Benedetto XVI: “E pregate anche per me, affinché possa sempre offrire al Popolo di Dio la testimonianza della dottrina sicura e reggere con mite fermezza il timone della santa Chiesa. Amen!

Benedetto XVI: “E pregate anche per me, affinché possa sempre offrire al Popolo di Dio la testimonianza della dottrina sicura e reggere con mite fermezza il timone della santa Chiesa. Amen!

CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO PER LA CREAZIONE DI NUOVI CARDINALI E PER IL VOTO SU ALCUNE CAUSE DI CANONIZZAZIONE ALLOCUZIONE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

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Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra, ripetendo con il Beato Giovanni Paolo II che «diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione»

Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra, ripetendo con il Beato Giovanni Paolo II che «diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione»

Papa Benedetto XVI : MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA GIORNATA MONDIALE  DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO (2013)

Chi prega si salva, chi non prega si danna! Il salvarsi insomma senza pregare è difficilissimo, anzi impossibile… ma pregando il salvarsi è cosa sicura e facilissima“. La catechesi di Benedetto XVI su Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza della Libertà – Castel Gandolfo
Mercoledì, 1° agosto 2012

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e la preghiera

Cari fratelli e sorelle!

Ricorre oggi la memoria liturgica di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, Redentoristi, patrono degli studiosi di teologia morale e dei confessori. sant’Alfonso è uno dei santi più popolari del XVIII secolo, per il suo stile semplice e immediato e per la sua dottrina sul sacramento della Penitenza: in un periodo di grande rigorismo, frutto dell’influsso giansenista, egli raccomandava ai confessori di amministrare questo Sacramento manifestando l’abbraccio gioioso di Dio Padre, che nella sua misericordia infinita non si stanca di accogliere il figlio pentito. L’odierna ricorrenza ci offre l’occasione di soffermarci sugli insegnamenti di sant’Alfonso riguardo alla preghiera, quanto mai preziosi e pieni di afflato spirituale. Risale all’anno 1759 il suo trattato Del gran mezzo della Preghiera, che egli considerava il più utile tra tutti i suoi scritti. Infatti, descrive la preghiera come «il mezzo necessario e sicuro per ottenere la salvezza e tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per conseguirla» (Introduzione). In questa frase è sintetizzato il modo alfonsiano di intendere la preghiera.

Innanzitutto, dicendo che è un mezzo, ci richiama al fine da raggiungere: Dio ha creato per amore, per poterci donare la vita in pienezza; ma questa meta, questa vita in pienezza, a causa del peccato si è, per così dire, allontanata – lo sappiamo tutti – e solo la grazia di Dio la può rendere accessibile. Per spiegare questa verità basilare e far capire con immediatezza come sia reale per l’uomo il rischio di «perdersi», sant’Alfonso aveva coniato una famosa massima, molto elementare, che dice: «Chi prega si salva, chi non prega si danna!». A commento di tale frase lapidaria, aggiungeva: «Il salvarsi insomma senza pregare è difficilissimo, anzi impossibile … ma pregando il salvarsi è cosa sicura e facilissima» (II, Conclusione). E ancora egli dice: «Se non preghiamo, per noi non v’è scusa, perché la grazia di pregare è data ad ognuno … se non ci salveremo, tutta la colpa sarà nostra, perché non avremo pregato» (ibid.). Dicendo quindi che la preghiera è un mezzo necessario, sant’Alfonso voleva far comprendere che in ogni situazione della vita non si può fare a meno di pregare, specie nel momento della prova e nelle difficoltà. Sempre dobbiamo bussare con fiducia alla porta del Signore, sapendo che in tutto Egli si prende cura dei suoi figli, di noi. Per questo, siamo invitati a non temere di ricorrere a Lui e di presentargli con fiducia le nostre richieste, nella certezza di ottenere ciò di cui abbiamo bisogno.

Cari amici, questa è la questione centrale: che cosa è davvero necessario nella mia vita? Rispondo con sant’Alfonso: «La salute e tutte le grazie che per quella ci bisognano» (ibid.); naturalmente, egli intende non solo la salute del corpo, ma anzitutto anche quella dell’anima, che Gesù ci dona. Più che di ogni altra cosa abbiamo bisogno della sua presenza liberatrice che rende davvero pienamente umano, e perciò ricolmo di gioia, il nostro esistere. E solo attraverso la preghiera possiamo accogliere Lui, la sua Grazia, che, illuminandoci in ogni situazione, ci fa discernere il vero bene e, fortificandoci, rende efficace anche la nostra volontà, cioè la rende capace di attuare il bene conosciuto. Spesso riconosciamo il bene, ma non siamo capaci di farlo. Con la preghiera arriviamo a compierlo. Il discepolo del Signore sa di essere sempre esposto alla tentazione e non manca di chiedere aiuto a Dio nella preghiera, per vincerla.

Sant’Alfonso riporta l’esempio di san Filippo Neri – molto interessante –, il quale «dal primo momento in cui si svegliava la mattina, diceva a Dio: “Signore, tenete oggi le mani sopra Filippo, perché se no, Filippo vi tradisce”» (III, 3) Grande realista! Egli chiede a Dio di tenere la sua mano su di lui. Anche noi, consapevoli della nostra debolezza, dobbiamo chiedere l’aiuto di Dio con umiltà, confidando sulla ricchezza della sua misericordia. In un altro passo, dice sant’Alfonso che: «Noi siamo poveri di tutto, ma se domandiamo non siamo più poveri. Se noi siamo poveri, Dio è ricco» (II, 4). E, sulla scia di sant’Agostino, invita ogni cristiano a non aver timore di procurarsi da Dio, con le preghiere, quella forza che non ha, e che gli è necessaria per fare il bene, nella certezza che il Signore non nega il suo aiuto a chi lo prega con umiltà (cfr III, 3). Cari amici, sant’Alfonso ci ricorda che il rapporto con Dio è essenziale nella nostra vita. Senza il rapporto con Dio manca la relazione fondamentale e la relazione con Dio si realizza nel parlare con Dio, nella preghiera personale quotidiana e con la partecipazione ai Sacramenti, e così questa relazione può crescere in noi, può crescere in noi la presenza divina che indirizza il nostro cammino, lo illumina e lo rende sicuro e sereno, anche in mezzo a difficoltà e pericoli. Grazie.

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Impietosa analisi della Chiesa di Benedetto XVI: “urgente bisogno di pastori capaci di opporsi alla dittatura dello spirito del tempo e pienamente risoluti ad agire e pensare da un punto di vista di fede” … “la barca si è riempita [d’acqua] e sta per capovolgersi“.

 

Il Papa Emerito Benedetto XVI con le sue parole fa una impietosa analisi della Chiesa attuale:

urgente bisogno di pastori capaci di opporsi alla dittatura dello spirito del tempo e pienamente risoluti ad agire e pensare da un punto di vista di fede” … “la barca si è riempita [d’acqua] e sta per capovolgersi“.

Benedetto XVI, Papa Emerito, parla e scrive. C’è chi “je rode” che parli e c’è chi gode. Io godo triplo: perchè Benedetto “parla” e perchè a certi “je rode …“. Il terzo motivo di godimento è una notazione tutta francescana sul Papa Emerito.

Il Papa Emerito -questa è l’esatto status di Benedetto XVI! ; se ne facciano una ragione 🙂 – ha scritto (detto), nuovamente, di Liturgia. Ha scritto (che vuol dir “detto”) la prefazione al libro del Cardinale Sarah “La Forza del Silenzio”.

Ecco cosa ha scritto (detto) il Papa Emerito Benedetto XVI:

Anche per la Liturgia, come per l’interpretazione della Sacra Scrittura, è necessaria una competenza specifica. E tuttavia vale anche per la Liturgia che la conoscenza specialistica alla fine può ignorare l’essenziale, se non si fonda sul profondo e interiore essere una cosa sola con la Chiesa orante, che impara sempre di nuovo dal Signore stesso cosa sia il culto. Con il cardinale Sarah, un maestro del silenzio e della preghiera interiore, la Liturgia è in buone mani.

Il “vero maestro ha parlato!

Sul fatto poi che a certi “je rode…” a ‘mbè, sono felice come una pasqua.

Veniamo alla notazione “francescana“.
La frase di Benedetto XVI Papa Emerito: “la conoscenza specialistica alla fine può ignorare l’essenziale, se non si fonda sul profondo e interiore essere una cosa sola con la Chiesa orante, che impara sempre di nuovo dal Signore stesso cosa sia il culto”
agli occhi ed alle orecchie di chi non è a digiuno di “cose francescane” non può che fare immediatamente pensare alle parole del Serafico San Francesco:

veri maestri sono coloro che mostrano la loro condotta al prossimo con le opere buone, con mansuetudine di scienza, perché tanto l’uomo sa quanto opera e tanto è sapiente quanto ama Dio e il prossimo; un religioso poi tanto è buon oratore, quanto lui stesso, fedelmente e umilmente compie le cose buone che intende“.

E ora lasciatemi a godere del “rodimento” altrui …
(Che non è molto francescano, ma da’ grosse, grossissime soddisfazioni… 🙂 🙂 🙂

Benedetto XVI grande maestro di Fede e di Dottrina.

Benedetto XVI grande maestro di Fede e di Dottrina.

L’autore di questo blog si rifà ai suoi insegnamenti, al suo esempio di fede. Non nascondo di sentire la mancanza, addirittura il bisogno, di ascoltare una sua Omelia, un suo discorso; del vederlo inginocchiato in Adorazione innanzi al Santissimo Sacramento, della sua perizia nella Liturgia, delle sue perfette “diagnosi” dei mali della Chiesa e delle sue azzeccatissime “prognosi“. Dei discorsi a braccio brillanti e coerenti. Della sua prudenza nell’esprimersi, della minuziosa citazione delle fonti, dei documenti dottrinali vincolanti.
Soprattutto mi manca il suo “coraggio” della “Verità“.

In una Chiesa oggi affetta da nanismo teologico, dottrinale e intellettuale nazional-popolare dal sapore populistico -per non parlar dei don Abbondio quanto a coraggio!- è di gente come lui che abbiamo bisogno.

Mi consola il fatto che i “demolitori” non potranno assolutamente spostare la “pietra di fondazione“, e che saranno loro stesso “demoliti” e la “Chiesa” verrà ricostruita magnifica più di prima; il suo volto coperto di polvere sarà lavato, il suo vestito strappato ricucito, il suo mantello ritroverà la sua bellezza singolare e le sue scarpe infangate saranno ripulite e si mostreranno onice brillante qual sono!