Grazie Sorelle per la vostra preghiera (e si accende in me una sana inquietudine)

Scrivo a quest’ora perche poco fa ho terminato il turno di lavoro iniziato questo pomeriggio (lavoro troppo, ehhh… va bene). E in questo turno di lavoro ho fatto un incontro che ha acceso in me una sana inquietudine, quella inquietudine che ti porta ad interrogarti e a tormentarti nell’anima arrovellandoti su domande e risposte, domande e risposte che ti sei già posto mille e mille volte e che poi ogni volta hai rinchiuso nei meandri della ragione e dell’anima, e che scopri che sono di nuovo li, a riproporsi per l’ennesima volta, riemergendo prepotentemente, perchè in fondo non ti sei mai interrogato e mai risposto fino in fondo.

Ho incontrato due Suore Francescane e per una di esse ho provato una tenerezza impressionante, uno spontaneo moto di affetto, fraterno e filiale allo stesso tempo. Una di queste suore, di novantaquattro anni, pur se ammalata,  aveva un volto sereno e radioso, verginale e luminoso, angelico, e che al tempo stesso lasciava trasparire anche il piglio determinato di chi vive e vuol vivere ma al tempo stesso non ha alcun timore della morte, anzi, la sente “sorella”. Un’anima fanciulla e ilare, ma caratterialmente determinata, traspariva dal suo volto e dalla sua compostezza in un corpo ormai affaticato dall’eta.
Il volto parla e dice tutto, e gli occhi sono lo specchio dell’anima.

E questo ha acceso in me una sana inquietudine e a pormi mille domande.
E reputo ovvio non doverne spiegare il perchè…

Grazie Sorelle per la vostra vita e per la preghiera, che entrambe offrite!

11 Agosto – Santa Chiara d’Assisi, Vergine


Santa Chiara d’Assisi, Vergine

S. Chiara d’Assisi nasce nel 1194 da una nobile famiglia d’Assisi. La madre, recatasi a pregare alla vigilia del parto nella Cattedrale di San Rufino, sentì una voce che le predisse:”Donna non temere, perchè felicemente partorirai una chiara luce che illuminerà il mondo”.
La notte dopo la Domenica delle Palme, il 18 marzo 1212, Chiara,  si recherà di nascosto alla Porziuncola, dove era attesa da Francesco e dai suoi frati. Qui Francesco la vestì del saio francescano, le tagliò i capelli consacrandola alla penitenza e la condusse presso le suore benedettine di San Paolo a Bastia Umbra, dove il padre inutilmente tentò di persuaderla a far ritorno a casa. Chiara si rifugiò in seguito, su consiglio di Francesco, nella Chiesetta di San Damiano che divenne la Casa Madre di tutte le sue consorelle chiamate dapprima “Povere Dame recluse di San Damiano” e, dopo la morte di Chiara, Clarisse. Qui visse per quarantadue anni, quasi sempre malata, iniziando alla vita religiosa molte sue amiche e parenti compresa la madre e le sorelle. Nel 1215 Francesco la nominò badessa e formò una prima regola dell’Ordine. Il legato pontificio, Cardinale Ugolino, formulò la prima regola per i successivi monasteri e più tardi le venne concesso il privilegio della povertà con il quale Chiara rinunciava ad ogni tipo di possedimento. La morte di Francesco e le notizie che alcuni monasteri accettavano possessi e rendite amareggiarono e allarmarono Chiara che sempre più malata volle salvare fino all’ultimo il privilegio della povertà per il suo convento componendo una Regola simile a quella dei Frati Minori, approvata dal Cardinale Rainaldo (poi papa Alessandro IV) nel 1252 e alla vigilia della sua morte da Innocenzo IV, recatosi a San Damiano per portarle la benedizione e consegnarle la bolla papale che confermava la sua regola; il giorno dopo, 11 agosto 1253, Chiara muore, officiata dal Papa che volle cantare per lei non l’ufficio dei morti, ma quello festivo delle Vergini. Il suo corpo venne sepolto a San Giorgio ed in seguito trasferito nella chiesa che porta il suo nome. Nonostante l’intenzione di Innocenzo IV fosse quella di canonizzarla subito dopo la morte, si giunse alla bolla di canonizzazione nell’autunno del 1255, dopo averne seguito tutte le formalità, per mezzo di Alessandro IV. Condusse una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità, permise di essere separata.

Il mondo “materialista ed effimero“ rifletta sul chiaro esempio offerto da Santa Chiara e dalle Clarisse, che con la loro vita fatta di Povertà, Clausura, Digiuno, Adorazione e Preghiera, portano “una chiara luce nel mondo che rischiara  le tenebre di molti cuori”. Il Vangelo ci dice che se il chicco di grano non muore non porta frutto. Queste donne scelgono la clausura rinunciando e morendo a se stesse ed al mondo per vivere in Dio portando “molto frutto” per tutta l’umanità. Sono tante le grazie spirituali che ottengono per l’umanità.

Liturgia di Santa Chiara d’Assisi, Vergine

Preghiera a Santa Chiara d’Assisi

Santa Chiara d’Assisi: Benedizione

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Liturgia di Santa Chiara di Assisi, Vergine

Dal sito Maràn athà

 Liturgia di Santa Chiara di Assisi, Vergine

Commento alle Letture tratto dal MESSALE DELL’ASSEMBLEA CRISTIANA – FESTIVO opera del CENTRO CATECHISTICO SALESIANO Leumann (Torino) Editori ELLE DI CI – ESPERIENZE – EDIZIONI O.R. – QUERINIANA

   

11 AGOSTO
SANTA CHIARA DI ASSISI, VERGINE
(1194-1253)
Festa – Solennità per le Clarisse
 

LETTURE: Os  2, 14-15. 19-20; Sal 44; 2 Cor 4, 6-10. 16-18; Gv 15, 4-10
   

Fu la prima donna che si entusiasmò dell’ideale di san Francesco d’Assisi, con il quale fu sempre in profondi rapporti spirituali; aveva allora 18 anni. Si può dire che la sua vita religiosa, da quando fuggì da casa, seguita una quindicina di giorni dopo dalla sorella, sant’Agnese di Assisi, fu un continuo sforzo per giungere alla totale e perfetta povertà. Fondò con san Francesco il secondo ordine francescano che porta il suo nome: le Clarisse, in cui entrò pure la madre, Ortolana, e l’altra sorella, Beatrice. Passò la seconda metà della vita quasi sempre a letto perché ammalata, pur partecipando sovente ai divini uffici. Portando l’Eucaristia, salvò il convento da un attacco di Saraceni nel 1240. Morì a san Damiano, fuori le mura di Assisi, l’11 agosto, a sessant’anni.

Rifletti sulla povertà, umiltà e carità di Cristo

Dalla «Lettera alla beata Agnese di Praga» di santa Chiara, vergine
(Ed. I. Omaechevarria, Escritos de Santa Clara, Madrid 1970, pp. 339-341)

Felice certamente chi può esser partecipe del sacro convito, in modo da aderire con tutti i sentimenti del cuore a Cristo, la cui bellezza ammirano senza sosta tutte le beate schiere dei cieli, la cui tenerezza commuove i cuori, la cui contemplazione reca conforto, la cui bontà sazia, la cui soavità ricrea, il cui ricordo illumina dolcemente, al cui profumo i morti riacquistano la vita e la cui beata visione renderà felici tutti i cittadini della celeste Gerusalemme.
Poiché questa visione è splendore di gloria eterna, «riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia» (Sap 7, 26), guarda ogni giorno in questo specchio, o regina, sposa di Gesù Cristo. Contempla continuamente in esso il tuo volto, per adornarti così tutta interiormente ed esternamente, rivestirti e circondarti di abiti multicolori e ricamati, abbellirti di fiori e delle vesti di tutte le virtù, come si addice alla figlia e sposa castissima del sommo Re. In questo specchio rifulge la beata povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità. Contempla lo specchio in ogni parte e vedrai tutto questo.
Osserva anzitutto l’inizio di questo specchio e vedrai la povertà di chi è posto in una mangiatoia ed avvolto in poveri panni. O meravigliosa umiltà, o stupenda povertà! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra è adagiato in un presepio!
Al centro dello specchio noterai l’umiltà, la beata povertà e le innumerevoli fatiche e sofferenze che egli sostenne per la redenzione del genere umano.
Alla fine dello stesso specchio noterai l’umiltà, la beata povertà e le innumerevoli fatiche e sofferenze che egli sostenne per la redenzione del genere umano. Alla fine dello stesso specchio potrai contemplare l’ineffabile carità per cui volle patire sull’albero della croce ed in esso morire con un genere di morte di tutti il più umiliante. Perciò lo stesso specchio, posto sul legno della croce, ammoniva i passanti a considerare queste cose, dicendo: «Voi tutti che passate per la via, considerare e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore!» (Lam 1, 12). Rispondiamo dunque a lui, che grida e si lamenta, con un’unica voce ed un solo animo: «Ben se ne ricorda e si accascia dentro di me la mia anima» (Lam 3, 20).
Così facendo ti accenderai di un amore sempre più forte, o regina del Re celeste.
Contempla inoltre le sue ineffabili delizie, le ricchezze e gli eterni onori, sospira con ardente desiderio ed amore del cuore, ed esclama: «Attirami dietro a te, corriamo al profumo dei tuoi aromi» (Ct 1, 3 volg.), o Sposo celeste. Correrò, né verrò meno fino a che non mi abbia introdotto nella tua dimora, fino a che la tua sinistra non stia sotto il mio capo e la tua destra mi cinga teneramente con amore (cfr. Ct 2, 4. 6).
Nella contemplazione di queste cose, ricordati di me, tua madre, sapendo che io ho scritto in modo indelebile il tuo ricordo sulle tavolette del mio cuore, ritenendoti fra tutte la più cara.

MESSALE
SECONDO IL RITO ROMANO
E IL CALENDARIO SERAFICO

Antifona d’Ingresso
Oggi è sorta una stella:
oggi santa Chiara, poverella di Cristo, 

è volata alla gloria dei cielo.

Regnum mundi et omnem ornátum sæculi contémpsi propter amórem Dómini mei Iesu Christi, quem vidi, quem amávi, in quem crédidi, quem diléxi.

Colletta
Dio misericordioso,
che hai ispirato a santa Chiara
un ardente amore per la povertà evangelica,
per sua intercessione concedi anche a noi
di seguire Cristo povero e umile,
per godere della tua visione
nella perfetta letizia del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.

Deus, qui beátam Claram ad paupertátis amórem misericórditer adduxísti, eius nobis intercessióne concéde, ut, in paupertáte spíritus Christum sequéntes, ad tui contemplatiónem in cælésti regno perveníre mereámur. Per Dóminum.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura
 
Os  2, 14-15. 19-20

Ti farò mia sposa per sempre.

Dal libro del profeta Osea

Così dice il Signore:
« Ecco, la attirerò a me,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.

Là canterà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d’Egitto.

Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nella benevolenza e nell’amore,
ti fidanzerò con me nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore ».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 44
Ecco lo sposo: andate incontro a Cristo Signore!

Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
al re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui.

La figlia del re è tutta splendore,
gemme e tessuto d’oro è il suo vestito.
E presentata al re in preziosi ricami.

Con lei le vergini compagne a te sono condotte;
guidate in gioia ed esultanza
entrano insieme nel palazzo dei re.

Seconda Lettura  2 Cor 4, 6-10. 16-18
La vita di Gesù si manifesta nei nostri corpi.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 

Fratelli, Dio rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sui volto di Cristo.

Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nei nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nei nostro corpo.

Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria.

Canto al Vangelo  Gv 6,51
Alleluia, alleluia.

Vieni, Sposa di Cristo, ricevi la corona

che il Signore ti ha preparata per la vita eterna.

Alleluia.

  
Vangelo
 
Gv 15, 4-10
Chi osserva i comandamenti del Signore, rimane nel suo amore.

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me, viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti dei Padre mio e rimango nel suo amore ».

Sulle Offerte
Accetta, Signore, l’umile servizio che ti offriamo
riuniti nel ricordo di santa Chiara vergine,
e per il santo sacrificio del Cristo tuo Figlio
trasformaci in ardenti apostoli del tuo amore.
Per Cristo nostro Signore.

Devotiónis nostræ múnera, Dómine, in beátæ Claræ commemoratióne tibi sacránda deférimus, qui temporáli consolatióne signíficas, ut promíssa non desperémus ætérna. Per Christum.

Prefazio
V. Il Signore sia con voi.
R. E con il tuo spirito.

V. In alto i nostri cuori.
R. Sono rivolti al Signore.

V. Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
R. E’ cosa buona e giusta.

Èveramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.

Tu hai ispirato a santa Chiara
di seguire fedelmente,
sull’esempio di san Francesco,
le orme del tuo Figlio,
sposandola a lui misticamente
con vincolo di perenne fedeltà e amore:
e avendola innalzata,
per la via della più eroica povertà,
alle altezze della seràfica perfezione,
l’hai costituita Madre e Maestra
di una moltitudine di vergini.

Per questo dono della tua benevolenza,
uniti agli Angeli e ai Santi,
con voce unanime
cantiamo l’inno della tua lode:

Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli.

Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus: In Sanctis enim, qui Christo se dedicavérunt propter regnum cælórum, tuam decet providéntiam celebráre mirábilem, qua humánam substántiam et ad primæ oríginis révocas sanctitátem, et perdúcis ad experiénda dona, quæ in novo sæculo sunt habénda. Et ídeo, cum Sanctis et Angelis univérsis, te collaudámus, sine fine dicéntes:

Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.

Antifona alla Comunione  Gv 14, 21. 23
«Chi mi ama sarà amato dal Padre mio,
e noi verremo a lui
e presso di lui prenderemo dimora».

Ps 44,2
Eructávit cor meum verbum bonum, dico ego ópera mea Regi.

Dopo la Comunione
O Dio, che ci hai saziato con il pane della vita,
fa’ che, sull’esempio di santa Chiara,
portiamo nel nostro corpo mortale
la passione di Cristo Gesù
per aderire a te, unico e sommo bene.
Per Cristo nostro Signore.

Salutáribus, Dómine, fóntibus recreáti, te súpplices exorámus, ut, beátæ Claræ intercessióne, Christo in dies intímius adhæréntes, in eius regno grátiæ mereámur esse consórtes. Per Christum..

Santa Chiara d’Assisi: Benedizione

                                                                                                                                                   2854

1Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo[i]. Amen.

2II Signore vi benedica e vi custodisca.

3Mostri a voi la sua faccia e vi usi misericordia.

4Rivolga a voi il suo volto e vi doni la sua pace[ii]; a voi, sorelle e figlie mie, 5e a tutte coloro che verranno dopo di voi e rimarranno in questa nostra comunità e alle altre tutte, che in tutto l’Ordine persevereranno sino alla fine in questa santa povertà.

2855

6Io, Chiara, serva di Cristo, pianticella del santo padre nostro Francesco, sorella e madre vostra e delle altre Sorelle Povere, benché indegna, 7prego il Signore nostro Gesù Cristo per la sua misericordia e per l’intercessione della sua santissima madre Maria, del beato arcangelo Michele e di tutti i santi Angeli di Dio, [del beato padre nostro Francesco] e di tutti i santi e le sante di Dio, 8perché lo stesso Padre celeste vi doni e vi confermi questa santissima be­nedizione in cielo e in terra[iii]: 9in terra, moltiplicandovi, con la sua grazia e le sue virtù, fra i suoi servi e le sue serve nella Chiesa militante; 10in cielo, esaltandovi e glorificandovi nella Chiesa trionfante fra i suoi santi e sante.

2856

11Vi benedico in vita mia e dopo la mia morte, come posso e più di quanto posso, con tutte le benedizioni, 12con le quali lo stesso Padre delle misericordie benedisse e benedirà in cielo[iv] e in terra i suoi figli e le sue figlie spirituali, 13e con le quali ciascun padre e madre spirituale benedisse e benedirà i suoi figli e le sue figlie spirituali. Amen.

2857

14Siate sempre amanti di Dio e delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle, 15e siate sempre sollecite di osservare quanto avete promesso al Signore.

2858

16Il Signore sia sempre con voi, ed Egli faccia che voi siate sempre con Lui. Amen.


[i] Cf. Mt. 28, 19

[ii] Cf. Nm. 6, 24-26

[iii] Cf. Gen. 27, 28

[iv] Cf. 2 Cor. 1, 3 e Ef. 1, 3

2 Marzo: Sant’ Agnese di Boemia Principessa, badessa

Figlia del sovrano boemo Otakar I, Agnese nacque a Praga nel 1211. Nel 1220, essendo promessa sposa di Enrico VII, figlio di Federico Barbarossa, Agnese fu condotta a Vienna ove visse sino al 1225 quando, rotto il fidanzamento, tornò a Praga per consacrarsi a Dio. Grazie ai Frati Minori, venne a conoscenza della vita spirituale di Chiara d’Assisi. Rimase affascinata da questo modello e decise di imitarne l’esempio. Fondò il monastero di San Francesco per le «Sorelle Povere o Damianite» nel 1234. Insieme a Santa Chiara si adoperò per ottenere l’approvazione di una nuova ed apposita regola che ricevette e professò. Agnese divenne badessa del monastero, ufficio conservò per tutta la vita. Morì il 2 marzo 1282. Numerosi miracoli furono attribuiti alla principessa badessa che venne beatificata da Pio IX nel 1874 e canonizzata da Giovanni Paolo II nel 1989. (Avvenire)

Etimologia: Agnese = pura, casta, dal greco

Martirologio Romano: A Praga in Boemia, ora Repubblica Ceca, sant’Agnese, badessa, che, figlia del re Ottokar, rifiutate nozze regali per essere sposa solo di Cristo, abbracciò la regola di santa Chiara nel monastero da lei stessa edificato, in cui volle osservare con rigore la povertà.

Giovanni Paolo II, durante il suo lungo pontificato, se da un lato non ha mancato di proporre agli uomini di oggi dei modelli di santità a loro vicini nel tempo, non ha però disdegnato anche di elevare agli onori degli altari alcune significative figure visute nei primi secoli del secondo millenio, tra le quali la principessa Sant’Agense di Boemia oggi festeggiata.
Figlia del sovrano boemo Premysl Otakar I e della regina Costanza, sorella di Andrea II re d’Ungheria, Agnese nacque a Praga nel 1211. Sin dall’infanzia fu oggetto di svariati progetti di fidanzamento indipendentemente dalla sua volontà, cosa comune a quel tempo meramente per speculazioni politiche e convenienze dinastiche. All’età di tre anni fu affidata alle cure della duchessa di Slesia, la celebre Santa Edvige, che l’accolse nel monastero cistercense di Trzebnica e le insegnò i primi elementi della fede cristiana. Tre anni dopo fece ritorno a Praga e venne poi affidata alle monache premonstratensi di Doksany ove ricevette un’adeguata istruzione.
Nel 1220, essendo promessa sposa di Enrico VII, figlio dell’imperatore Federico II Barbarossa, Agnese fu condotta a Vienna presso la corte del duca d’Austria: qui visse sino al 1225 rimanendo sempre fedele ai principi e ai doveri della morale cristiana. Rescisso infine il patto di fidanzamento, ritornò a Praga ove poté dedicarsi ad una più intensa vita di preghiere e di opere caritative. Dopo una matura riflessione, decise di consacrare a Dio la sua verginità. Pervennero alla corte di Praga nuove proposte nuziali per la giovane principessa boema: quella del re inglese Enrico III, che svanì, e quella del Barbarossa presentata prima a re Otakar nel 1228 ed una seconda volta a re Venceslao nel 1231.
Papa Gregorio IX, cui Agnese aveva chiesto protezione, intervenne riconoscendo il voto di castità della principessa, che in tal modo acquistò la libertà e la felicità di consacrarsi a Dio libera dai sotterfugi del mondo secolare. In quel periodo giungevano a Praga quali predicatori i Frati Minori, grazie ai quali venne a conoscenza della vita spirituale che conduceva in Assisi la vergine Santa Chiara secondo lo spirito francescano. Rimase affascinata da questo modello e decise di imitarne ad ogni costo l’esempio: usufruendo dei propri beni fondò tra il 1232 ed il 1233 a Praga l’ospedale di San Francesco e per dirigerlo l’Ordine dei Crocigeri della Stella Rossa. Allo stesso tempo fondò il monastero di San Francesco per le “Sorelle Povere o Damianite”, ove lei stessa entrò l’11 giugno 1234, giorno di Pentecoste.
Agnese professò dunque solennemente i voti solenni di castità, povertà ed obbedienza, pienamente consapevole del valore eterno di questi consigli evangelici, e si cimentò nel praticarli con esemplare fedeltà per tutti i suoi giorni. La verginità finalizzata al regno dei cieli costituì l’elemento fondamentale della sua spiritualità. Lo spirito di povertà, che già in precedenza l’aveva indotta a distribuire ai poveri i suoi beni, la spinse a rinunciare totalmente ad ogni proprietà per seguire Cristo povero ed ottenne inoltre che nel suo monastero si praticasse addirittura l’esproprio collettivo. Lo spirito di obbedienza la condusse a conformare sempre più la sua volontà a quella divina che scopriva nella lettura del Vangelo e nella Regola di vita che la Chiesa le aveva donato. Insieme a Santa Chiara si adoperò per ottenere l’approvazione di una nuova ed apposita Regola che, dopo fiduciosa attesa, ricevette e professò con estrema fedeltà.
Poco dopo la professione Agnese divenne badessa del monastero, ufficio che dovette conservare per tutta la vita, esercitandolo con umiltà e carità, con saggezza e zelo, considerandosi sempre come “sorella maggiore” delle monache sottoposte alla sua autorità. La notizia dell’ingresso di Agnese in monastero suscitò ammirazione in tutta ammirazione Europa e tutti coloro che ebbero modo di entrare in contatto con lei poterono testimoniare le sue virtù, come concordemente attestano anche le memorie biografiche: specialmente ammirato era l’ardore della sua carità verso Dio e verso il prossimo, “la fiamma viva dell’amore divino che ardeva continuamente nell’altare del cuore di Agnese, la spingeva tanto in alto, per mezzo dell’inesauribile fede, da farle ininterrottamente cercare il suo Diletto” e si esprimeva in modo peculiare nel fervore con cui adorava i misteri dell’Eucaristia e della Croce del Signore, nonché nella devozione filiale alla Madonna contemplata nel mistero dell’Annunciazione.
L’amore del prossimo, continuò anche dopo la fondazione dell’ospedale a tenere spalancato il suo cuore generoso ad ogni forma di aiuto cristiano. Amò la Chiesa implorando dalla bontà di Dio per i suoi figli i doni della perseveranza nella fede e della solidarietà cristiana. Collaborò con i papi del sue tempo, che per il bene della Chiesa non mancavano di sollecitare le sue preghiere e le sue mediazioni presso i sovrani boemi, suoi familiari. Nutrì sempre un profondo amore per la sua patria, che beneficiò con opere caritative individuali e sociali, nonché con la saggezza dei suoi consigli sempre volti ad evitare conflitti di ogni sorta ed a promuovere la fedeltà alla religione cattolica dei suoi padri.
Negli ultimi anni di vita Agnese sopportò con immutata pazienza i molteplici dolori che afflissero lei e l’intera famiglia reale, il monastero e la Boemia, causati da un infausto conflitto e dalla conseguente anarchia, nonché dalle calamità naturali che si abbatterono sulla regione e la conseguente carestia. Morì infine santamente nel suo monastero il 2 marzo 1282. Numerosi miracoli furono attribuiti all’intercessione della principessa defunta, ma il culto tributatole sin dalla morte ebbe il riconoscimento papale solo il 28 novembre 1874 con decreto del Beato Pio IX. Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ha infine canonizzato Agnese di Boemia il 12 novembre 1989 nella Basilica Vaticana.

Da Santiebeati.it

11 Agosto – Santa Chiara d’Assisi, Vergine


Santa Chiara d’Assisi, Vergine

S. Chiara d’Assisi nasce nel 1194 da una nobile famiglia d’Assisi. La madre, recatasi a pregare alla vigilia del parto nella Cattedrale di San Rufino, sentì una voce che le predisse:”Donna non temere, perchè felicemente partorirai una chiara luce che illuminerà il mondo”.
La notte dopo la Domenica delle Palme, il 18 marzo 1212, Chiara,  si recherà di nascosto alla Porziuncola, dove era attesa da Francesco e dai suoi frati. Qui Francesco la vestì del saio francescano, le tagliò i capelli consacrandola alla penitenza e la condusse presso le suore benedettine di San Paolo a Bastia Umbra, dove il padre inutilmente tentò di persuaderla a far ritorno a casa. Chiara si rifugiò in seguito, su consiglio di Francesco, nella Chiesetta di San Damiano che divenne la Casa Madre di tutte le sue consorelle chiamate dapprima “Povere Dame recluse di San Damiano” e, dopo la morte di Chiara, Clarisse. Qui visse per quarantadue anni, quasi sempre malata, iniziando alla vita religiosa molte sue amiche e parenti compresa la madre e le sorelle. Nel 1215 Francesco la nominò badessa e formò una prima regola dell’Ordine. Il legato pontificio, Cardinale Ugolino, formulò la prima regola per i successivi monasteri e più tardi le venne concesso il privilegio della povertà con il quale Chiara rinunciava ad ogni tipo di possedimento. La morte di Francesco e le notizie che alcuni monasteri accettavano possessi e rendite amareggiarono e allarmarono Chiara che sempre più malata volle salvare fino all’ultimo il privilegio della povertà per il suo convento componendo una Regola simile a quella dei Frati Minori, approvata dal Cardinale Rainaldo (poi papa Alessandro IV) nel 1252 e alla vigilia della sua morte da Innocenzo IV, recatosi a San Damiano per portarle la benedizione e consegnarle la bolla papale che confermava la sua regola; il giorno dopo, 11 agosto 1253, Chiara muore, officiata dal Papa che volle cantare per lei non l’ufficio dei morti, ma quello festivo delle Vergini. Il suo corpo venne sepolto a San Giorgio ed in seguito trasferito nella chiesa che porta il suo nome. Nonostante l’intenzione di Innocenzo IV fosse quella di canonizzarla subito dopo la morte, si giunse alla bolla di canonizzazione nell’autunno del 1255, dopo averne seguito tutte le formalità, per mezzo di Alessandro IV. Condusse una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità, permise di essere separata.

Il mondomaterialista ed effimero” rifletta sul chiaro esempio offerto Santa Chiara e dalle Clarisse, che con la loro vita fatta di Poverta’, Clausura, Digiuno, Adorazione e Preghiera, portano “una chiara luce nel mondo che rischiara  le tenebre di molti cuori”. Il Vangelo ci dice che se il chicco di grano non muore non porta frutto. Queste donne scelgono la clausura rinunciando e morendo a se stesse ed al mondo per vivere in Dio portando “molto frutto” per tutta l’umanità. Sono tante le grazie spirituali che ottengono per l’umanità.

Preghiera a Santa Chiara d’Assisi

O ammirabile Santa Chiara,
per quello spirito di penitenza che Vi indusse
a far Vostra particolare delizia
il digiuno più severo,
la povertà più rigorosa,
le mortificazioni più penose,
la privazione di tutti i beni,
la sofferenza di tutti i mali,
per consacrarVi intieramente
all’amore di Gesù Cristo
nell’Ordine da Voi Istituito,
dietro la direzione
del Vostro serafico Padre S. Francesco,
di cui vestiste così bene lo spirito
nell’abbracciarne l’abito e la regola,
impetrate a noi tutti
la grazia di preferire sempre
l’umiliazione alla gloria,
la povertà alle ricchezze,
la mortificazione ai piaceri,
al fine di essere non solo di nome,
ma anche di fatto,
fedeli discepoli di Gesù Cristo.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Liturgia di Santa Chiara d’Assisi, Vergine

Preghiera a Santa Chiara d’Assisi

Santa Chiara d’Assisi: Benedizione

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