XXXIV Marcia Francescana (25 luglio 4 agosto 2014) “Cento per Uno”

XXXIV marcia francescana - manifesto marcia 2014XXXIV Marcia Francescana (25 luglio 4 agosto 2014) “Cento per Uno”

Accompagnamo con un pensiero e una preghiera i giovani partecipanti a questo evento.

Sito ufficiale della Marcia Francescana.

Altre info

“Se dunque il tuo volto è espressivo, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo volto è inespressivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso” – Dal neo-evangelo secondo Tarallucci e Vino

Visi ESPRESSIVI - mannequin_with_jeans

Visi ESPRESSIVI – mannequin_with_jeans

“Se dunque il tuo volto è espressivo, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo volto è inespressivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso”

Dal neo-evangelo secondo Tarallucci e Vino

“Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati” – Due santi monaci

Immagine“In un monastero c’erano due notevoli fratelli che meritarono ben presto di vedere la Grazia di Dio discendere l’uno sull’altro. Ora, un giorno accadde che uno di loro uscì dal monastero di venerdì e, vedendo uno che mangiava di buon mattino, gli disse: “Perché mangi a quest’ora di venerdì”? In seguito, ci fu la sinassi [assemblea] come di consueto. Ora suo fratello vide che la Grazia si era ritirata dall’altro, e ne fu rattristato. Quando furono ritornati nella loro cella, il primo disse al secondo: “Fratello mio, cosa hai fatto? In verità, non vedo la Grazia di Dio su di te come di consueto”. E l’altro gli rispose: “Non sono a conoscenza di alcun male che io abbia compiuto, né in opere né in pensiero”. Suo fratello gli disse: “Hai pronunciato qualche parola?”. Poi, l’altro si ricordò e disse: “Ieri vidi uno che mangiava fuori dal monastero di buon mattino e gli dissi ‘Perché mangi a quest’ora di venerdì?’. Questo è il mio peccato. Sforzati con me per due settimane, pregando che Dio mi perdoni”. Fecero ciò e alla fine delle due settimane uno dei fratelli vide la Grazia di Dio riscendere sull’altro e, così consolati, resero grazie a Dio.

tratto da “The Wisdom of the Desert Fathers”

C’è una serie di meravigliosi aspetti in questa breve storiella. Uno di questi è la troppo comune occasione di giudicare l’altro. E’ una rivelazione sapere che persino persone di una tale santità come quelli della storia, che restano incessantemente in preghiera, possano trovarsi a confrontarsi con la semplice tentazione di correggere la pratica del digiuno di qualcun altro. Non si tratta della storia di un neoconvertito ultrazelante, ma di un padre del deserto. Tra i fedeli, tentazione e peccato non conoscono stranieri.

Un’altra meraviglia è che questi buoni padri “vedono la Grazia di Dio”. Non ci viene detto “come” essi vedano la Grazia, e nemmeno cosa significhi esattamente “vedere la Grazia di Dio sopra di loro”. Per me è interessante che la storia dice che essi meritarono di “vedere la Grazia di Dio discendere l’uno sull’altro”, che è enormemente distante dal “vedere la Grazia di Dio discendere su loro stessi”. Credo che la prima sia una benedizione mentre la seconda possa essere una tentazione pericolosa se non di disastrosa.

Ancora un’altra meraviglia è l’umiltà con la quale il fratello che ha giudicato accetta di sapere che la Grazia non è su di lui “come era di consuetidine”. Ciò ci porta all’ultima meraviglia – la semplice affermazione che essi pregarono insieme per due settimane perché uno dei due fosse perdonato. Il nostro mondo religioso è spesso infettato da un immaginario legalistico di peccato e perdono – immaginario che ci rende istanteamente colpevoli e istantaneamente perdonati. Tale immaginario non ci permette di contemplare il vero effetto del peccato nelle nostre vite, né ci permette di capire il vero scopo del perdono che è guarigione.

Ma questi benedetti padri del deserto capirono tante cose. Non mettono in dubbio l’amore di Dio o la sua misericordia ma non si adoperano per il perdono come mera questione legale. Il perdono rappresenta, anche, la guarigione dell’anima e la restaurazione della nostra vita con Dio. Forse dovrei aggiungere un’ultima meraviglia alla mia lista: Dio ascoltò la loro preghiera e la Sua Grazia ridiscese sopra di lui.

Possa Dio ascoltare la nostra preghiera e possa la sua Grazia discendere su di noi.

Dal Blog Nati dallo Spirito

LAMENTABILI SANE EXITU – Decreto della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio del 3 luglio 1907

SUPREMA SACRA INQUISIZIONE ROMANA ED UNIVERSALE

Con deplorevoli frutti, l’età nostra, impaziente di freno nell’indagare le somme ragioni delle cose, non di rado segue talmente le novità, che, lasciata da parte, per così dire, l’eredità del genere umano, cade in errori gravissimi.
Questi errori sono di gran lunga più pericolosi qualora si tratti della disciplina sacra, dell’interpretazione della Sacra Scrittura, dei principali misteri della Fede.

È da dolersi poi grandemente che, anche fra i cattolici, si trovino non pochi scrittori i quali, trasgredendo i limiti stabiliti dai Padri e dalla Santa Chiesa stessa, sotto le apparenze di più alta intelligenza e col nome di considerazione storica, cercano un progresso dei dogmi che, in realtà, è la corruzione dei medesimi.

Affinché dunque simili errori, che ogni giorno si spargono tra i fedeli, non mettano radici nelle loro anime e corrompano la sincerità della Fede, piacque al Santissimo Signore Nostro Pio per divina Provvidenza Papa X, che per questo officio della Sacra Romana ed Universale Inquisizione si notassero e si riprovassero quelli fra di essi che sono i precipui.

Perciò, dopo istituito diligentissimo esame e avuto il voto dei Reverendi Signori Consultori, gli Eminentissimi e Reverendissimi Signori Cardinali Inquisitori generali nelle cose di fede e di costumi, giudicarono che le seguenti proposizioni sono da riprovarsi e da condannarsi, come si riprovano e si condannano con questo generale Decreto:

1. La legge ecclesiastica che prescrive di sottoporre a previa censura i libri concernenti la Sacra Scrittura non si estende ai cultori della critica o dell’esegesi scientifica dei Libri dell’Antico e del Nuovo Testamento.

2. L’interpretazione che la Chiesa dà dei Libri sacri non è da disprezzare, ma soggiace ad un più accurato giudizio e alla correzione degli esegeti.

3. Dai giudizi e dalle censure ecclesiastiche, emanati contro l’esegesi libera e superiore, si può dedurre che la fede proposta dalla Chiesa contraddice la storia, e che i dogmi cattolici in realtà non si possono accordare con le vere origini della religione cristiana.

4. Il magistero della Chiesa non può determinare il genuino senso delle sacre Scritture nemmeno con definizioni dogmatiche.

5. Siccome nel deposito della fede non sono contenute solamente verità rivelate, in nessun modo spetta alla Chiesa giudicare sulle asserzioni delle discipline umane.

6. Nella definizione delle verità, la Chiesa discente e la Chiesa docente collaborano in tale maniera, che alla Chiesa docente non resta altro che ratificare le comuni opinioni di quella discente.

7. La Chiesa, quando condanna gli errori, non può esigere dai fedeli nessun assenso interno che accetti i giudizi da lei dati.

8. Sono da ritenersi esenti da ogni colpa coloro che non tengono in alcun conto delle riprovazioni espresse dalla Sacra Congregazione dell’Indice e da altre Sacre Congregazioni Romane.

9. Coloro che credono che Dio è l’Autore della Sacra Scrittura sono influenzati da eccessiva ingenuità o da ignoranza.

10. L’ispirazione dei Libri dell’Antico Testamento consiste nel fatto che gli Scrittori israeliti tramandarono le dottrine religiose sotto un certo aspetto particolare in parte conosciuto e in parte sconosciuto ai gentili.

11. L’ispirazione divina non si estende a tutta la Sacra Scrittura al punto che tutte e singole le sue parti siano immuni da ogni errore.

12. L’esegeta, qualora voglia affrontare con utilità gli studi biblici, deve, anzitutto, lasciar cadere quel certo qual preconcetto inerente l’origine sovrannaturale della Sacra Scrittura.

13. Gli stessi Evangelisti e i Cristiani della seconda e terza generazione composero le parabole evangeliche in modo artificioso così da spiegare gli esigui frutti della predicazione di Cristo presso i giudei.

14. Gli Evangelisti riferirono in molte narrazioni non tanto ciò che effettivamente accadde, quanto ciò che essi ritennero maggiormente utile ai lettori, ancorché falso.

15. Gli Evangeli furono soggetti a continue aggiunte e correzioni, fino alla definizione e alla costituzione del canone; in essi, pertanto, della dottrina di Cristo, non rimase che un tenue e incerto vestigio.

16. I racconti d Giovanni non sono propriamente storia, ma mistica contemplazione del Vangelo; i discorsi contenuti nel suo Vangelo sono meditazioni teologiche sul Mistero della Salvezza, destituite di verità storica.

17. Il quarto Evangelo esagerò i miracoli, non solo perché apparissero maggiormente straordinari, ma anche affinché fossero più adatti a significare l’opera e la gloria del Verbo Incarnato.

18. Giovanni rivendica a sé il ruolo di testimone di Cristo; in verità egli non è che un eccellente testimone di vita cristiana, ovvero della vita di Cristo alla fine del primo secolo.

19. Gli esegeti eterodossi espressero più fedelmente il vero senso della Scrittura di quanto non abbiano fatto gli esegeti cattolici.

20. La Rivelazione non poté essere altro che la coscienza acquisita dall’uomo circa la sua relazione con Dio.

21. La Rivelazione, che costituisce l’oggetto della Fede cattolica, non si è conclusa con gli Apostoli.

22. I dogmi, che la Chiesa presenta come rivelati, non sono verità cadute dal cielo, ma l’interpretazione di fatti religiosi, che la mente umana si è data con travaglio.

23. Può esistere, ed esiste in realtà, un’opposizione tra i fatti raccontati dalla Sacra Scrittura ed i dogmi della Chiesa fondati sopra di essi; sicché il critico può rigettare come falsi i fatti che la Chiesa crede certissimi.

24. Non dev’essere condannato l’esegeta che pone le premesse, cui segue che i dogmi sono falsi o dubbi, purché non neghi direttamente i dogmi stessi.

25. L’assenso della Fede si appoggia da ultimo su una congerie di probabilità.

26. I dogmi della Fede debbono essere accettati soltanto secondo il loro senso pratico, cioè come norma precettiva riguardante il comportamento, ma non come norma di Fede.

27. La Sacra Scrittura non prova la Divinità di Gesù Cristo; ma è un dogma che la coscienza cristiana deduce dal concetto di Messia.

28. Gesù, durante il suo Ministero, non parlava per insegnare di essere il Messia, né i suoi miracoli miravano a dimostrarlo.

29. Si può ammettere che il Cristo storico sia molto inferiore al Cristo della Fede.

30. In tutti i testi evangelici, il nome “Figlio di Dio” equivale soltanto al nome “Messia” e non significa assolutamente che Cristo è vero e naturale Figlio di Dio.

31. La dottrina su Cristo, tramandata da Paolo, Giovanni e dai Concili Niceno, Efesino e Calcedonense, non è quella insegnato da Gesù, ma che su Gesù concepì la coscienza cristiana.

32. Non è possibile conciliare il senso naturale dei testi evangelici con quello che i nostri teologi insegnano circa la coscienza e la scienza infallibile di Gesù Cristo.

33. È evidente a chiunque non sia influenzato da opinioni preconcette che Gesù ha professato un errore circa il prossimo avvento messianico, o che la maggior parte della sua dottrina, contenuta negli Evangeli sinottici, è priva di autenticità.

34. Il critico non può affermare che la scienza di Cristo non sia circoscritta da alcun limite, se non ponendo ipotesi – non concepibile storicamente e che ripugna al senso morale – secondo la quale Cristo abbia avuto la conoscenza di Dio in quanto uomo e non abbia voluto in alcun modo darne notizia ai discepoli e alla posterità.

35. Cristo non ebbe sempre la coscienza della sua dignità messianica.

36. La Risurrezione del Salvatore non è propriamente un fatto di ordine storico, ma un fatto di ordine meramente sovrannaturale, non dimostrato né dimostrabile, che la coscienza cristiana lentamente trasse dagli altri.

37. La Fede nella Risurrezione di Cristo inizialmente non fu tanto nel fatto stesso della Risurrezione, quanto nella vita immortale di Cristo presso Dio.

38. La dottrina concernente la Morte espiatrice di Cristo non è evangelica, ma solo paolina.

39. Le opinioni sull’origine dei Sacramenti, di cui erano imbevuti i Padri tridentini, e che senza dubbio ebbero un influsso nei loro Canoni dogmatici, sono molto distanti da quelle cui ora gli storici del Cristianesimo dànno credito.

40. I Sacramenti ebbero origine perché gli Apostoli e i loro successori interpretarono una certa idea e intenzione di Cristo, sotto la persuasione e la spinta di circostanze ed eventi.

41. I Sacramenti hanno come unico fine di ricordare alla mente dell’uomo la presenza sempre benefica del Creatore.

42. La comunità cristiana inventò la necessità del Battesimo, adottandolo come rito necessario e annettendo ad esso gli obblighi della professione cristiana.

43. L’uso di conferire il Battesimo ai bambini fu un’evoluzione disciplinare, ragion per cui il Sacramento è diventato due, cioè il Battesimo e la Penitenza.

44. Nulla prova che il rito del Sacramento della Confermazione sia stato istituito dagli Apostoli; la formale distinzione di due Sacramenti, cioè del Battesimo e della Confermazione, non risale alla storia del cristianesimo primitivo.

45. Non tutto ciò che narra Paolo a proposito dell’istituzione dell’Eucaristia [I Cor., 11, 23-25] è da considerarsi fatto storico.

46. Il concetto della riconciliazione del cristiano peccatore, per autorità della Chiesa, non fu presente nella comunità primitiva: fu la Chiesa ad abituarsi lentamente a questo concetto. Per di più, dopo che la Penitenza fu riconosciuta quale istituzione della Chiesa, non veniva chiamata col nome di Sacramento, poiché era considerata come Sacramento vergognoso.

47. Le parole del Signore “Ricevete lo Spirito Santo; a coloro ai quali rimetterete i peccati saranno rimessi e a coloro ai quali non li rimetterete non saranno rimessi” [Gv., 20, 22-23] non si riferiscono al Sacramento della Penitenza, anche se i Padri tridentini vollero affermarlo.

48. Giacomo, nella sua epistola [Gm., 5, 14 sqq.], non volle promulgare un Sacramento di Cristo, ma raccomandare una pia pratica e se in ciò riconobbe un certo qual mezzo di Grazia, non lo intese con quel rigore con cui lo intesero i teologi che stabilirono la nozione e il numero dei Sacramenti.

49. Coloro che erano soliti presiedere alla cena cristiana acquisirono il carattere sacerdotale per il fatto che essa progressivamente andava assumendo l’indole di un’azione liturgica.

50. Gli anziani che, nelle adunanze dei Cristiani, esercitavano l’ufficio di vigilanza, furono dagli Apostoli creati preti o vescovi per provvedere all’ordinamento necessario delle crescenti comunità, e non propriamente per perpetuare la missione e la potestà Apostolica.

51. Il Matrimonio fu riconosciuto dalla Chiesa come Sacramento della nuova Legge solo molto tardi; infatti, perché il Matrimonio fosse considerato Sacramento, era necessario che lo precedesse la piena dottrina della Grazia e la spiegazione teologica del Sacramento.

52. Cristo non volle costituire la Chiesa come società duratura sulla terra, per lunga successione di secoli; anzi, nella mente di Cristo, il regno del Cielo, unitamente alla fine del mondo, doveva essere prossimo.

53. La costituzione organica della Chiesa non è immutabile; ma la società cristiana, non meno della società umana, va soggetta a continua evoluzione.

54. I dogmi, i sacramenti, la gerarchia, sia nel loro concetto come nella loro realtà, non sono che interpretazioni ed evoluzioni dell’intelligenza cristiana, le quali svilupparono e perfezionarono il piccolo germe latente nel Vangelo con esterne aggiunte.

55. Simon Pietro non ha mai sospettato di aver ricevuto da Cristo il primato nella Chiesa.

56. La Chiesa Romana diventò capo di tutte le Chiese non per disposizione della Divina Provvidenza, ma per circostanze puramente politiche.

57. La Chiesa si mostra ostile ai progressi delle scienze naturali e teologiche.

58. La verità non è immutabile più di quanto non lo sia l’uomo stesso, poiché si evolve con lui, in lui e per mezzo di lui.

59. Cristo non insegnò un determinato insieme di dottrine applicabile a tutti i tempi e a tutti gli uomini, ma piuttosto iniziò un certo qual moto religioso adattato e da adattare a diversi tempi e circostanze.

60. La dottrina cristiana fu, nel suo esordio, giudaica; poi divenne, per successive evoluzioni, prima paolina, poi giovannea, infine ellenica e universale.

61. Si può dire senza paradosso che nessun passo della Scrittura, dal primo capitolo della Genesi fino all’ultimo dell’Apocalisse, contiene una dottrina perfettamente identica a quella che la Chiesa insegna sullo stesso argomento, e perciò nessun capitolo della Scrittura ha lo stesso senso per il critico e per il teologo.

62. Gli articoli principali del Simbolo apostolico non avevano per i cristiani dei primi tempi lo stesso significato che hanno per i cristiani del nostro tempo.

63. La Chiesa si dimostra incapace a tutelare efficacemente l’etica evangelica, perché ostinatamente si attacca a dottrine immutabili, inconciliabili con i progressi odierni.

64. Il progresso delle scienze richiede una riforma del concetto che la dottrina cristiana ha di Dio, della Creazione, della Rivelazione, della Persona del Verbo Incarnato e della Redenzione.

65. Il Cattolicesimo odierno non può essere conciliato con la vera scienza, a meno che non si trasformi in un cristianesimo non dogmatico, cioè in protestantesimo lato e liberale.
Nella seguente Feria V, il giorno 4 dello stesso mese ed anno, fatta di tutte queste cose accurata relazione al Santissimo Signor Nostro Pio Papa X, Sua Santità approvò e confermò il Decreto degli Eminentissimi Padri e diede ordine che tutte e singole le sopra enumerate proposizioni siano considerate da tutti come riprovate e condannate.

Pietro Palombelli, Notaro della Sacra Inquisizione Romana ed Universale

Dato a Roma, presso il Palazzo del Sant’Uffizio, il giorno 3 del mese di Luglio dell’Anno 1907

S.Bernardo: “Plus nocet falsus Catholicus, quam verus haereticus” (Nuoce più un falso cattolico che un vero eretico)

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S.Bernardo:”Plus nocet falsus Catholicus, quam verus haereticus” (Nuoce più un falso cattolico che un vero eretico)
Serm.65 in Cant.4

Da https://twitter.com/cantuale/status/481454664119255041

Quindi cari amici, aggiungo io, fate attenzione a quali fonti vi “abbeverate”. Diffidate da improvvisati, quanto interessati, falsi cattolici e falsi profeti che sono fautori di un cattolicesimo à la page, pronto solo e sempre ad invocare novità e riforme (solo la parola riforma dovrebbe mettere in allarme, ricorda molto Lutero) che non sono assolutamente in continuità col Magistero della Chiesa; falsi cattolici sempre pronti a flirtare  col “mondo” -specialmente certo “mondo” politico- e ad assecondarne le istanze, tacendo su quanto afferma realmente il Magistero della Chiesa e/o manipolandolo a proprio uso e consumo. Siate sempre pronti a verificare la veridicità di certe loro affermazioni e se del caso a smascherare le menzogne che vanno impunemente propalando nell’universo mondo web. Ricordiamo che è abitudine del demonio mescolare la verità con la menzogna per confondere i semplici. Insomma attenzione ai tipi come quelli dell’immagine qui sotto…

Falsi cattolici - falsi profeti

L’ombrello che non riportai al santo monaco che me lo prestò.

beato_angelico_sanromualdo Sono passati circa ventuno anni da quando avvenne questo episodio e nel giorno di San Romualdo voglio alleviarmi un poco il peso dalla coscienza confessando pubblicamente questo peccato di ingratitudine.

Correva l’anno 1994 e all’epoca spesso andavo presso l’Eremo dei Camaldoli di Napoli a sentir Messa. Presso l’Eremo erano rimasti ben pochi anziani monaci camaldolesi (infatti pochi anni dopo, nel 1997 se ben ricordo, l’Eremo chiuderà e sarà lasciato alle suore brigidine). Ebbi la fortuna che un santo monaco molto anziano mi degnò della sua amicizia. Era un uomo di profonda spiritualità e di profonda cultura unite ad una semplicità e a una sincerità straordinaria. Quello che più mi lasciava sbalordito erano le sue mani incallite dal lavoro manuale che anche praticava, oltre ai suoi lavori letterari (l’ultimo a cui stava lavorando erano commentari alla Divina Commedia). Quel santo monaco mi mostro anche la sua cella, ottenendo deroga al divieto d’ingresso alla zona riservata alla clausura. Mi dispensò molti consigli spirituali. Una volta portai a Messa con me anche la mia futura moglie e dopo la Messa, in chiesa, ci parlo dei valori del fidanzamento e del matrimonio, con brevi ma molto efficaci ed edificanti parole.
L’ultima volta che tornai a trovarlo venne a piovere e lui per evitare che andando via mi bagnassi mi diede il suo ombrello. Tempo dopo ritornai per riportarglielo ma, e sinceramente davvero non ricordo il perchè, invece di recarmi presso la struttura a riportarglielo mi misi a passeggiare per il belvedere che costeggia l’Eremo preso da una inquietudine che non ricordo o so spiegarmi a cosa fosse dovuta e alla fine abbandonai l’ombrello a terra dietro il muretto che separa i viottoli dalla siepe.
Non tornai più all’Eremo per molto tempo, ma mi inquietava -come mi succede ancora e per questo sto raccontando- il pensiero di non avere restituito l’ombrello a quel santo monaco. Passò molto tempo e l’inquietudine, quando mi ricordavo di questo episodio, non mi abbandonava. Tornai non so come all’Eremo, entrai in chiesa e alzando gli occhi su una cappella nella parte destra della navata…

Monaco santo che mi degnasti della tua amicizia, dei tuoi santi consigli e della tua generosità, ti prego pubblicamente, perdonami per aver ricambiato la tua santa generosità con la mia ingratitudine. Ti prego perdonami e dal cielo benedicimi.
Provo un gran tormento per quello che ho fatto.