La Chiesa del PARADOSSO avanza a tutta velocità!

Santa caterina da Siena La Chiesa del paradosso avanza a tutta velocità. E’ di ieri quest’altra trovata paradossale. Leggo da News.va che il papa -sigh- ha istituito: “una Commissione speciale di studio per la riforma del processo matrimoniale canonico, con l’obiettivo di “semplificarne la procedura, rendendola più snella e salvaguardando il principio di indissolubilità del matrimonio“. Mi chiedo come può una procedura semplificata e più snella raggiungere correttamente l’obbiettivo che alla fine si pone: l’accertamento della verità! Si signori, l’accertamento della verità!

Come qualsiasi tipo di processo sia in ambito ecclesiastico che statale, anche il processo di nullità del matrimonio canonico ha un obiettivo ben preciso e definito: l’accertamento della verità, per il cui raggiungimento intervengono più soggetti a vario titolo e funzione, attraverso un articolato itinerario processuale.

Incredibile, paradossale, per mutuare dei semplici paragoni dalla vita quotidiana, per capirci facilmente, sarebbe come se: volessimo ottenera la sicurezza della pace aumentando gli armamenti… O come voler diminuire gli incidenti stradali aumentando la velocità… O andare in moto più “sicuri” con il casco da bicicletta… O come volere aumentare la tenuta di strada, riducendo il battistrada di un pneumatico…. O come aumentare la resistenza di un perno riducendone il diametro… O aumentare la riuscita di un intervento chirurgico operando senza tutti gli accertamenti preliminari… O come aumentare la resistenza a carico di punta diminuendo lo spessore…. Parliamoci chiaro, se davvero quel che conta è l’accertamento della verità allora penso che più si va cauti e meglio si potrà accertare quella verità che si cerca: Se poi l’obbiettivo è un altro, accontentare comunque chi lo chiede (l’annullamento), allora, più veloce della luce ….  Però si abbia almeno il “coraggio” o per usare una parola di moda -molto abusata- la “parresia” di dirlo…
Paradossale, e nessuno parla, tutti zitti, e a furia di silenzio…

Più leggo in questi giorni sui giornali le esternazioni di certi uomini di Chiesa e più credo alle profetiche parole di Ratzinger: “Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote!”

Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote

Più leggo in questi giorni sui giornali le esternazioni di certi uomini di Chiesa e più credo alle profetiche parole di Ratzinger pronunciate durante la Via Crucis del 2005, poco prima della Sua elezione a Papa:
Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote!

Ad alcuni personaggi della Chiesa attuale -che capeggiano, purtroppo, vasti settori di consenso tra cardinali, vescovi e larga maggioranza di preti; e soprattutto riscuotono larghissimo consenso tra laici sedicenti cattolici, atei interessati e sui mass-media laicisti- sembra si attagli perfettamente la profezia-denuncia dell’allora Cardinal Ratzinger, oggi Papa Emerito Benedetto XVI.
Autocelebrazione di se stessi; teorie vuote di ogni fondamento cattolico, patristico e scritturistico, cosi come legato alla bimillenaria Tradizione della Chiesa, insomma che mostrano “poca fede“, sostenute e portate avanti con un profluvio immane di parole, parole vuote di ogni senso e significato cattolico.
Il tutto nascondendosi dietro una parola che si sta distorcendo e abusando, parola che per avere un senso veramente cattolico non può essere disgiunta dalla parola “giustizia“.
Parole, parole vuote, teorie di poca fede e autocelebrazione di se stessi. A questo si sta riducendo la Chiesa, che sembra aver perso il senso dell’orientamento e buttato alle ortiche tutti i capisaldi dei pontificati precedenti.
Ecco, chiedo:
Il tema del “relativismo imperante” strenuamente combattuto da San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che fine ha fatto?
Il tema Liturgico (Legem credendi lex statuat supplicandi) tanto caro a Benedetto XVI che fine ha fatto?
Il tema “antropologico” che tanto ha visto impegnati San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che fine ha fatto?
Tema “antropologico” che è vastissimo, basti pensare a:
Si approva l’eutanasia dei bambini in Belgio e … silenzio!
Sui “matrimoni omosessuali” … silenzio!
Sulla fecondazione eterologa… silenzio!
In argentina un prete “benedice” coppie omosessuali e… silenzio!
Sulle adozioni concesse a lgbt… silenzio!
Eppure il 6 giugno 2005 Benedetto XVI cosi si era espresso: “Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il “matrimonio di prova”, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo. Una tale pseudo-libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell’uomo. Proprio da qui diventa del tutto chiaro quanto sia contrario all’amore umano, alla vocazione profonda dell’uomo e della donna, chiudere sistematicamente la propria unione al dono della vita, e ancora più sopprimere o manomettere la vita che nasce.”
E su tale tema l’indomito leone polacco, San Giovanni Paolo II, ha tuonato e alzato la voce più e più volte (e permettetemi la considerazione da sibilla cumana, sulla “Eutanasia dei bambini”, Giovanni Paolo II avrebbe fatto il “diavolo a quattro“, avrebbe scatenato una battaglia epocale chiamando a raccolta i migliori uomini e le migliori menti, e l’avrebbe continuata fino a quando non l’avesse vinta…).

Che ne è di tutto questo? Tutto abbandonato, svenduto? per andare dietro a cosa? Parole, parole, parole, parole che hanno tutto di umano e niente della Parola Divina.

Non sento mai citare un santo, una vita dei santi, un aneddoto di un solo santo, non un solo suo motto!
E il nome di Gesù, il Signore, chi lo sente mai nominare in tutti questi discorsi e chiacchiere?
E una citazione del Vangelo, dico una, solo una? Se la si fa, la si fa a “sproposito“.

Io non mi sono ancora bevuto il cervello! E, scusate la presunzione, ritengo di avere ancora intatto il mio sensus fidelium, cosi come ritengo di avere ancora intatta la Fede che ho ricevuto!
E non sarà il fatto che qualcuno che porta una talare, di qualsiasi colore essa sia, mi venga a predicare tutto questo a farmi cambiare la mia Fede, quella che ho “ricevuto“.
Perchè può venire da me anche un angelo, ma se mi predica un Vangelo diverso io non gli crederò!

Il destino comunque è, purtroppo, tracciato. Perderemo un paio di anni dietro a strane teorie, a parole vuote, mentre i temi caldi e importanti sono stati buttati alle ortiche!

Che fine ha fatto la “sporcizia nella Chiesa” ?

sporcizia nella chiesa

Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!

Papa Ratzinger da Cardinale poco prima della Sua elezione denuncio la presenza della sporcizia nella Chiesa e durante il Suo pontificato si è battuto strenuamente per fare pulizia.
Dalle Sue dimissioni ad oggi però della “sporcizia” nella Chiesa non si parla più.
Mi chiedo: questa “sporcizia” che fine ha fatto?
Che fine hanno fatto i pedofili?
che fine hanno fatto gli affaristi?
Che fine ha fatto la “lobby” gay?
Che fine hanno fatto i ladri?

Tutti pentiti? Sono stati tutti scovati? Possiamo gridare al “miracolo…

Oppure il sudiciume è stato nascosto sotto il tappeto? Oppure è …
La storia ce lo dirà, ce lo dira certamente…

L’unica cosa certa, purtroppo, è che la sporcizia sembra scomparsa mentre è rimasta, ed è evidente, la “poca fede  che c’è in tante teorie, quante parole vuote!

La Chiesa delle “teorie sballate” e delle “parole vuote” tiene sempre banco

La guerra interiore (San Macario il Grande)

San Macario il Grande (o l'Egiziano)

Abba Macario disse: “Le insidie del nemico sono state chiamate con il nome di ‘notte’ e ‘tenebra’, come dice Paolo: Noi non siamo della notte, né della tenebra, ma del giorno (1Ts 5,5.8); certamente il Figlio di Dio è il giorno (cf. Gv 12,35-36) e il diavolo è la notte (cf. Gv 13,30). Ma se il cuore vince in parte queste guerre, i demoni per invidia tornano di nuovo da chi li combatte e cominciano a imporgli la guerra. In queste guerre il cuore è debole e l’uomo non è più in grado di custodire la purezza. Il nemico gli presenta la lunghezza del tempo, le fatiche delle virtù e la durezza della vita, perché grande è la fatica e il corpo è debole.

Ma se il cuore, indebolito in questa lotta e stremato nelle fatiche del combattimento, rigetta lontano da sé il male e invoca Dio con il gemito della sua anima, allora il Dio buono e pieno di misericordia per la sua creatura le invia una potenza santa. Essa prende possesso del suo cuore, gli dona lacrime, gioia e consolazione cosicché egli vince il suo nemico e quest’ultimo non prevale più su di lui, ma è pieno di timore dinanzi alla potenza che gli è giunta, come dice l’apostolo Paolo: Combattete per ricevere potenza (cf. Ef 6,10-11). Ed è di questa potenza che parla Pietro quando dice: C’è una eredità che non si corrompe, non si macchia. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede (1Pt 1,4-5). Quando il Dio buono vede che il cuore vince il nemico, allora considerando il suo buon proposito comincia a ritirargli la potenza e subito permette al nemico di muovergli guerra dall’interno mediante le impurità, i piaceri degli occhi, la vanagloria e l’orgoglio come a una barca senza timone che viene sballottata qua e là. Se il cuore diventa debolissimo a causa degli sforzi del nemico, allora il Dio buono e pieno di misericordia per la sua creatura gli invia di nuovo la potenza santa; essa prende possesso dell’anima, del cuore, del corpo e delle altre membra mettendole sotto il giogo del Paraclito, come dice il nostro Signore Gesù Cristo: Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore (Mt 11,29). Allora il Dio buono comincia ad aprire gli occhi del cuore per insegnargli a rendere gloria a Dio con cuore umile e contrito come dice Davide: Sacrificio per Dio,è un cuore contrito e umiliato (Sal 50,19); attraverso le sofferenze di queste guerre, infatti, vengono nel cuore l’umiltà e la contrizione. Allora la divina potenza svela al cuore, al nous, le realtà celesti, le lodi e la gloria che attendono chi avrà sopportato queste guerre e manifesta che se l’uomo sopporta sofferenze tanto grandi, esse sono poca cosa a confronto degli onori che Dio gli darà, come afferma ancora l’Apostolo: Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi (Rm 8,18). Allora vengono resi noti al cuore i castighi e quelli che subiscono il castigo e altre cose ancora che non posso ricordare. E il Paraclito stabilisce delle regole per il cuore, cioè: la purezza dell’anima e delle altre membra, una grande umiltà, vigilanza, sobrietà della mente, sottomissione ad ogni creatura, il non far conto del male in chiunque si trovi, la purezza degli occhi, la custodia della lingua, la purezza dei piedi, la giustizia delle mani, il servizio delle preghiere, sofferenza fisica e attenzione a Dio. Queste cose gli vengono ordinate con misura e prudenza, non nel turbamento, ma nella fermezza.

Se la mente disprezza i comandamenti dello Spirito, allora la divina potenza si ritira e nel cuore nascono guerre e turbamenti; le passioni del corpo lo turbano perché il nemico lo assale e vi getta il suo seme. Ma se il cuore si converte e custodisce i comandamenti dello Spirito, allora si trova al riparo. Allora l’uomo sa che dimorare in Dio è il suo riposo, come ha detto Davide: Signore, da quando ho gridato a te ho trovato riposo secondo il tuo volere (cf. Sal 60,2-6; 61,2). Io dico che a meno che l’uomo non possieda nel proprio cuore e nel proprio corpo una grande umiltà, non si ritenga un nulla in qualsiasi cosa, non sopporti le offese subite, non si faccia violenza in ogni cosa, non abbia la morte davanti agli occhi giorno dopo giorno, non rinunci alle cose della terra e a quelle secondo la carne, non può avere la forza di custodire i comandamenti dello Spirito santo.

Fonte Originale: Nati dallo Spirito.com Spiritualità cristiana ortodossa

Leone XIII: “Non avvenga pertanto che qualche cosa si detragga dalla dottrina ricevuta da Dio, o per qualunque fine si trascuri; poiché chi così facesse, anziché ricondurre alla chiesa i dissidenti, cercherà di strappare dalla chiesa i cattolici”

Papa Leone XIII

“II fondamento dunque delle nuove opinioni accennate a questo si può ridurre: perché coloro che dissentono possano più facilmente essere condotti alla dottrina cattolica, la chiesa deve avvicinarsi maggiormente alla civiltà del mondo progredito, e, allentata l’antica severità, deve accondiscendere alle recenti teorie e alle esigenze dei popoli. E molti pensano che ciò debba intendersi, non solo della disciplina del vivere, ma anche delle dottrine che costituiscono il “deposito della fede”. Pretendono perciò che sia opportuno, per accattivarsi gli animi dei dissidenti, che alcuni capitoli di dottrina, per così dire di minore importanza, vengano messi da parte o siano attenuati, così da non mantenere più il medesimo senso che la chiesa ha tenuto costantemente per fermo. Ora, diletto figlio Nostro, per dimostrare con quale riprovevole intenzione ciò sia stato immaginato, non c’è bisogno di un lungo discorso; basta non dimenticare la natura e l’origine della dottrina, che la Chiesa insegna. Su questo punto così afferma il concilio Vaticano: “La dottrina della fede, che Dio rivelò, non fu, quasi un’invenzione di filosofi, proposta da perfezionare alla umana ragione, ma come un deposito divino fu data alla sposa di Cristo da custodire fedelmente e dichiarare infallibilmente… Quel senso dei sacri dogmi si deve sempre ritenere, che una volta dichiarò la santa madre chiesa, ne mai da tal senso si dovrà recedere sotto colore e nome di più elevata intelligenza” (Cost. Dei Filius c. IV).

Né affatto scevro di colpa deve reputarsi il silenzio, con cui, a ragion veduta, si passano inosservati e quasi si pongono in dimenticanza alcuni princìpi della dottrina cattolica. Di tutte le verità, quante ne abbraccia l’insegnamento cattolico, uno solo e uno stesso è infatti l’autore e il maestro, “l’unigenito Figlio che è nel seno del Padre” (Gv 1,18). E che tali verità siano adatte a tutte le età e a tutte le genti, chiaramente si deduce dalle parole che lo stesso Cristo disse agli apostoli: “Andate e ammaestrate tutte le genti, insegnando loro ad osservare tutte le cose che io vi ho prescritto; e io sono con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli” (Mt 28,19-21). Perciò, il citato concilio Vaticano dice: “Con fede divina e cattolica sono da credersi tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o tramandata, e che dalla chiesa, sia con solenne giudizio sia con l’ordinario e universale magistero, sono proposte da credersi come rivelate da Dio” (Dei Filius c. III).

Non avvenga pertanto che qualche cosa si detragga dalla dottrina ricevuta da Dio, o per qualunque fine si trascuri; poiché chi così facesse, anziché ricondurre alla chiesa i dissidenti, cercherà di strappare dalla chiesa i cattolici. Ritornino, poiché nulla meglio desideriamo, ritornino pur tutti, quanti vagano lungi dall’ovile di Cristo; ma non per altro sentiero se non per quello che lo stesso Cristo additò.

La disciplina poi del vivere, che si prescrive ai cattolici, non è certamente tale da escludere qualsiasi mitigazione, secondo la diversità dei tempi e dei luoghi. Ha la chiesa, comunicatale dal suo Autore, un’indole clemente e misericordiosa; perciò, fin dal suo nascere, adempì di buon grado ciò che l’Apostolo Paolo di sé professava: “Mi sono fatto tutto a tutti, al fine di salvare tutti” (1 Cor 9,22). – Ed è testimone la storia di tutte le età passate che questa sede apostolica, a cui fu affidato non solo il magistero ma anche il supremo governo di tutta la chiesa, rimase bensì costante “nello stesso dogma, secondo lo stesso senso e la stessa opinione” (Dei Filius c. IV), e fu sempre solita regolare il modo di vivere così che, salvo il diritto divino, non trascurò mai i costumi e le esigenze di tanta diversità di popoli, che essa abbraccia.

E, se la salvezza delle anime lo richiede, chi dubiterà che anche ora non farà altrettanto? Vero è che il decidere di questo non spetta all’arbitrio di singoli uomini, che per lo più sono tratti in inganno da un’apparenza di rettitudine; ma spetta alla chiesa giudicarne; e al giudizio della chiesa è necessario che si conformi chiunque non vuole incorrere nella riprensione di Pio VI Nostro predecessore, che qualificò la proposizione 78 del Sinodo di Pistola come “ingiuriosa alla chiesa e allo Spirito di Dio che la regge, in quanto sottopone ad esame la disciplina stabilita e approvata dalla chiesa, quasi che la chiesa possa stabilire una disciplina inutile e più gravosa di quello che comporti la libertà cristiana”

Joseph Ratzinger: “”Noi abbiamo perduto il senso che i cristiani non possono vivere come vive chiunque. L’opinione stolta secondo cui non esisterebbe una specifica morale cristiana è solo una espressione particolarmente spinta della perdita di un concetto base: la ” differenza del cristiano “rispetto ai modelli del mondo.”

Il Santo Padre Benedetto XVI

“Noi abbiamo perduto il senso che i cristiani non possono vivere come vive chiunque. L’opinione stolta secondo cui non esisterebbe una specifica morale cristiana è solo una espressione particolarmente spinta della perdita di un concetto base: la ” differenza del cristiano “rispetto ai modelli del mondo.

Anche in alcuni ordini e congregazioni religiose si è scambiata la vera riforma con il rilassamento della austerità tradizionale. S’è scambiato il rinnovamento con l’accomodamento.

Per fare un piccolo esempio preciso: un religioso mi ha riferito che la dissoluzione del suo convento era cominciata – molto concretamente – quando si era dichiarata “non più praticabile” la levata dei frati per la recita dell’ufficio notturno previsto dalla liturgia. Ebbene, questo indubbio ma significativo “sacrificio” era stato sostituito con uno stare a guardare la televisione sino a notte avanzata. Un piccolo caso, in apparenza: ma è anche di questi “piccoli casi” che è fatto il declino attuale della indispensabile austerità della vita cristiana. A cominciare da quella dei religiosi“.

Oggi più che mai il cristiano deve essere conscio di appartenere a una minoranza e di essere in contrasto con ciò che appare buono, ovvio, logico per lo “spirito del mondo”, come lo chiama il Nuovo Testamento. Tra i compiti più urgenti per il cristiano, c’è il recupero della capacità di opporsi a molte tendenze della cultura circostante, rinunziando a certa solidarietà troppo euforica post-conciliare.

Dunque, accanto alla Gaudium et spes (il testo del Concilio sui rapporti tra Chiesa e mondo) possiamo ancora tenere l’Imitazione di Cristo.

Si tratta, ovviamente, di due spiritualità molto diverse. L’Imitazione è un testo che rispecchia la grande tradizione monastica medievale. Ma il Vaticano II non voleva affatto togliere le cose buone ai buoni. (…) occorre una nuova evidenza, una nuova gioia, se posso dire una nuova “fierezza” (che non contrasta con l’umiltà indispensabile) di essere cattolici.”

(Rapporto sulla Fede cap. ottavo)