Quanto è bello questo porcile, e quanto sono belle queste macerie.

macerie porcile

*Dall’alto di un balcone, di una finestra o altro, guardare e vedere, quello che è innegabile,  porcile e macerie e esclamare: quanto è bello questo porcile, e quanto sono belle queste macerie. Mi raccomando eh, che non si ripulisca il porcile no, non sia mai! Anzi, sempre più insozzato, che il porcile più sudicio è e più porcile è, bello, sozzo.
E quelle macerie, ah quanto sono belle quelle macerie, meravigliose, fantastiche. Che non ci si accinga a metter ordine, ripulire, ricostruire, no, non sia mai! anzi, se qualche piccola pietra su pietra è rimasta, che la si dirocchi! E’ questo il bello delle macerie, disordine distruzione, caos. Che bello, tutto così, spontaneo! Si lasci tutto cosi, mi raccomando!*

(*L’autore del testo gode di ottima salute mentale. Spero sia chiaro il senso simbolico dello scritto: chi guarda dall’alto “di un balcone, di una finestra” è l’uomo investito di responsabilità -e che alle sue responsabilità si è ormai sottratto- e del porcile-mondo e delle macerie-società-rapporti umani ne traccia un quadro idilliaco e quasi se ne bea alla sua vista. E nulla dice e nulla pone in atto affinchè si cerchi di ripulire il porcile e ricostruire le macerie).

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