Misericordia? Insegnare agli ignoranti; Consigliare i dubbiosi; Ammonire i peccatori …

Inferno
L’inferno esiste !

“1) Insegnare agli ignoranti

Consiste nell’insegnare all’ignorante le cose che non sa: anche in materia religiosa. È un insegnamento che può avvenire attraverso scritti o con parole, con qualunque mezzo di comunicazione o a voce.

Come dice il libro di Daniele, “coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” (Dn 12, 3).

2) Consigliare i dubbiosi

Uno dei doni dello Spirito Santo è il dono del consiglio. Per questo colui che vuol dare un buon consiglio deve (Imperativo), prima di ogni cosa, essere in sintonia con Dio, perché non si tratta di dare opinioni personali, ma di consigliare bene chi ha bisogno di una guida.

3) Ammonire i peccatori

Quest’opera di misericordia si riferisce soprattutto al peccato. Infatti, quest’opera si può formulare in un’altro modo: correggere colui che si sbaglia.

La correzione fraterna è spiegata proprio da Gesù nel vangelo di Matteo: “Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello” (Mt 18, 15).

Dobbiamo correggere il nostro prossimo con mansuetudine e umiltà. Spesso sarà difficile farlo, ma in questi casi possiamo ricordare ciò che dice l’apostolo Giacomo alla fine della sua lettera: “Chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati” (Gc 5, 20).”

Io da questo ne conseguo che il peccato e l’errore (non il peccatore e l’errante) e le loro vie funeste che possono condurre all’Inferno in caso di impenitenza, vanno costantemente additati e chiamati come tali, e che è “Opera di Misericordia” ricordare (magari anche a chi ne fosse dubbioso, o peggio, dimentico della Dottrina) che esiste l’Inferno e che certe condotte ci portano ad esso.
Misericordia è tenere in conto innanzitutto noi stessi e poi il nostro prossimo (Si, non scandalizzatevi, Santa Caterina da Siena insegnava, e quell’insegnamento è ancora valido, che se non amiamo prima noi stessi e non abbiamo cura della nostra anima, come possiamo amare il prossimo e curarci di lui? Siamo noi il nostro primo “prossimo”. Ovviamente si parla di quell'”Amore” che è “Carità”, non dell’amor proprio nè di quel finto buonismo che è il falso amore di chi dice “ognuno faccia come vuole”, che è l’equivalente di “a me che me ne frega” …).
Quindi in ogni occasione “opportune et importune” comportiamoci da buoni cattolici pur a costo di “Star sui coglioni a tutti come sono stati i profeti innanzi e dopo Cristo. Rendersi antipatici noiosi odiosi insopportabili a tutti quelli che non vogliono aprire gli occhi sulla luce. E splendenti e attraenti solo per quelli che hanno Grazia Sufficiente da gustare altri valori che non siano quelli del mondo”. (Mi auguri mi si perdonerà l’aver riportato il “francesismo” della citazione di don Milani) .

 

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