Domine caeli et terrae, quia abscondisti haec a sapientibus et prudentibus et revelasti ea parvulis. Ita, Pater, quoniam sic fuit placitum ante te” [Mat. 11, 25-26].
E sai bene anche che “elegit Deus, ut confundat sapientes, et infirma mundi elegit Deus, ut confundat fortia, et ignobilia mundi et contemptibilia elegit Deus, quae non sunt, ut ea, quae sunt, destrueret, ut non glorietur omnis caro in conspectu Dei” [1Cor 1, 26-29] .
Quando bisbigliavi le preghiere in latino sgangherato e raffazzonatissimo, la tua attenzione e il tuo amore era solo su di me, e su quelle anime per le quali pregavi. Con l’inganno del maligno la tua attenzione si è spostata solo sulla pronuncia del latino.
Dilettissima figlia mia prega secondo il tuo cuore e le tue capacità, pregami con e per amore, pregami con fervore, come tu sai, come tu vuoi, come meglio puoi! Cerco anime pie che mi amino e intercedano per i peccatori, non accademici del latino…

La monaca si riebbe dal dolce, mistico rapimento di quella locuzione interiore, felicissima che il Signore l’avesse consolata e sottratta alla prova, rivelandole il demoniaco inganno. Si alzò, prese il catino e si lavò il viso.
Si inginocchiò di nuovo, col volto radiante di gioia, verso il Crocifisso e inizio, stavolta a voce alta, a recitare le orazioni nel latino sgangherato e raffazzonatissimo che aveva usato fin da bambina:
non aveva nemmeno terminato il primo Pater Noster che molte anime furono liberate dal Purgatorio e salirono al Santo Paradiso; e tantissimi peccatori ottennero la conversione…

Grande è la potenza della preghiera fatta con Fede, amore e fervore, pur se la lingua è un latino “sgangherato e raffazzonatissimo”…



Ce ne sta da meditare gente, ce ne sta…

P.S. Se qualcuno si riconoscesse nello “sciocco”, non se la prenda (inutile invece che faccia questo avvertimento ai troppi presuntuosi, mal vi incolga); anzi, lo prenda come un utile avvertimento.
Gli “sciocchi” sono i prediletti, i più ricercati dal Demonio, poichè è solito usarli qual cavalcatura (i presuntuosi invece sono il terreno che calpestano gli sciocchi con in groppa il Demonio, peggio ancora)…

Siate umili, ragionate prima di sparar cazzate (perdonatemi il francesismo…) sul latino, e sul latino raffazzonato o maccheronico o ad capocchiam che dir si voglia con cui pregavano i vecchi, e tra questi tanti santi, conosciuti e non, deridendolo (e quindi deridendoli di riflesso) …
Era gente che pregava con Fede, cari sciocchi nanetti spara-ripeti-cazzate a mitraglia (perdonate l’ulteriore francesismo espresso con la parresia di cui solitamente si fregia questo blog…). E otteneva Grazie da Dio, roba che voi oggi manco chiedete, talmente siete persi nella dimensione esclusivamente orizzontale ed ideologica delle “cose di fede” (in realtà cose di chiesa, che tradotto ancor meglio per voi è: cose di politica ecclesiastica; ulteriore traduzione: cose di politica…)

A Dio si arriva anche con la Ragione (sempre che non sia ottenebrata dall’ideologia, e voi siete purtroppo troppo ottenebrati)…

Benedetto XVI, Papa Emerito, parla e scrive. C’è chi “je rode” che parli e c’è chi gode. Io godo triplo: perchè Benedetto “parla” e perchè a certi “je rode …“. Il terzo motivo di godimento è una notazione tutta francescana sul Papa Emerito.

Il Papa Emerito -questa è l’esatto status di Benedetto XVI! ; se ne facciano una ragione 🙂 – ha scritto (detto), nuovamente, di Liturgia. Ha scritto (che vuol dir “detto”) la prefazione al libro del Cardinale Sarah “La Forza del Silenzio”.

Ecco cosa ha scritto (detto) il Papa Emerito Benedetto XVI:

Anche per la Liturgia, come per l’interpretazione della Sacra Scrittura, è necessaria una competenza specifica. E tuttavia vale anche per la Liturgia che la conoscenza specialistica alla fine può ignorare l’essenziale, se non si fonda sul profondo e interiore essere una cosa sola con la Chiesa orante, che impara sempre di nuovo dal Signore stesso cosa sia il culto. Con il cardinale Sarah, un maestro del silenzio e della preghiera interiore, la Liturgia è in buone mani.

Il “vero maestro ha parlato!

Sul fatto poi che a certi “je rode…” a ‘mbè, sono felice come una pasqua.

Veniamo alla notazione “francescana“.
La frase di Benedetto XVI Papa Emerito: “la conoscenza specialistica alla fine può ignorare l’essenziale, se non si fonda sul profondo e interiore essere una cosa sola con la Chiesa orante, che impara sempre di nuovo dal Signore stesso cosa sia il culto”
agli occhi ed alle orecchie di chi non è a digiuno di “cose francescane” non può che fare immediatamente pensare alle parole del Serafico San Francesco:

veri maestri sono coloro che mostrano la loro condotta al prossimo con le opere buone, con mansuetudine di scienza, perché tanto l’uomo sa quanto opera e tanto è sapiente quanto ama Dio e il prossimo; un religioso poi tanto è buon oratore, quanto lui stesso, fedelmente e umilmente compie le cose buone che intende“.

E ora lasciatemi a godere del “rodimento” altrui …
(Che non è molto francescano, ma da’ grosse, grossissime soddisfazioni… 🙂 🙂 🙂

Benedetto XVI grande maestro di Fede e di Dottrina.

Benedetto XVI grande maestro di Fede e di Dottrina.

L’autore di questo blog si rifà ai suoi insegnamenti, al suo esempio di fede. Non nascondo di sentire la mancanza, addirittura il bisogno, di ascoltare una sua Omelia, un suo discorso; del vederlo inginocchiato in Adorazione innanzi al Santissimo Sacramento, della sua perizia nella Liturgia, delle sue perfette “diagnosi” dei mali della Chiesa e delle sue azzeccatissime “prognosi“. Dei discorsi a braccio brillanti e coerenti. Della sua prudenza nell’esprimersi, della minuziosa citazione delle fonti, dei documenti dottrinali vincolanti.
Soprattutto mi manca il suo “coraggio” della “Verità“.

In una Chiesa oggi affetta da nanismo teologico, dottrinale e intellettuale nazional-popolare dal sapore populistico -per non parlar dei don Abbondio quanto a coraggio!- è di gente come lui che abbiamo bisogno.

Mi consola il fatto che i “demolitori” non potranno assolutamente spostare la “pietra di fondazione“, e che saranno loro stesso “demoliti” e la “Chiesa” verrà ricostruita magnifica più di prima; il suo volto coperto di polvere sarà lavato, il suo vestito strappato ricucito, il suo mantello ritroverà la sua bellezza singolare e le sue scarpe infangate saranno ripulite e si mostreranno onice brillante qual sono!

 

13 Maggio 2017 – Centenario delle Apparizioni di Fatima


Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa.
(Papa Benedetto XVI – Viaggio Apostolico in Portogallo- Omelia 13 Maggio 2010 )

Altri articoli utili:

13 Maggio – Beata Vergine Maria di Fatima

13 Maggio 1917 : Prima apparizione di Nostra Signora di Fatima

Fatima e il Terzo Segreto

13 Ottobre 1917: Ultima apparizione di Nostra Signora di Fatima -Miracolo del sole-

Maggio Mese mariano – Il mese di Maria con la recita del Santo Rosario – Il mese di maggio dedicato a Maria

Si avvicina il mese di maggio, mese tradizionalmente  dedicato a Maria.
La venerazione a Maria porta sempre frutti di abbondanti grazie spirituali. Celebrare il mese di maggio pregando Maria, particolarmente attraverso la recita del Santo Rosario, significa rivolgersi a colei che più da vicino vive con il Signore e mentre a noi parla di Lui, a Lui parla di noi. La pia pratica della preghiera del Rosario è stata sempre amata dai santi e dai pontefici.

S. Alfonso Maria de’ Liguori faceva dipendere la salvezza della sua anima da questa pratica.
S. Pio da Pietrelcina recitava incessantemente il rosario. Si trattava di un rosario vivente e continuato.
Cosi anche Papa Giovanni Paolo II, il cui motto “Totus tuus” venne estrapolato dal Pontefice dal “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine” di San Luigi Maria Grignion: «Tuus totus ego sum, et omnia mea tua sunt» («Sono tutto tuo, e tutto ciò che possiedo appartiene a te»).

Alla recita di questa preghiera sono legate 15 Promesse Solenni, Indulgenze benedizioni e benefici.

Altri articoli utili:

Come si recita il Santo Rosario

Meditazioni per il mese di maggio

Supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei

13 Maggio 1917 : Prima apparizione di Nostra Signora di Fatima