Beato Giovanni XXIII: Sempre sulla semplicità

964. La semplicità non ha nulla che contraddica alla prudenza, né viceversa. La semplicità è amore, la prudenza è pensiero. L’amore prega, l’intelligenza vigila. Vigilate et orate [Mr 14,38]. Conciliazione perfetta. L’amore è come la colomba che geme, l’intelligenza operativa è come il serpente [Mt 10,16] che non cade mai in terra, né urta, perché va tastando col suo capo tutte le ineguaglianze del suo cammino.

Dal “Giornale dell’anima” del Beato Giovanni XXIII

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Beato Giovanni XXIII: Circa la Semplicità

829. Oh, la semplicità del Vangelo, del libro della Imitazione di Cristo, dei Fioretti di san Francesco, delle pagine più squisite di san Gregorio, nei Morali: “Deridetur fusti simplicitas” 2, con quel che segue! Come sempre più gusto quelle pagine, e torno a esse con diletto interiore! Tutti i sapienti del secolo, tutti i furbi della terra, anche quelli della diplomazia vaticana, che meschina figura fanno, posti nella luce di semplicità e di grazia che emana da questo grande e fondamentale insegnamento di Gesù e dei suoi santi! Questo è l’accorgimento più sicuro che confonde la sapienza del mondo, e si accorda egualmente bene, anzi meglio, con garbo e con autentica signorilità, a ciò che vi è di più alto nell’ordine della scienza, anche della scienza umana e della vita sociale, in conformità alle esigenze di tempi, di luoghi e di circostanze. “Hoc est philosophiae culmen, simplicem esse cum prudentia” 3. Il pensiero è di san Giovanni Crisostomo, il mio grande patrono d’Oriente.
Signore Gesù, conservatemi il gusto e la pratica di questa semplicità che, tenendomi umile, mi avvicina di più al vostro spirito e attira e salva le anime.

2. “La semplicità del giusto è schernita”.
3. “Questa è la vetta del la filosofia: essere semplice e, allo stesso tempo, prudente”.

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ed anche La santa Semplicità

Virtù Serafiche: La Santa Semplicità

LA SANTA SEMPLICITÀ

“Ammonisco ed esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le mie Sorelle, presenti e future, che si studino sempre di imitare la via della santa semplicità… che ci fu insegnata dal beato padre nostro Francesco fin dal principio della nostra conversione a Cristo”.
“La pura e santa semplicità che confonde ogni sapien­za di questo mondo e la sapienza della carne” è un at­teggiamento profondo della persona che pensa e agi­sce lasciandosi guidare in tutto dalla Parola di Dio e dalla propria coscienza da essa illuminata. La sempli­cità è sinonimo di schiettezza e indice di unità inte­riore.
Nel semplice non c’è dicotomia tra ciò che cre­de e ciò che vive, tra ciò che appare all’esterno e ciò che è all’interno, tra ciò che pensa e ciò che manife­sta. Il vizio opposto alle semplicità infatti è proprio l’ipocrisia.
La semplicità si fonda sulla verità e produce quale frutto la pace interiore.
Per conquistare questa virtù bisogna avere il co­raggio della verità di noi stessi.
L’ascolto costante della Parola di Dio ci porta a far emergere dal nostro cuore ogni doppiezza, con­dizionamento o travisamento. Ora, se facciamo emergere e portiamo alla luce le ferite nascoste del nostro cuore, la guarigione è prossima. Se prendia­mo coscienza delle nostre ombre e non continuiamo a celarle a noi stessi, la luce divina penetrerà fino a rischiarare del tutto il nostro cuore rendendolo tra­sparente e retto, cioè semplice.
Il Signore conosce già l’intimo del nostro cuore e ci ama ugualmente, non dobbiamo dunque avere timore della verità che ci salva e ci trasforma, non dobbiamo sgomentarci o scoraggiarci alla vista dei serpentelli nascosti nel nostro cuore, né tanto meno ignorarli come se non ci fossero, ma piuttosto impu­gnare contro di essi le armi del combattimento do­natici dal Signore e cioè “la spada della Parola, lo scu­do della fede, la cintura della verità” `, come S. Paolo ci insegna.
Tale combattimento non avrà tregua finché vi­viamo, anzi più ci esponiamo ai raggi della luce divina, più notiamo in noi dei difetti, delle manchevo­lezze che prima superficialmente trascuravamo come cose da nulla.
È rilevante il fatto che molti cristiani non prati­canti, che non si accostano abitualmente ai Sa­cramenti e alla Parola di Dio, si ritengono giusti per il fatto di non rubare e di non uccidere, mentre i santi, come S. Francesco, si reputano dei grandi pec­catori, pieni di vizi.
Per la sua fondamentale importanza Francesco e Chiara, amavano assai la virtù della “semplicità santa e pura, figlia della grazia, sorella della sapienza, madre del­la giustizia”. Essa non cerca ostentazione, non si identifica con la semplicioneria nei difetti, ma confonde la sapienza carnale.
La semplicità di Francesco che si accompagnava all’innocenza e alla purezza, gli permetteva di scorge­re nel creato le orme del Creatore e proprio per que­sto il suo animo si inondava di gaudio nel mirare il sole, la luna, le stelle del firmamento e parimenti le pietre, le selve, le acque correnti, il vento, l’aria… Perfino per i vermi sentiva grandissimo affetto, ci rife­risce il Celano, perché la Scrittura ha detto del Signore: “Io sono verme e non uomo” (Sal 21,7), perciò si preoccupava che non fossero calpestati dai passanti.
Con semplicità, recatosi una volta a Roma, predicò dinanzi a Papa Onorio e ai Cardinali e parlò con tanto fervore che, quasi fuori di sé per la gioia, mentre proferiva le parole muoveva i piedi quasi saltellando e i presenti vedendo l’ardore del suo cuore furono mossi a incontenibile pianto di compunzione.”
Con semplicità e brevità di parole desiderava che i suoi Frati predicassero il Santo Vangelo.
La Madre S. Chiara, dal canto suo, prescrive nel­la Regola che qualora tra una Sorella e l’altra sorges­se talvolta occasione di turbamento, la Sorella che ha mancato si getti umilmente ai piedi dell’altra non solo per chiedere perdono, ma anche pregandola con semplicità di intercedere per lei presso il Signore perché la perdoni.”
Studiamoci dunque di seguire la via della santa semplicità, facendo opera di semplificazione interio­re, allora raccoglieremo i frutti della gioia e della pace, insieme alla libertà di spirito.

Clarisse Monastero S. Chiara
Biancavilla (CT)