Soldato, cosa fa impuntato li davanti all’armeria, non ci fa entrare? Signor Comandante mi scusi, ora il Padre è un uomo di pace e non credevo fosse interessato alle armi! … “Colonnello, ha ragione il soldato, passiamo avanti!

Ho solo cambiato divisa, da soldato della patria a quello di Gesù


Correvano circa trent’anni fa o poco meno, e solo ora racconto dell’episodio dell’incontro seppur breve, ma mai dimenticato, col Servo di Dio Padre Gianfranco Maria Chiti da Gignanese.
All’epoca prestavo il servizio militare, l’anno di “servizio alla Patria“, presso la Caserma Piave di Orvieto. Ero addetto all’armeria della Seconda Compagnia. Il padre Gianfranco Maria venne in visita, e accompagnato dal Colonnello Comandante di Battaglione G. C.  -uomo di solidissime virtù militari civili e cristiane, che ricordo sempre con grande stima ed affetto- fece un giro per i locali della Caserma.
Fu cosi che, mentre ero all’ingresso dell’armeria, mi trovai davanti inaspettatamente il Comandante con al seguito il Padre Gianfranco Maria: l’armeria in quel momento non era tenuta in perfetto ordine e il mio commilitone, che con me si occupava dell’armeria, era all’interno intento a trastullarsi -cosa disdicevole per chiunque, figurarsi per un soldato- beatamente nell’ozio.
Salutai militarmente il Comandante e padre Gianfranco Maria e rimasi piantato davanti all’ingresso dell’armeria impedendo il passaggio ai due mentre silenzioso  e austero li fissavo.
Il Comandante dopo avermi scrutato ben bene -il portamento fiero ed austero sull’Attenti, il tono fermo della voce, l’ordine ed il rispetto per la perfetta tenuta dell’uniforme, la barba ben rasata e gli anfibi lucidi, agli occhi di un superiore hanno la loro importanza ed il loro senso- esclamò:
Soldato, cosa fa impuntato li davanti all’armeria, non ci fa entrare?

Al che risposi, non so come ispirato, senza nemmeno pensarci:
Signor Comandante mi scusi, ora il Padre è un uomo di pace e credevo non fosse più interessato a visionare le armi! Per questo rimanevo qui davanti senza farvi entrare“.

Lo sguardo del Comandante da perspicace ed austero, al suono delle mie parole divenne riflessivo e quasi imbarazzato e, immediatamente, andò ad incrociare lo sguardo di Padre Gianfranco Maria, che bonariamente  e con luminoso sorriso esclamò:
Colonnello, ha ragione il soldato, passiamo avanti!“.

Salutai militarmente i due e loro prontamente risposero al saluto, riprendendo il giro di visita della Caserma.
La “licenza” -e la dignità mia e del mio commilitone; dignità almeno all’apparenza- era salva…
Per le condizioni in cui era –mea culpa– in quel momento l’armeria, se fossero entrati a visitarla, penso che avrei dovuto per un bel pezzo dimenticare licenza e permessi, e avrei passato un bel pezzo di tempo impiegato –meritatamente, molto meritatamente– in corvée ai bagni e alla cucina, intervallandoli con cicli intensivi di “sentinella” e di P.A.O..
Chissà se Padre Gianfranco Maria come esperto “soldato della patria” avesse intuito benissimo che il mio non farli entrare era dovuto al fatto che non tutto fosse in perfetto “ordine”, e come “soldato di Gesù” volle essere “misericordioso” verso un soldato dall’aspetto -almeno- formale impeccabile, invitando il Comandante a proseguire avanti nella visita evitando la locale armeria…


Perchè oggi ho raccontato questa evento? L’altro giorno si discuteva in famiglia se abbia senso oggi per un giovane fare il servizio di leva. Ho spiegato ai miei che “dipende“.
L’amor patrio penso sia una virtù da recuperare, come penso sia da recuperare soprattutto per i giovani la riscoperta di una certa frugalità e, diciamolo pure, durezza della vita (e forse anche grossolanità; ma in senso strettamente buono). Però molto, anzi direi tutto il “positivo” dell’esperienza, dipende dai “superiori” che ti capitano. Ottimo superiore, ottimo soldato, ottima esperienza di vita: un ottimo “superiore” è colui che costantemente vigila sui doveri -e anche i diritti- dei sottoposti a lui affidati; è capace di sanzionare col giusto rigore senza mai sopraffare, allo scopo di educare al rispetto delle regole; cosi come è capace di premiare senza troppo esaltare, insegnando che il “premio” è un di più, una benevola aggiunta, a quello che è un comportamento dovuto; con la loro attenta vigilanza impediscono ogni forma di “nonnismo” (il Vangelo insegna in tal senso, “siamo servi inutili”).
Cattivo superiore, cattivo soldato, e pessima esperienza di vita: un cattivo superiore non vigila sui sottoposti a lui affidati, fa preferenza di persone; sanzionando per sopraffazione umilia, a volte per un gusto fine a se stesso; spesso è incapace di premiare in quanto persona parziale, e se lo fa è per auto-esaltazione; rendono dura e infernale la vita dei sottoposti e non vigilando, a tutti i livelli, possono favorire il cosidetto “nonnismo”(insomma, quelli che sono “saltati” nel recinto delle pecore).
Io sono stato fortunato, e posso dire che l’anno di militare ha avuto un grande senso nella mia vita. Una esperienza fortunatissima, grazie a degli ottimi superiori che costantemente “vigilavano” su noi soldati. 
Quindi direi che con ottimi superiori è da consigliare e con cattivi superiori è da evitare. Questo il “dipende”.

P.S. Quanto sopra detto vale anche nella vita sacerdotale: con ottimi superiori si diventa santi; con cattivi superiori … ah, che tristezza, chissà… cosa si diventa!

P.S. 2 “La cresima è un sacramento che ci dà lo Spirito Santo; imprime nell’anima nostra il carattere di soldati di Gesù Cristo; e ci fa perfetti cristiani
Non ci dimentichiamo del “Combattimento spirituale“.


Chi volesse saperne di più sul Servo di Dio Padre Gianfranco Maria da Gignanese, di cui è stato aperto il processo di beatificazione, può leggere qui, qui e qui.

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