Sii ricco soltanto di Dio (Gregorio Nazianzeno)

Tutto nudo devi solcare il mare della vita, e la tua nave non vada pesante sui flutti, destinata, così, a naufragare presto[1].

Pensa alla fredda morte come se fosse sempre presente, e troverai, al suo incontro, la morte meno amara.

Innalza sempre la tua mente, come un tempio, a Dio, affinché tu abbia il Signore all’interno del tuo cuore, come statua immateriale.

Conosci te stesso[2], mio caro, chi tu sia e donde tu venga: così più facilmente tu otterrai la bellezza archetipale[3].

Un giorno ti porta al successivo; chi è leggero è preso dal vortice; ma la mente dell’uomo costante ha un giorno che dura eterno.

Chi confida nelle cose che vanno e vengono confida in una corrente, che mai non si ferma.

Malanno uguale sono, per me, il vivere il parlar scellerato; se tu hai una qualunque delle due cose, tu hai anche l’altra.

È atteggiamento empio, se si è impuri, essere presente ai sacrifici; ancor più terribile è venerare tutte le reliquie dei morti[4].

Non fermarti mai sulla strada delle cose buone[5]:fermarsi significa, per te, scivolare nell’abisso del male, se tu sei uscito dal tuo vizio.

Vede, ma è cieco, colui che non vede la sciagura della sua malvagità; andar dietro alle tracce di una fiera è proprio degli occhi acuti.

Quando hai bisogno di un medico per le tue malattie, se gli tieni nascosi i tuoi mali, non potrai fuggire al doloroso marciume.

Tu hai la parola, io l’azione. Colui che non ha fatto una buona azione, abbia pure l’eloquenza come ambigua alleata.

La sazietà è violenta. Io però voglio, mio caro, che tu abbia questo impegno: la saldezza per l’anima sempre mobile.

Sii ricco soltanto di Dio, e considera tutto il mondo uguale ad una tela di ragno. Tutte le cose degli uomini sono estranee a questa vita: solo la virtù dei mortali vale la pena di essere vissuta.

“Qua venite”, grida a tutti il Logos di Dio, dalla sapienza immortale, “venite alla conoscenza della celeste Trinità”.

Volgete l’animo, o voi, quanti le pure nozze legarono a quel genere di vita[6], a procurare maggior frutto per i torchi celesti[7].

E quante siete state abbracciate dal grande Dio il Logos, vergini spose, offrite ogni cosa a Dio.

Splendore luminoso è colui che vive da solo[8], ma devi distogliere l’animo dal mondo e collocarlo lontano dalla carne.

È empia cosa avere la fede in superficie, e non nel cuore: essa potrebbe facilmente scorrer via. Io voglio una convinzione profonda.

Non avere né una giustizia inflessibile né una prudenza tortuosa. Dappertutto la misura è la cosa migliore.

Sia ben guidata anche l’audacia, ché altrimenti è soltanto audacia, e non è forza. È opera della temperanza essere anche sereni.

Ottima cosa è aprire sempre la mente agli oracoli di Dio: così tu potresti diventare esperto nelle leggi celesti.

Cerca di essere ottimo; cerca di dispiacere a coloro ai quali è bene dispiacere. Se alla malvagità tu arrechi gioia, è un’ignobile fama.

È cosa turpe che colui che è ottimo sia difensore dei malvagi: è come se tu avessi il piede all’interno della malvagità.

L’oro si doma nelle fornaci e l’uomo nobile nei dolori: il dolore è spesso più leggero della mancanza di preoccupazioni.

Facilmente rinnegherebbe il grande Iddio colui che rinnega il proprio padre: riconosci nel tuo genitore il padre della tua pietà.

I vermi consumano ogni cosa: non lasciare le cose tue nemmeno alla tomba; l’onore dell’epitaffio consiste in un nome glorioso.

Abbi rispetto degli stranieri delle nostre parti, ma soprattutto di coloro che hanno lasciato ogni cosa, perché fosse dei morti che non hanno più forze.

Orsù, dunque, abbandonando qui tutto il mondo e le sue preoccupazioni, apri la vela verso la vita celeste.

Compi sempre ottime opere in modo degno di Dio, e la Trinità ti stia a cuore in modo particolare.

Gregorio Nazianzeno
Poesie I, 2, 31 (Sentenze in distici) 
in Gregorio Nazianzeno, Poesie, Città Nuova, Roma 1994, pp. 242-244.


[1] Cioè vivi senza ricchezze, le quali sono destinate a essere perdute in caso di disgrazia. Il motivo del naufragio della vita, per indicare le sciagure che la sconvolgono e che implicano la perdita delle ricchezze e degli onori, era diffuso nella predicazione dei filosofi cinici.

[2] Era la famosa massima incisa sul fronte del tempio di Apollo a Delfi: Gregorio la fa sua, in senso cristiano, anche nell’Orazione 32,21.

[3] Tale espressione si legge anche nell’Orazione 38,13 (Sul Natale).

[4] Una critica al culto delle reliquie dei morti, che si stava diffondendo allora in modo smoderato nel cristianesimo antico, presso le persone incolte e ignoranti.

[5] Una analoga concezione si legge nel prologo della Vita di Mosè di Gregorio di Nissa: il Padre osserva che la virtù, identificandosi con Dio, è infinita, e che pertanto la strada che si deve percorrere nella virtù, è parimenti infinita: fermarsi implica un peccato, perché significa volgersi al peggio.

[6] Cioè la vita verginale, alla quale Gregorio ha dedicato i carmi I, 2, 1-7.

[7] Cf. Is 63,1-6.

[8] Cioè il monaco.

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Terminato il mese di Novembre dedicato ai defunti.

E’ terminato il mese di Novembre dedicato ai defunti. Mese di preghiera per i defunti, e di meditazione e “preparazione” per i viventi, rispetto alle “cose ultime” che ci attendono.

A prescindere da tutto, ognuno fa la sua esperienza di Fede e dello “Spirito Santo”; il Signore concede di illuminare solo una parte delle tenebre, solo Dio può dileguarle del tutto!.

a) Credere, intensamente, fortemente, anche, ma forse soprattutto, “ciecamente”…
b) Sperare,  sperare “follemente”, anche contro ogni speranza “umana”—
c) sforzarsi nella Carità, Carità che non deve essere confusa con l’Elemosina, anche essa importantissima- poichè la Carità appartiene all’ordine superiore delle cose umane, è una Virtù che infonde Dio.
d) amore-Carità e dolcezza, ma quando serve anche una punta df “durezza”, la durezza della Verità: la Verità è spada tagliente, mai ferisce, ma scarnifica il “peccato”. E’ un bisturi precisissimo, capace di tagliare via quanto necrotico salvando quanto è vivo. La Verità è dolcissima nella sua amarezza; ruvidissima nella sua gentile morbidezza; pesantemente schiacciante nella sua eterea leggerezza; eppure si tenga ben presente che la Verità non è mai, e dico mai, un ossimoro!
e) meglio una lite, che una pacifica accondiscendenza nella tiepidezza.
f) meglio un boccone amaro oggi, nella speranza del felice domani.
g) Credi, Spera, Ama. ringrazia, prega! Ma soprattutto sii forte, sii sempre te stesso, che tu sia “caldo” o “freddo” sii sempre te stesso! ad una sola cosa bada: non esser mai “tiepido”.
I tuoi piedi e i tuoi passi siano sempre ben piantati per terra, ma bada, i tuoi occhi siano sempre fissi al cielo, poichè la son le vere ricchezze ed abita Colui che è Vivo e Vero. Ed è  dal cielo che vedremo tornare il Suo Figliuolo, per rendere ad ognuno il dovuto!

La santa che pregando in latino “sgangherato e raffazzonatissimo” otteneva grandi Grazie da Dio. (Ad edificazione di quelli un po’ “sciocchi” nelle cose della Fede).


Chi è la santa di cui si racconta? Mano alle agiografie e, bravo chi indovina!

Una giovane fanciulla, che tanto amava Dio e Gesù, da Egli fu vocata ad entrare in un monastero di clausura per dedicarsi alla contemplazione di Colui che ella amava, ed alla preghiera. La giovane fanciulla era poverissima e ignorante; per la sua povertà, dovette provvedere il vescovo alla dote richiesta per entrare in Monastero. Entrata in monastero, la badessa per saggiarne la sincerità dell’effettiva vocazione e dell’umile semplicità di cui faceva apparenza, la dedico ai lavori più umili e faticosi, riprendendola duramente a volte per errori non commessi, umiliandola sempre con l’intento di saggiarne le effettive virtù (Omne, quod tibi applicitum fuerit, accipe et in dolore sustine et in humilitate tua patientiam habe, quoniam in igne probatur aurum et argentum, homines vero receptibiles in camino humiliationis. [Sir 2, 4-6]). Anche qualche altra novizia e qualche monaca spesso la maltrattavano o la prendevano in giro per la sua semplicità e per la sua ignoranza. La ragazza sopportava con eroica semplicità d’animo, offrendo le sue umiliazioni a Dio, a Gesù, per la edificazione e la salvezza delle anime che sono nel mondo; e per accellerare il transito delle anime che appartengono ancora alla Chiesa Purgante (le anime del Purgatorio) alla Chiesa Trionfante (Santo Paradiso). Passò il tempo dovuto e la ragazza venne finalmente ordinata monaca. Il suo amore per Gesù, e per le anime dei peccatori per le quali incessantemente pregava e si sacrificava era sconfinato e, soprattutto, sincero e puro. La monaca, quest’anima umile e pura, con la sua preghiera incessante e col suo continuo sacrificarsi – a sua insaputaotteneva la conversione di molti peccatori e la continua liberazione delle anime del Purgatorio in numero sì grande!
Il Demonio, invidioso, nemico del genere umano e omicida fin dal principio, era furente, bollente di rabbia contro quest’anima pura che con la sua preghiera, i suoi sacrifici e umiliazioni sopportate con eroico candore ed umiltà, otteneva dal Signore di sottrargli dalle  malvagie grinfie interi stuoli di anime. La monaca inoltre otteneneva beata consolazione dalla sua preghiera.
Fu cosi che l’infame nemico del genere umano ingegnò di tentare e far cadere questa semplice anima la cui somma virtù era l’umile semplicità, con diabolico stratagemma nel vizio opposto: la vanagloriosa presunzione.
E il diabolico nemico delle anime vi riuscì!
Del come e del perchè vi riuscì vi raccontiamo, dovendo però anticiparvi un antefatto fin qui ben taciuto:
la ragazza prima di entrare in monastero, aveva già appreso le preghiere in famiglia e, devotissima, nel frequentar Messa, in Chiesa. Solo che a motivo della umile ignoranza delle cose delle lettere, le aveva apprese in un latino distorto, sgangherato e raffazzonatissimo. E in tale modo aveva sempre provveduto a bisbigliarle. Eppure la preghiera di quest’anima umile e pura, pur fatta in un latino distorto, sgangherato e raffazzonatissimo era graditissima a Dio.
La ragazza mai si era data pena, anche una volta entrata in monastero, di imparare e recitare le orazioni in un latino corretto: presa come era dalla enorme devozione e fervore le recitava nel modo precedentemente imparato,  anche per una sua limitatezza nell’apprendimento. Di ciò era da sempre stata fatta oggetto di scherno dalle novizie e dalle consorelle in monastero, senza però mai badarvi più di tanto, a motivo, come già detto, della sua umile semplicità e del fervore nella cosa già acquisita.

L’astuto tentatore, provvide ad insinuarle questo pensiero, parlando interiormente a lei, come voce di Angelo di Luce:
Dilettissima ******, tu preghi tanto e ti sforzi, ma di cosa dici nelle tue preghiere il Signore non capisce niente, e perciò non le esaudisce (padre della menzogna è il Demonio, il Signore le esaudiva, eccome!); nemmeno una parola corretta del Pater dell’Ave (il nome della Beatissima Vergine Maria è impossibile da pronunciare per il Demonio) e del Gloria  riesci a pronunciare, come vuoi che lui ti ascolti? Impara per bene le preghiere in latino e recitale correttamente: dimostrerai alle tue consorelle che non sei la zotica ignorante qual ti qualificano, e così, il Signore ti ascolterà!“.
Quest’anima ingenua e candida fu ingannata dal maligno nemico, che con la sua astuzia fece leva sul suo fervore la sua pietà e, soprattutto, sui suoi  santi intenti: l’amore del Signore e la salvezza delle anime, per ottener le quali si risolse a fare come l’astuto ingannatore aveva suggerito.
Il di seguente, compiuti i propri doveri, appena ebbe l’occasione di poter parlare con la badessa, la informò del suo fermo proposito di voler imparare compiutamente le orazioni in latino, chiedendo che fosse la badessa stessa ad insegnargliele. La badessa acconsenti volentieri. E fu cosi che la ragazza prendendo lezione dalla badessa, imparo a recitare perfettamente, in latino accademico, tutte le orazioni. Così inizio la disavventura per questa anima candida ingannata -temporaneamente- dal maligno.
La monaca ******* pregava e pregava, con un latino accademico, ma non otteneva alcuna consolazione. Iniziò a raddoppiare le sue preghiere, ma nulla. Allora aggiunse ulteriori sacrifici, digiuni, penitenze e mortificazioni alle sue preghiere, ma nulla, la sua anima non riceveva consolazione. Imperterrita triplicò la sua preghiera e aumentò ancora più sacrifici, digiuni, penitenze e mortificazioni, ma nulla: il silenzio di Dio si faceva ancora più assordante e la mancanza di consolazione continuava.
Passò anni e anni a far ciò!
La badessa la vide sfinita e le chiese: ” ******* cosa posso fare per il fatto che ti vedo sfinita, cosa c’è che non va?“. La monaca approfittò  per chiedere di essere esonerata dalle incombenze dei lavori del convento , pensando di dedicarsi ancor più incessantemente alla preghiera, e ottenne questa concessione dalla badessa.
Si recò nella sua cella, si inginocchiò innanzi al Crocifisso, e inizio a recitare le orazioni stando ancora più attenta alla pronuncia corretta del latino. Le recitava lentamente, a voce alta, in modo perfetto, in un latino degno del migliore accademico. Stette cosi a recitare le orazioni -con pronuncia da maestro d’Accademia– due giorni e due notti di continuo, ma nulla: nessuna consolazione, solo il più profondo, assoluto silenzio di Dio!
Esausta, cadde svenuta! Si riprese dopo tempo e, piangente, si inginocchio di nuovo, guardando fissa verso il Crocifisso, nell’attesa di quella consolazione che da tanto le mancava ed esclamando: Signore perchè mi hai abbandonata? perchè per tutto questo tempo mi stai tacendo? Perchè non provo più consolazione? Non ho recitato in latino perfettissimo le preghiere?.

Al Divin Redentore amante di quell’anima semplice e candida, pia e fervorosissima, piacque por fine alla prova.
E la voce –quella del vero Maestro, vero Pastore delle anime–  parlò interiormente alla monaca:
******** Dilettissima figlia mia, non ti ho mai abbandonato nè mai ti abbandonerò. Ho permesso che fossi messa alla prova e nella prova hai mostrato la tua integrità e il tuo fervore. E’ stato il nemico maligno a suggerirti di imparare compiutamente, in latino accademico le orazioni, tentandoti nell’umiltà. E quando ti sei risoluta a farlo sei caduta, pur nell’ingenuità dettata dall’amore, nella vanagloria, nella presunzione che per essere esauditi bisogna recitare in un latino accademico le preghiere. Certo, pur quello potrebbe contare o conta, ma più di tutto conta la Fede e la purezza, il fervore dell’intenzione, non certo quella della pronuncia, la pronuncia è solo un di più. Quando bisbigliavi umilmente le preghiere in latino sgangherato e raffazzonatissimo mi eri più gradita, poichè era il frutto degno del fervore e della semplice umiltà per cui ti ho maggiormente amata e vocata. Tu sai benissimo, dilettissima figlia mia, che ho pronunciato io “In illo tempore respondens Iesus dixit: “ Confiteor tibi, Pater, Domine caeli et terrae, quia abscondisti haec a sapientibus et prudentibus et revelasti ea parvulis. Ita, Pater, quoniam sic fuit placitum ante te” [Mat. 11, 25-26].
E sai bene anche che “elegit Deus, ut confundat sapientes, et infirma mundi elegit Deus, ut confundat fortia, et ignobilia mundi et contemptibilia elegit Deus, quae non sunt, ut ea, quae sunt, destrueret, ut non glorietur omnis caro in conspectu Dei” [1Cor 1, 26-29] .
Quando bisbigliavi le preghiere in latino sgangherato e raffazzonatissimo, la tua attenzione e il tuo amore era solo su di me, e su quelle anime per le quali pregavi. Con l’inganno del maligno la tua attenzione si è spostata solo sulla pronuncia del latino.
Dilettissima figlia mia prega secondo il tuo cuore e le tue capacità, pregami con e per amore, pregami con fervore, come tu sai, come tu vuoi, come meglio puoi! Cerco anime pie che mi amino e intercedano per i peccatori, non accademici del latino…

La monaca si riebbe dal dolce, mistico rapimento di quella locuzione interiore, felicissima che il Signore l’avesse consolata e sottratta alla prova, rivelandole il demoniaco inganno. Si alzò, prese il catino e si lavò il viso.
Si inginocchiò di nuovo, col volto radiante di gioia, verso il Crocifisso e inizio, stavolta a voce alta, a recitare le orazioni nel latino sgangherato e raffazzonatissimo che aveva usato fin da bambina:
non aveva nemmeno terminato il primo Pater Noster che molte anime furono liberate dal Purgatorio e salirono al Santo Paradiso; e tantissimi peccatori ottennero la conversione…

Grande è la potenza della preghiera fatta con Fede, amore e fervore, pur se la lingua è un latino “sgangherato e raffazzonatissimo”…



Ce ne sta da meditare gente, ce ne sta…

P.S. Se qualcuno si riconoscesse nello “sciocco”, non se la prenda (inutile invece che faccia questo avvertimento ai troppi presuntuosi, mal vi incolga); anzi, lo prenda come un utile avvertimento.
Gli “sciocchi” sono i prediletti, i più ricercati dal Demonio, poichè è solito usarli qual cavalcatura (i presuntuosi invece sono il terreno che calpestano gli sciocchi con in groppa il Demonio, peggio ancora)…

Siate umili, ragionate prima di sparar cazzate (perdonatemi il francesismo…) sul latino, e sul latino raffazzonato o maccheronico o ad capocchiam che dir si voglia con cui pregavano i vecchi, e tra questi tanti santi, conosciuti e non, deridendolo (e quindi deridendoli di riflesso) …
Era gente che pregava con Fede, cari sciocchi nanetti spara-ripeti-cazzate a mitraglia (perdonate l’ulteriore francesismo espresso con la parresia di cui solitamente si fregia questo blog…). E otteneva Grazie da Dio, roba che voi oggi manco chiedete, talmente siete persi nella dimensione esclusivamente orizzontale ed ideologica delle “cose di fede” (in realtà cose di chiesa, che tradotto ancor meglio per voi è: cose di politica ecclesiastica; ulteriore traduzione: cose di politica…)

A Dio si arriva anche con la Ragione (sempre che non sia ottenebrata dall’ideologia, e voi siete purtroppo troppo ottenebrati)…

Maggio Mese mariano – Il mese di Maria con la recita del Santo Rosario – Il mese di maggio dedicato a Maria

Si avvicina il mese di maggio, mese tradizionalmente  dedicato a Maria.
La venerazione a Maria porta sempre frutti di abbondanti grazie spirituali. Celebrare il mese di maggio pregando Maria, particolarmente attraverso la recita del Santo Rosario, significa rivolgersi a colei che più da vicino vive con il Signore e mentre a noi parla di Lui, a Lui parla di noi. La pia pratica della preghiera del Rosario è stata sempre amata dai santi e dai pontefici.

S. Alfonso Maria de’ Liguori faceva dipendere la salvezza della sua anima da questa pratica.
S. Pio da Pietrelcina recitava incessantemente il rosario. Si trattava di un rosario vivente e continuato.
Cosi anche Papa Giovanni Paolo II, il cui motto “Totus tuus” venne estrapolato dal Pontefice dal “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine” di San Luigi Maria Grignion: «Tuus totus ego sum, et omnia mea tua sunt» («Sono tutto tuo, e tutto ciò che possiedo appartiene a te»).

Alla recita di questa preghiera sono legate 15 Promesse Solenni, Indulgenze benedizioni e benefici.

Altri articoli utili:

Come si recita il Santo Rosario

Meditazioni per il mese di maggio

Supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei

13 Maggio 1917 : Prima apparizione di Nostra Signora di Fatima

Il mondo: un enorme manicomio! (Paisios del monte Athos)

 

san_paisiosPiù la gente si allontana da una vita naturale e semplice e abbraccia il lusso, più è preda dell’angoscia. E più si allontana da Dio, meno ristoro e riposo riesce a trovare nelle cose che fanno. Siamo perfino arrivati a orbitare attorno alla luna – come una cinghia di un motore che gira inutilmente attorno alla puleggia – perché l’intero pianeta non era capace di contenere la nostra irrequietezza!

Il risultato dei piaceri mondani e dell’indulgenza verso se stessi è l’ansia. Quest’angoscia accompagna l’educazione superficiale che la gente riceve oggi e ogni giorno manda centinaia di persone (inclusi i giovani) in psicoanalisi e in ambulatori di psichiatri. L’ansia è il motivo per cui vengono costruiti nuovi ospedali psichiatrici nei quali vengono addestrati sempre nuovi psichiatri. Molti di loro non credono in Dio né accettano l’esistenza dell’anima. Come possono queste persone guarire le anime umane quando loro stessi sono angosciati? Come possiamo essere consolati veramente se non crediamo in Dio e nella vita eterna dopo la morte? Quando comprendiamo il significato profondo della vera vita, l’angoscia scompare e giunge la consolazione divina e noi siamo guariti. Se qualcuno andasse in un ospedale psichiatrico e leggesse le parole di Isacco di Ninive ai pazienti, quelli di loro che credono in Dio guarirebbero, perché comprenderebbero l’essenza profonda della vita umana.

La gente cerca di trovare pace o con dei tranquillizzanti o con lo yoga. Non cercano, invece, la vera tranquillità colma della consolazione divina. Essa sopraggiunge dopo essere stati resi umili […] Quando vediamo una persona che ha tutto ma che sempre preoccupata, angosciata e triste, è perché le manca Dio. Alla fine, la ricchezza porta alla sofferenza, perché l’essere umano non si sazia mai di beni materiali. La loro è un’afflizione doppia. Conosco persone ricche che, sebbene abbiano tutto ciò che il loro cuore possa desiderare, e non abbiano figli a cui badare, sono comunque depressi. Per loro dormire è noioso, camminare è noioso, tutto è causa di malessere. “Bene”, ho detto una volta a un uomo ricco, “visto che hai così tanto tempo libero, fa’ qualcosa di spirituale! Leggi una delle preghiere delle ore; leggi un brano del Vangelo”. “Non ce la faccio”, mi ha risposto. “Allora”, gli ho detto “fai qualcosa di buono. Vai in ospedale a visitare un malato”. “Perché dovrei fare tutta questa strada, a che serve?” mi ha risposto. “Vai ad aiutare qualche povero del tuo quartiere”. “No”, mi ha risposto “neanche questo mi dà piacere”. Riuscite a crederci che questa persona è depressa nonostante abbia tutto: tempo libero, un mucchio di case ecc.? Sapete quanti sono nella sua stessa situazione? Soffrono in modo atroce tanto da perdere quasi la testa. Che cosa tremenda! […]

La gente è sempre di fretta, correndo da un posto all’altro. Ora deve essere qui, poi lì, poi altrove. Fanno una lista di quello che devono fare per non dimenticarsi. Con tutto questo correre, è già tanto se si ricordano ancora come si chiamano! Non sanno nemmeno chi sono! Come può sapere chi sei se vedi il tuo volto in acque torbide? Dio mi perdoni, ma il mondo è diventato un enorme manicomio! Nessuno pensa più alla vita futura. Tutto ciò che vogliono è sempre più beni materiali. Ecco perché non trovano pace e corrono costantemente da una parte all’altra. Ma, per fortuna, esiste un’altra vita.

Paisios del monte Athos
Elder Paisios of Mount Athos, With pain and love: for contemporary man,
Holy Monastery of Souroti, Thessaloniki, pp. 174-176

Dal Blog Nati dallo Spirito-Spiritualità cristiana Ortodossa

San Pio da Pietrelcina: “Bisogna essere forti per diventare grandi: ecco il nostro dovere. La vita è una lotta dalla quale non possiamo ritrarci, ma bisogna trionfarvi.

Padre-pio-confessionale-

San Pio da Pietrelcina al confessionile

Bisogna essere forti per diventare grandi: ecco il nostro dovere. La vita è una lotta dalla quale non possiamo ritrarci, ma bisogna trionfarvi.