Virtù Serafiche: La cortesia

LA CORTESIA

Una delle virtù più amata e praticata da San Francesco è la cortesia. Essa è in Francesco una dote naturale che caratterizza la sua giovinezza, ma dopo la sua conversione si dilata e si affina sempre più.
Nel contesto medievale la cortesia è considerata una delle nove virtù che caratterizzano il cavaliere. Francesco imbevuto dello spirito della società di cui fa parte, vive secondo lo stile delle avventure cavallere­sche. Dopo la conversione scopre che questa virtù è propria di Dio. “La cortesia – diceva – è una delle proprietà di Dio, il quale dà il suo sole e la sua pioggia ai giusti e agli ingiusti per cortesia. E ancora “la cortesia è sorella della ca­rità, la quale spegne l’odio e conserva l’amore”.
Virtù tipicamente francescana, si esprime nel­l’accoglienza, nella sollecitudine, nella lealtà, nel ser­vizio, nella gentilezza, nella liberalità, nella compas­sione.
Tutta la vita di Francesco è intessuta di gesti cor­tesi ed è piacevole richiamarne almeno qualcuno alla memoria.
Non si può non ricordare, ad esempio, la corte­sia che Francesco usò verso un cavaliere povero e decaduto, donandogli tutti gli indumenti sgargianti e di gran prezzo che si era appena fatti confezionare.”
O ancora la cortesia che dimostrò al Frate affa­mato che a motivo dei digiuni eccessivi una notte non riusciva a dormire, tormentato dalla fame, e come per evitare rossore al povero Frate, chiamatolo incominciò a mangiare lui per primo, mentre con dolcezza invitava l’altro a mangiare.”
Grande era la sua sollecitudine e cortesia per i fra­telli che il Signore gli aveva donati e per le nuove voca­zioni, tenendo conto della condizione di ciascuno.

Che dire poi del suo modo cortese di trattare i poveri nei quali venerava Cristo?

Mentre era ancora nel secolo così diceva a se stesso: “Tu sei generoso e cortese verso persone da cui non ricevi niente, se non una effimera vuota simpatia; ebbene è giusto che sia altrettanto generoso e gentile con i poveri, per amore di Dio, che contraccambia tanto largamente”. “Una volta – racconta il Celano – che aveva re­spinto malamente, contro la sua abitudine, poiché era molto cortese, un povero che gli aveva chiesto l’e­lemosina, pentitosi subito, ritenne vergognosa villa­nia non esaudire le preghiere fatte in nome di un Re così grande. Prese allora la risoluzione di non negar mai ad alcuno, per quanto era in suo potere, qua­lunque cosa gli fosse domandata in nome di Dio”.

La cortesia, insieme alla letizia, alla semplicità e all’instancabile servizio, Francesco raccomandava che i Frati esercitassero vicendevolmente e nei con­fronti del prossimo. E difatti quando si incontravano “erano casti abbracci, delicati sentimenti, aspetto lieto, oc­chio semplice, animo umile, parlare cortese, risposte gentili, piena unanimità nel loro ideale, pronto ossequio e instan­cabile reciproco servizio”. E “mentre erano severi con se stessi, il loro contegno era sempre garbato e pacifico con tut­ti e attendevano solo a opere di edificazione e di pace”.
Al pari di Francesco, anche la Madre S. Chiara ci ha lasciato un fulgente esempio di squisita cortesia. Piena di materna delicatezza, più volte si alzava nel freddo della notte per coprire le sue figlie. Così im­portante era per lei l’affabilità, che nasce dall’umiltà e fiorisce in un atteggiamento di disponibilità e di cor­tese servizio, da scrivere nella Regola: “l’Abbadessa usi verso le Sorelle tale familiarità che queste possano parlarle e trattare con lei come usano le padrone con la propria serva” e continua “perché così dev’essere che l’Abbadessa sia la serva di tutte le Sorelle”.
Ella desiderava altresì che la medesima cortese affabilità regnasse tra le sue figlie presenti e future alle quali raccomanda: “L’una manifesti all’altra con confidenza le sue necessità. E se una madre ama e nutre la sua figlia carnale, con quanta maggior cura deve una so­rella amare e nutrire la sua sorella spirituale”.
Dalla familiarità con Cristo Gesù Signore, Chiara apprendeva quelle sfumature della carità che rendono bella la vita fraterna. Sempre pronta a co­gliere al volo e a mettere in pratica con grande doci­lità quelle delicatezze che lo Spirito le suggeriva, ora consolava le afflitte gettandosi persino ai loro piedi per alleviarne la sofferenza, ora si prodigava in umili servizi alle inferme, ora infervorava il cuore delle Sorelle ad amare il Signore.
La cortesia è nobiltà d’animo che si accompagna alla sollecitudine e alla gentilezza ed informa il par­lare e il tratto.
È proprio di chi ha familiarità con lo Spirito Santo, l’essere cortese. È Lui che suggerisce quelle sfumature della carità che sono la delicatezza e la cortesia.        `

L’esempio dei nostri Santi Fondatori, la cui in­nata cortesia è stata sublimata dall’amore di Cristo, ci sia di stimolo ad amare e rispettare il nostro prossi­mo come l’ama e rispetta Cristo stesso.

Clarisse Monastero S. Chiara

Biancavilla (CT)