L’ombrello che non riportai al santo monaco che me lo prestò.

beato_angelico_sanromualdo Sono passati circa ventuno anni da quando avvenne questo episodio e nel giorno di San Romualdo voglio alleviarmi un poco il peso dalla coscienza confessando pubblicamente questo peccato di ingratitudine.

Correva l’anno 1994 e all’epoca spesso andavo presso l’Eremo dei Camaldoli di Napoli a sentir Messa. Presso l’Eremo erano rimasti ben pochi anziani monaci camaldolesi (infatti pochi anni dopo, nel 1997 se ben ricordo, l’Eremo chiuderà e sarà lasciato alle suore brigidine). Ebbi la fortuna che un santo monaco molto anziano mi degnò della sua amicizia. Era un uomo di profonda spiritualità e di profonda cultura unite ad una semplicità e a una sincerità straordinaria. Quello che più mi lasciava sbalordito erano le sue mani incallite dal lavoro manuale che anche praticava, oltre ai suoi lavori letterari (l’ultimo a cui stava lavorando erano commentari alla Divina Commedia). Quel santo monaco mi mostro anche la sua cella, ottenendo deroga al divieto d’ingresso alla zona riservata alla clausura. Mi dispensò molti consigli spirituali. Una volta portai a Messa con me anche la mia futura moglie e dopo la Messa, in chiesa, ci parlo dei valori del fidanzamento e del matrimonio, con brevi ma molto efficaci ed edificanti parole.
L’ultima volta che tornai a trovarlo venne a piovere e lui per evitare che andando via mi bagnassi mi diede il suo ombrello. Tempo dopo ritornai per riportarglielo ma, e sinceramente davvero non ricordo il perchè, invece di recarmi presso la struttura a riportarglielo mi misi a passeggiare per il belvedere che costeggia l’Eremo preso da una inquietudine che non ricordo o so spiegarmi a cosa fosse dovuta e alla fine abbandonai l’ombrello a terra dietro il muretto che separa i viottoli dalla siepe.
Non tornai più all’Eremo per molto tempo, ma mi inquietava -come mi succede ancora e per questo sto raccontando- il pensiero di non avere restituito l’ombrello a quel santo monaco. Passò molto tempo e l’inquietudine, quando mi ricordavo di questo episodio, non mi abbandonava. Tornai non so come all’Eremo, entrai in chiesa e alzando gli occhi su una cappella nella parte destra della navata…

Monaco santo che mi degnasti della tua amicizia, dei tuoi santi consigli e della tua generosità, ti prego pubblicamente, perdonami per aver ricambiato la tua santa generosità con la mia ingratitudine. Ti prego perdonami e dal cielo benedicimi.
Provo un gran tormento per quello che ho fatto.

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