Cardinale Bagnasco: “Per questo è irresponsabile indebolire la famiglia, creando nuove figure – seppure con distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia di classica memoria – per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano”

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“Per questo è irresponsabile indebolire la famiglia, creando nuove figure – seppure con distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia di classica memoria – per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano. L’amore non è solo sentimento – è risuonato nell’Aula sinodale – è decisione; i figli non sono oggetti né da produrre né da pretendere o contendere, non sono a servizio dei desideri degli adulti: sono i soggetti più deboli e delicati, hanno diritto a un papà e a una mamma. Il nichilismo, annunciato più di un secolo fa, si aggira in Occidente, fa clima e sottomette le menti: “Manca lo scopo – scriveva Nietzsche –, manca la risposta, tutti i valori si svalutano” (Frammenti postumi 1887-88, in Opere, vol. III). A che cosa appigliarsi? Se manca lo scopo ideale, non si può rispondere alla domanda radicale, che, prima o dopo, emerge nel cuore di tutti: “Perché sono al mondo? Che senso ha la mia vita? Che cosa sto facendo?”.
Potrebbe essere, questo fantasma nichilista, un pungolo salutare per concentrare attenzione, sprigionare energie nuove, non essere dispersivi?

Il cardinale Bagnasco parla ancora in modo chiaro e cattolico!

Il problema -grosso- è che tanti, che stanno diventando troppi, nella Chiesa fanno da contraltare a chi parla ancora chiaro e cattolico. Codesti personaggi -di fresca nomina e non- che ora vanno per la maggiore col loro parlare volutamente ambiguo, un ecclesialese curialese che tante parole usa ma niente di concreto dice, questi “circiteristi” somigliano ai Molboro di un famosissimo videogioco, appena aprono bocca inducono ogni status alterato possibile nella mente e nelle coscienze.
E volge sempre al peggio: personaggi palesemente “non cattolici” arrivano, chiamati a Roma da ogni dove. ad ingrossarne le fila.

La “guerra nella Chiesa” prosegue mentre le coscienze anestetizzate e status-alterate battendo le manine, ben ammaestrate, ripetono il loro mantra: “Tutto va ben, madama la marchesa“.

La “guerra nella Chiesa” continua tranquillamente. Il caos regna sovrano. E nell’ “ospedale da campo” si anestetizzano i feriti e anche i medici e gli infermieri. Il “primario” sonnecchia e la “cura” non esiste. Ma c’è di peggio…

fulmine-su-cupola-sanpietroLa “guerra nella Chiesa” continua tranquillamente. Il caos regna sovrano. E nell’ “ospedale da campo” si anestetizzano i feriti e anche i medici e gli infermieri. Il “primario” sonnecchia e la “cura” non esiste…
E il peggio qual’è, vi chiederete?  Il peggio è che nessuno ne prende lucidamente atto, anzi si scagliano contro tutti quelli che lo dicono apertamente. Li compatisco, è l’effetto dell’anestesia, che si spruzza quotidianamente a dosi industriali, a giocare questi scherzi.

L’Udienza Generale come una promozione pubblicitaria?

Diagramma papato
L’operaio è degno della sua mercede”  ** (Si veda Poscritto 2 in fondo)

C’era un tempo in cui i fedeli aspettavano le occasioni in cui potevano partecipare e/o ascoltare le Udienze Generali, catechesi del papa, per nutrirsi spiritualmente e mentalmente delle sue parole e restarne edificati. Si pronunciavano parole profonde e non certo scontate, di una certa pure complessità e vigore spirituale ed intellettuale anche su temi di pregnante attualità, dove il papa spiegava ciò che doveva spiegare, catechizzava, si veniva esortati ed incoraggiati con una parola buona e di conforto che il fedele sempre si aspetta. Alla fine ci si sentiva soddisfatti di avere potuto ascoltare il papa, e i fedeli presenti se ne andavano  avendo avuto pure impartita la Solenne Benedizione.
C’era sempre un tempo in cui i fedeli aspettavano l’Angelus del papa per gli stessi identici motivi, e  alla fine ci si sentiva soddisfatti di avere potuto ascoltare il papa, e i fedeli presenti se ne andavano  avendo avuto pure impartita la Solenne Benedizione.

Le Udienze e gli Angelus di oggi sembra, almeno a me, non siano più cosi. Sembra, sempre almeno a me, che il papa viva in una sfera di cristallo e non sappia niente di quello che succede in giro per il mondo e mai quindi possa avere a dire qualche parola su tutto ciò.
Sembra, sempre almeno a me, che il papa col suo “chi sono io per giudicare” si senta esente anche sul dare giudizi morali sugli atti, giudizi sempre dovuti e sempre fatti dai precedenti pontefici.
Arriviamo purtroppo ad oggi e della Catechesi del papa cosa pubblicano tutti i giornali?
“Sacra Rota, il Papa: «Snellire le procedure»”
“Papa: “Sacra Rota faccia giustizia gratuitamente” “
“Francesco alla Rota romana: nullità matrimoniali gratuite”

Io come fedele sono sbigottito!
Una Udienza Generale, che dovrebbe essere occasione per catechizzare, esortare, incoraggiare, ridotta ad un annuncio di “promozione” di un atto di normale governo.
Santità, come Lei ben sa, Le appartiene la “potestà ordinaria che è suprema, piena, immediata e universale nella Chiesa”.
Lei può fare ciò che vuole -basta non contrasti il Diritto di Dio- quindi faccia.
Un fedele anonimo, qual son io però, osa chiederLe di farlo ma senza usare il pulpito di una Udienza Generale per proclamarlo. Secondo me ci sarebbero problemi più seri, ma forse Lei vivendo alla Domus Sanctae Marthae è poco informato della situazione in cui versa il mondo e i suoi abitanti, e poi non mi permetto di dettarLe l’agenda.
Le sarei grato se mi accontentasse.
Voglia paternamente accettare quanto filialmente in tutta sincerità le ho scritto e, se può, mi Benedica.

Poscritto 1: come devo comportarmi col parroco che mi chiede il contributo per Comunione e Cresima?
**Poscritto 2 : Non ricordo in quale Libro ho letto la frase “L’operaio è degno della sua mercede” citata in cima all’articolo…  chi mi rinfresca la memoria?

Chiesa in trasformazione: da “contenuto” a “contenitore”.

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Proprio ieri riflettevo sul “fatto” che la Chiesa si sta trasformando da “contenuto” a semplice, banale, contenitore. Si, semplice banale contenitore, al pari di uno scatolo o di una lattina o, per usare un francesismo ormai napoletanizzato, in una boite.Non sto ad andare per le lunghe a spiegarvi, rifletteteci voi sopra, se vi pare…

Francesco. Il discorso da Papa ai Padri Sinodali.

Synod14 – 15ª Congregazione generale: Discorso del Santo Padre Francesco per la conclusione della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, 18.10.2014

Questo pomeriggio, nel corso della quindicesima e ultima Congregazione generale Sinodo straordinario sulla famiglia, il Santo Padre Francesco ha rivolto ai Padri Sinodali e a tutti i partecipanti in Aula il discorso che riportiamo di seguito:

Audio orginale integrale

Discorso del Santo Padre

Eminenze, Beatitudini, Eccellenze, fratelli e sorelle,

Con un cuore pieno di riconoscenza e di gratitudine vorrei ringraziare, assieme a voi, il Signore che ci ha accompagnato e ci ha guidato nei giorni passati, con la luce dello Spirito Santo!

Ringrazio di cuore il signor cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo, S.E. Mons. Fabio Fabene, Sotto-segretario, e con loro ringrazio il Relatore il cardinale Péter Erdő, che ha lavorato tanto anche nei giorni del lutto familiare, e il Segretario Speciale S.E. Mons. Bruno Forte, i tre Presidenti delegati, gli scrittori, i consultori, i traduttori e gli anonimi, tutti coloro che hanno lavorato con vera fedeltà dietro le quinte e totale dedizione alla Chiesa e senza sosta: grazie tante!

Ringrazio ugualmente tutti voi, cari Padri Sinodali, Delegati Fraterni, Uditori, Uditrici e Assessori per la vostra partecipazione attiva e fruttuosa. Vi porterò nella preghiera, chiedendo al Signore di ricompensarvi con l’abbondanza dei Suoi doni di grazia!

Potrei dire serenamente che – con uno spirito di collegialità e di sinodalità – abbiamo vissuto davvero un’esperienza di “Sinodo”, un percorso solidale, un “cammino insieme”.

Ed essendo stato “un cammino” – e come ogni cammino ci sono stati dei momenti di corsa veloce, quasi a voler vincere il tempo e raggiungere al più presto la mèta; altri momenti di affaticamento, quasi a voler dire basta; altri momenti di entusiasmo e di ardore. Ci sono stati momenti di profonda consolazione ascoltando la testimonianza dei pastori veri (cf. Gv 10 e Cann. 375, 386, 387) che portano nel cuore saggiamente le gioie e le lacrime dei loro fedeli. Momenti di consolazione e grazia e di conforto ascoltando e testimonianze delle famiglie che hanno partecipato al Sinodo e hanno condiviso con noi la bellezza e la gioia della loro vita matrimoniale. Un cammino dove il più forte si è sentito in dovere di aiutare il meno forte, dove il più esperto si è prestato a servire gli altri, anche attraverso i confronti. E poiché essendo un cammino di uomini, con le consolazioni ci sono stati anche altri momenti di desolazione, di tensione e di tentazioni, delle quali si potrebbe menzionare qualche possibilità:

- una: la tentazione dell‘irrigidimento ostile, cioè il voler chiudersi dentro lo scritto (la lettera) e non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio delle sorprese (lo spirito); dentro la legge, dentro la certezza di ciò che conosciamo e non di ciò che dobbiamo ancora imparare e raggiungere. Dal tempo di Gesù, è la tentazione degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti – oggi- “tradizionalisti” e anche degli intellettualisti.

- La tentazione del buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici. È la tentazione dei “buonisti”, dei timorosi e anche dei cosiddetti “progressisti e liberalisti”.

- La tentazione di trasformare la pietra in pane per rompere un digiuno lungo, pesante e dolente (cf. Lc 4,1-4) e anche di trasformare il pane in pietra e scagliarla contro i peccatori, i deboli e i malati (cf. Gv 8,7) cioè di trasformarlo in “fardelli insopportabili” (Lc 10, 27).

- La tentazione di scendere dalla croce, per accontentare la gente, e non rimanerci, per compiere la volontà del Padre; di piegarsi allo spirito mondano invece di purificarlo e piegarlo allo Spirito di Dio.

- La tentazione di trascurare il “depositum fidei”, considerandosi non custodi ma proprietari e padroni o, dall’altra parte, la tentazione di trascurare la realtà utilizzando una lingua minuziosa e un linguaggio di levigatura per dire tante cose e non dire niente! Li chiamavano “bizantinismi”, credo, queste cose…

Cari fratelli e sorelle, le tentazioni non ci devono né spaventare né sconcertare e nemmeno scoraggiare, perché nessun discepolo è più grande del suo maestro; quindi se Gesù è stato tentato – e addirittura chiamato Beelzebul (cf. Mt 12, 24) – i suoi discepoli non devono attendersi un trattamento migliore.

Personalmente mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni; questo movimento degli spiriti, come lo chiamava Sant’Ignazio (EE, 6) se tutti fossero stati d’accordo o taciturni in una falsa e quietista pace. Invece ho visto e ho ascoltato – con gioia e riconoscenza – discorsi e interventi pieni di fede, di zelo pastorale e dottrinale, di saggezza, di franchezza, di coraggio e di parresia. E ho sentito che è stato messo davanti ai propri occhi il bene della Chiesa, delle famiglie e la “suprema lex, la “salus animarum (cf. Can. 1752). E questo sempre – lo abbiamo detto qui, in Aula – senza mettere mai in discussione le verità fondamentali del Sacramento del Matrimonio: l’indissolubilità, l’unità, la fedeltà e la procreatività, ossia l’apertura alla vita (cf. Cann. 1055, 1056 e Gaudium et Spes, 48).

E questa è la Chiesa, la vigna del Signore, la Madre fertile e la Maestra premurosa, che non ha paura di rimboccarsi le maniche per versare l’olio e il vino sulle ferite degli uomini (cf. Lc 10, 25-37); che non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare le persone. Questa è la Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e composta da peccatori, bisognosi della Sua misericordia. Questa è la Chiesa, la vera sposa di Cristo, che cerca di essere fedele al suo Sposo e alla sua dottrina. È la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani (cf. Lc 15). La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti! La Chiesa che non si vergogna del fratello caduto e non fa finta di non vederlo, anzi si sente coinvolta e quasi obbligata a rialzarlo e a incoraggiarlo a riprendere il cammino e lo accompagna verso l’incontro definitivo, con il suo Sposo, nella Gerusalemme Celeste.

Questa è la Chiesa, la nostra madre! E quando la Chiesa, nella varietà dei suoi carismi, si esprime in comunione, non può sbagliare: è la bellezza e la forza del sensus fidei, di quel senso soprannaturale della fede, che viene donato dallo Spirito Santo affinché, insieme, possiamo tutti entrare nel cuore del Vangelo e imparare a seguire Gesù nella nostra vita, e questo non deve essere visto come motivo di confusione e di disagio.

Tanti commentatori, o gente che parla, hanno immaginato di vedere una Chiesa in litigio dove una parte è contro l’altra, dubitando perfino dello Spirito Santo, il vero promotore e garante dell’unità e dell’armonia nella Chiesa. Lo Spirito Santo che lungo la storia ha sempre condotto la barca, attraverso i suoi Ministri, anche quando il mare era contrario e mosso e i ministri infedeli e peccatori.

E, come ho osato di dirvi all’inizio, era necessario vivere tutto questo con tranquillità, con pace interiore anche perché il Sinodo si svolge cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti.

Parliamo un po’ del Papa, adesso, in rapporto con i vescovi… Dunque, il compito del Papa è quello di garantire l’unità della Chiesa; è quello di ricordare ai pastori che il loro primo dovere è nutrire il gregge – nutrire il gregge – che il Signore ha loro affidato e di cercare di accogliere – con paternità e misericordia e senza false paure – le pecorelle smarrite. Ho sbagliato, qui. Ho detto accogliere: andare a trovarle.

Il suo compito è di ricordare a tutti che l’autorità nella Chiesa è servizio (cf. Mc 9, 33-35) come ha spiegato con chiarezza Papa Benedetto XVI, con parole che cito testualmente: «La Chiesa è chiamata e si impegna ad esercitare questo tipo di autorità che è servizio, e la esercita non a titolo proprio, ma nel nome di Gesù Cristo … attraverso i Pastori della Chiesa, infatti, Cristo pasce il suo gregge: è Lui che lo guida, lo protegge, lo corregge, perché lo ama profondamente. Ma il Signore Gesù, Pastore supremo delle nostre anime, ha voluto che il Collegio Apostolico, oggi i Vescovi, in comunione con il Successore di Pietro … partecipassero a questa sua missione di prendersi cura del Popolo di Dio, di essere educatori nella fede, orientando, animando e sostenendo la comunità cristiana, o, come dice il Concilio, “curando, soprattutto che i singoli fedeli siano guidati nello Spirito Santo a vivere secondo il Vangelo la loro propria vocazione, a praticare una carità sincera ed operosa e ad esercitare quella libertà con cui Cristo ci ha liberati” (Presbyterorum Ordinis, 6) … è attraverso di noi – continua Papa Benedetto – che il Signore raggiunge le anime, le istruisce, le custodisce, le guida. Sant’Agostino, nel suo Commento al Vangelo di San Giovanni, dice: “Sia dunque impegno d’amore pascere il gregge del Signore” (123,5); questa è la suprema norma di condotta dei ministri di Dio, un amore incondizionato, come quello del Buon Pastore, pieno di gioia, aperto a tutti, attento ai vicini e premuroso verso i lontani (cf. S. Agostino, Discorso 340, 1; Discorso 46, 15), delicato verso i più deboli, i piccoli, i semplici, i peccatori, per manifestare l’infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza (cf. Id., Lettera 95, 1)» (Benedetto XVI, Udienza Generale, Mercoledì, 26 maggio 2010).

Quindi, la Chiesa è di Cristo – è la Sua Sposa – e tutti i vescovi, in comunione con il Successore di Pietro, hanno il compito e il dovere di custodirla e di servirla, non come padroni ma come servitori. Il Papa, in questo contesto, non è il signore supremo ma piuttosto il supremo servitore - il “servus servorum Dei”; il garante dell’ubbidienza e della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, al Vangelo di Cristo e alla Tradizione della Chiesa, mettendo da parte ogni arbitrio personale, pur essendo – per volontà di Cristo stesso – il “Pastore e Dottore supremo di tutti i fedeli” (Can. 749) e pur godendo “della potestà ordinaria che è suprema, piena, immediata e universale nella Chiesa” (cf. Cann. 331-334).

Cari fratelli e sorelle, ora abbiamo ancora un anno per maturare, con vero discernimento spirituale, le idee proposte e trovare soluzioni concrete a tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie devono affrontare; a dare risposte ai tanti scoraggiamenti che circondano e soffocano le famiglie.

Un anno per lavorare sulla “Relatio synodi” che è il riassunto fedele e chiaro di tutto quello che è stato detto e discusso in questa aula e nei circoli minori. E viene presentato alle Conferenze episcopali come “Lineamenta”.

Il Signore ci accompagni, ci guidi in questo percorso a gloria del Suo nome con l’intercessione della Beata Vergine Maria e di San Giuseppe! E per favore non dimenticate di pregare per me!

[03046-01.01] [Testo originale: Italiano]

http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2014/10/18/0771/03046.html#Discorso%20del%20Santo%20Padre

“Se vuoi essere perfetto, prima vieni e seguici, poi, gradualmente, col tempo, venderai ciò che hai per darlo ai poveri”- Dal neo-evangelo secondo Tarallucci e vino

Signorelli-Antichrist_and_the_devil
“Se vuoi essere perfetto, prima vieni e seguici, poi, gradualmente, col tempo, venderai ciò che hai per darlo ai poveri”
Dal “neo-evangelo” secondo Tarallucci e vino.