Unici veri “pastori” sono i vescovi. Unici veri vescovi sono quelli che hanno la Successione Apostolica. E la Chiesa è “una” e non ne esistono altre. Questo la Chiesa crede!

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I veri, ed unici, pastori sono i vescovi successori degli Apostoli, a cui Cristo Gesù ha dato il compito di pascere il gregge dei fedeli della Chiesa, chiesa che ricordiamo, secondo il Credo che professiamo è “una santa cattolica e apostolica“, l’unica Chiesa.
Sono realmente vescovi, in quanto hanno la Successione Apostolica anche i vescovi della Chiesa Ortodossa, pur se non in comunione con la Chiesa di Roma. NON ESISTONO altri che possano appellarsi o essere appellati come “vescovi” o “pastori” ed essere riconosciuti come tali da un vero cattolico al di fuori di tali precise regole.
A tal riguardo si legga la Costituzione Dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium

Riguardo all’appellativo “Chiesa”, cosi si esprime la Congragazione per la Dottrina della Fede con la “Nota sull’espressione Chiese sorelle

Di conseguenza è da evitare come fonte di malintesi e di confusione teologica l’uso di formule come «le nostre due Chiese», che insinuano -se applicate alla Chiesa cattolica e all’insieme delle Chiese ortodosse (o di una Chiesa ortodossa)- un plurale non soltanto a livello di Chiese particolari, ma anche a livello della Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, confessata nel Credo, la cui esistenza reale appare così offuscata.

12. Infine si deve anche tenere presente che l’espressione Chiese sorelle in senso proprio, come è testimoniato dalla Tradizione comune di Occidente e Oriente, può essere adoperata esclusivamente per quelle comunità ecclesiali che hanno conservato il valido Episcopato e la valida Eucaristia.

Quindi per tutte le associazioni di fedeli, di cristiani, di qualsiasi denominazione non si appellano chiese ma Comunità Ecclesiali e si parla di “fratelli separati“.
A tal proposito si legga il Decreto sull’Ecumenismo Unitatis Redintegratio .

Il tutto per chiarezza e precisione dottrinale (che oggi sempbra non stia poi più tanto a cuore a molti…)

 

“Io sono il pastore dei cattolici” – Giri di parole per non dire “Papa” o “romano Pontefice” ?

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Io sono il pastore dei cattolici

Mi piacerebbe capire perchè tutto questo giro di parole per non dire chiaramente ed esplicitamenteSono il Papa“, o ancora meglio “Sono il romano Pontefice“.
Papa e/o “romano Pontefice sono diventate parolaccie da non pronunciare ? E perchè il Papa non  ha detto “sono il Pastore di tutta la Chiesa“? Forse perchè queste parole sarebbero state in contraddizione con la Sua affermazione “La Chiesa è una nelle diversità, e lo Spirito Santo contribuisce alla diversità e allo stesso tempo fa l’unità della Chiesa.“? E si perchè se davvero cosi fosse il Papa sarebbe anche il pastore degli evangelici…
Solo che gli evangelici non gradiscono il Papa come pastore nè come Papa nè come “romano Pontefice”.

Costituzione Dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium:
Infatti il Romano Pontefice, in forza del suo Ufficio, cioè di Vicario di Cristo e Pastore di tutta la Chiesa, ha su questa una potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente

Il romano Pontefice, quale successore di Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli [66].

Io sono cattolico romano!

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Io in virtù del Credo che professo sono cattolico romano!

Credo la Chiesa,
una santa cattolica e apostolica

In obbedianza a quanto la Chiesa crede e insegna a credere, credo che la Chiesa Cattolica Romana è l’unica vera Chiesa:

“E così come il capo e le membra di un corpo vivo pur non identificandosi sono inseparabili, Cristo e la Chiesa non possono essere confusi ma neanche separati, e costituiscono un unico « Cristo totale » [49]. Questa stessa inseparabilità viene espressa nel Nuovo Testamento anche mediante l’analogia della Chiesa come Sposa di Cristo (cf. 2 Cor 11,2; Ef 5,25-29; Ap 21,2.9) [50].

 

Perciò, in connessione con l’unicità e l’universalità della mediazione salvifica di Gesù Cristo, deve essere fermamente creduta come verità di fede cattolica l’unicità della Chiesa da lui fondata. Così come c’è un solo Cristo, esiste un solo suo Corpo, una sola sua Sposa: « una sola Chiesa cattolica e apostolica » [51]. Inoltre, le promesse del Signore di non abbandonare mai la sua Chiesa (cf. Mt 16,18; 28,20) e di guidarla con il suo Spirito (cf. Gv 16,13) comportano che, secondo la fede cattolica, l’unicità e l’unità , come tutto quanto appartiene all’integrità della Chiesa, non verranno mai a mancare [52].

 

I fedeli sono tenuti a professare che esiste una continuità storica – radicata nella successione apostolica [53] – tra la Chiesa fondata da Cristo e la Chiesa Cattolica: « È questa l’unica Chiesa di Cristo [...] che il Salvatore nostro, dopo la risurrezione (cf. Gv 21,17), diede da pascere a Pietro, affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cf. Mt 28,18ss.); egli l’ha eretta per sempre come colonna e fondamento della verità (cf. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, costituita e organizzata in questo mondo come società , sussiste [subsistit in] nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui » [54]. Con l’espressione «subsistit in», il Concilio Vaticano II volle armonizzare due affermazioni dottrinali: da un lato che la Chiesa di Cristo, malgrado le divisioni dei cristiani, continua ad esistere pienamente soltanto nella Chiesa Cattolica, e dall’altro lato « l’esistenza di numerosi elementi di santificazione e di verità al di fuori della sua compagine » [55], ovvero nelle Chiese e Comunità ecclesiali che non sono ancora in piena comunione con la Chiesa Cattolica [56]. Ma riguardo a queste ultime, bisogna affermare che « il loro valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità che è stata affidata alla Chiesa Cattolica » [57].

 

 

XXXIV Marcia Francescana (25 luglio 4 agosto 2014) “Cento per Uno”

XXXIV marcia francescana - manifesto marcia 2014XXXIV Marcia Francescana (25 luglio 4 agosto 2014) “Cento per Uno”

Accompagnamo con un pensiero e una preghiera i giovani partecipanti a questo evento.

Sito ufficiale della Marcia Francescana.

Altre info

“Se dunque il tuo volto è espressivo, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo volto è inespressivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso” – Dal neo-evangelo secondo Tarallucci e Vino

Visi ESPRESSIVI - mannequin_with_jeans

Visi ESPRESSIVI – mannequin_with_jeans

“Se dunque il tuo volto è espressivo, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo volto è inespressivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso”

Dal neo-evangelo secondo Tarallucci e Vino

“Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati” – Due santi monaci

Immagine“In un monastero c’erano due notevoli fratelli che meritarono ben presto di vedere la Grazia di Dio discendere l’uno sull’altro. Ora, un giorno accadde che uno di loro uscì dal monastero di venerdì e, vedendo uno che mangiava di buon mattino, gli disse: “Perché mangi a quest’ora di venerdì”? In seguito, ci fu la sinassi [assemblea] come di consueto. Ora suo fratello vide che la Grazia si era ritirata dall’altro, e ne fu rattristato. Quando furono ritornati nella loro cella, il primo disse al secondo: “Fratello mio, cosa hai fatto? In verità, non vedo la Grazia di Dio su di te come di consueto”. E l’altro gli rispose: “Non sono a conoscenza di alcun male che io abbia compiuto, né in opere né in pensiero”. Suo fratello gli disse: “Hai pronunciato qualche parola?”. Poi, l’altro si ricordò e disse: “Ieri vidi uno che mangiava fuori dal monastero di buon mattino e gli dissi ‘Perché mangi a quest’ora di venerdì?’. Questo è il mio peccato. Sforzati con me per due settimane, pregando che Dio mi perdoni”. Fecero ciò e alla fine delle due settimane uno dei fratelli vide la Grazia di Dio riscendere sull’altro e, così consolati, resero grazie a Dio.

tratto da “The Wisdom of the Desert Fathers”

C’è una serie di meravigliosi aspetti in questa breve storiella. Uno di questi è la troppo comune occasione di giudicare l’altro. E’ una rivelazione sapere che persino persone di una tale santità come quelli della storia, che restano incessantemente in preghiera, possano trovarsi a confrontarsi con la semplice tentazione di correggere la pratica del digiuno di qualcun altro. Non si tratta della storia di un neoconvertito ultrazelante, ma di un padre del deserto. Tra i fedeli, tentazione e peccato non conoscono stranieri.

Un’altra meraviglia è che questi buoni padri “vedono la Grazia di Dio”. Non ci viene detto “come” essi vedano la Grazia, e nemmeno cosa significhi esattamente “vedere la Grazia di Dio sopra di loro”. Per me è interessante che la storia dice che essi meritarono di “vedere la Grazia di Dio discendere l’uno sull’altro”, che è enormemente distante dal “vedere la Grazia di Dio discendere su loro stessi”. Credo che la prima sia una benedizione mentre la seconda possa essere una tentazione pericolosa se non di disastrosa.

Ancora un’altra meraviglia è l’umiltà con la quale il fratello che ha giudicato accetta di sapere che la Grazia non è su di lui “come era di consuetidine”. Ciò ci porta all’ultima meraviglia – la semplice affermazione che essi pregarono insieme per due settimane perché uno dei due fosse perdonato. Il nostro mondo religioso è spesso infettato da un immaginario legalistico di peccato e perdono – immaginario che ci rende istanteamente colpevoli e istantaneamente perdonati. Tale immaginario non ci permette di contemplare il vero effetto del peccato nelle nostre vite, né ci permette di capire il vero scopo del perdono che è guarigione.

Ma questi benedetti padri del deserto capirono tante cose. Non mettono in dubbio l’amore di Dio o la sua misericordia ma non si adoperano per il perdono come mera questione legale. Il perdono rappresenta, anche, la guarigione dell’anima e la restaurazione della nostra vita con Dio. Forse dovrei aggiungere un’ultima meraviglia alla mia lista: Dio ascoltò la loro preghiera e la Sua Grazia ridiscese sopra di lui.

Possa Dio ascoltare la nostra preghiera e possa la sua Grazia discendere su di noi.

Dal Blog Nati dallo Spirito