Auguri (per categoria e tipologia).

Auguri al Papa Emerito Benedetto XVI, che ci ha mostrato cosa vuol dire “avere fede”, in  silenzio, preghiera, nascondimento ed obbedienza.
Auguri al Pontefice regnante, Papa Francesco, con la speranza che torni a Benedire i pellegrini che si recano all’Angelus ed alle Udienze. E  che  rammenti sempre vivamente, a noi cristiani e a tutti, che noi amiamo il prossimo, specialmente “i poveri, gli infelici ed i sofferenti”, per amore di Dio.
Auguri a tutti i preti, quelli seri, che vestono da tale; di poche parole, sempre solleciti al confessionale, fedeli alla dottrina, che sanno citarti il Vangelo al momento giusto e in modo giusto; sempre pronti a ricordare e citare l’esempio dei Santi.
Auguri a tutti quelli che hanno lavorato questa notte e a tutti quelli che un lavoro non ce lo hanno e lo desiderano.
Auguri a chi si suda e guadagna il pane lavorando onestamente, e per amore di Dio, una parte -pur piccola- la condivide con gli altri.
Auguri a tutti i poveri, agli ammalati, ai detenuti, a tutti quelli che sanno soffrire in silenzio, alle persone sole, agli “ultimi”.
Auguri a quelle poverine costrette a vendere il loro corpo per un misero tozzo di pane.
Auguri a tutti i genitori  cattolici, mamme e papà, che “dedicano” (“L’amore è qualcosa più del sentimento e dell’istinto; nella sua essenza è dedizione“) ogni istante della loro vita alla cura e all’educazione dei propri figli, per farne degni figli di quel Dio che professano.
Auguri a tutti gli uomini “vecchio stampo”, quelli per cui la parola data, e una stretta di mano, vale infinitamente più di una firma in calce ad un contratto.
A voi tutti auguro che l’Amore e la Misericordia di Dio vi abbracci e vi sostenga e guidi i vostri passi sulla strada della rettitudine.

Auguri anche ai preti sfaccendati, quelli per cui il confessionale è un optional, che ti citano -a sproposito- scrittori atei, o peggio, citano se stessi, autoreferenziali nel peggio; a quelli che vestono “in borghese” con i jeans e le pezze al culo, con colori male assortiti, a quelli che “la regola” se la fanno da se.
Auguri a quelli che non hanno alcuna voglia di lavorare, che la fatica la “scansano”.
Auguri anche a quelli che il “pane” non se lo guadagnano onestamente e non lo condividono col prossimo.
Auguri anche ai tanti  “Giuda” che mangiano allegramente, come se nulla fosse, il pane della vergogna e dell’infamia.
Auguri anche a tutti quelli che “i fatti miei vanno bene, e me ne fotto degli altri, che gli ultimi restino indietro, basta che io stia avanti”.
Auguri a quelle poverine che il loro corpo lo danno cosi, gratuitamente, per il semplice gusto della “trasgressione” (la chiamano cosi…).
Auguri a quelli che dei figli se ne disinteressano totalmente: che gli sono di scandalo addirittura.
Auguri ai “maschietti” (uno sforzo sù, fare gli “uomini” non è poi cosi difficile) un poco “quaquaraquà”, per cui la parola data vale meno di zero, idem la stretta di mano, pronti ha negare addirittura la loro firma o come si suol dire: “Cristo sulla Croce”.
A voi tutti auguro che l’Amore e la Misericordia di Dio vi abbracci ancora più forte, vi sostenga e guidi i vostri passi sulla strada della rettitudine.

E auguri a chi ancora sa riconoscere le differenze, in un mondo dove “l’omologazione” la fa da padrona.

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