Sinodo e illogicità…

Afferma un padre sinodale:

il cammino di preparazione al sacramento del matrimonio deve essere lungo, personalizzato e anche severo, senza timori di vedere eventualmente diminuire il numero di nozze celebrate in chiesa; altrimenti, si corre poi il rischio di intasare i tribunali con le cause matrimoniali

Io mi chiedo: se il cammino “deve essere lungo, personalizzato e anche severo” gli sposi potrebbero scegliere la “scorciatoia” di non sposarsi?
Tanto non cambierebbe niente
secondo un altro padre sinodale, in quanto, a suo dire, “le unioni di fatto in cui si conviva con fedeltà ed amore, presentano elementi di santificazione e di verità“.
E secondo il Generale dei Gesuiti; Può esserci più amore cristiano in un’unione canonicamente irregolare che in una coppia sposata in chiesa”.

Se le cose stanno cosi, secondo quale logica conviene sposarsi? La “logica”, se ha ancora un senso, suggerisce che è meglio non sposarsi, tanto l’una è uguale all’altra, se non addirittura meglio…
Tutto questo è, scusatemi, illogico!

Cari padri, cercate di mettervi d’accordo, con l’aiuto di Dio (ma temo più il fatto che vi mettiate “semplicemente d’accordo” solamente, che è molto probabile…)

Poi, cari padri sinodali, mi permetto di suggerirvi che i problemi si risolvono “a monte” e non “a valle”.
L’età media degli sposi oggi è di trent’anni! A trent’anni prendono lezioni da voi? Si fanno fare la “Dottrina” dal pretino venticinquenne? Arrivano –se arrivano!- da voi già belli (S)formati e “indottrinati” da questo mondo e mass-media, dopo essere stati abbandonati dalla parrocchia all’eta di dieci anni dopo la “Prima Comunione“.
Mondo” che cercate a tutti i costi di abbracciare e da cui farvi abbracciare, piuttosto che sbracciarvi e sgolarvi a cercare, con gli insegnamenti cattolici, di “correggere” e “migliorare“. E un poco di “severità” per “correggere” e “migliorare“ questo mondo ce la vogliamo mettere o no? O la vogliamo mettere in una salsa si e in una no? Non è meglio “a monte” la severità, che “a valle”?
Usate pure un linguaggio nuovo, quello potete farlo, ma “cose nuove” non ne potete -nè dovete!- fare: la Fede non appartiene solo a voi, il Deposito e il Senso della Fede appartiene anche a noi!

E’ vero, padri cari, che “il cammino di preparazione al sacramento del matrimonio deve essere lungo, personalizzato e anche severo“.
Ma per esserlo davvero deve iniziare dall’infanzia! In famiglie cattoliche e cattolicamente formate, non “deformate”; in parrocchia, da preti che siano “cattolici” e non la caricatura di questi, che purtroppo troviamo troppo spesso in troppe parrocchie, e questo lo ha detto, almeno se non proprio in questi termini, anche il papa. Formatori seri e non animatori di feste da sacrestia, pizzate scampagnate e roba varia! Preti vestiti da tali, preti che operino da tali! Che sappiano almeno loro cosa insegna la Chiesa in materia di fede e morale a proposito del Matrimonio, e che tale e quale lo insegnino ai giovani ed alle famiglie.
Oggi più che il “combattimento spirituale” nella società e in famiglia si insegna la “mollezza“, mollezza in tutti i sensi.
Per accorgervene basta che usciate per la strada e vedrete che la mollezza è tale che i giovani indossano anche le braghe molli, hanno tutti il pantalone che gli casca e vanno perdonino le loro Eccellenze Reverendissime il temine sconcio e volgare- col “culo da fuori” profanando il corpo che è “Tempio dello Spirito Santo“, e con quello stesso “culo da fuori” entrano in chiesa, che è sempre il “Tempio di Dio” ove è presente il Santissimo Sacramento, questo nel silenzio e nell’indefferenza di prete e laici, che dovrebbero essere formatori! E un poco di “severità” per educare cattolicamente questi ragazzi ce la vogliamo mettere o no? Non è meglio “a monte” la severità, che “a valle”? Non è meglio formarli prima che ci arrivino “de-formati“?
Spero, se qualcuno di voi legge,  non vi dispiaccia la mia estrema “parresia“, che ho espresso usando anche “parole forti” che servono a sottolineare concetti forti.

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