L’importanza della questua per San Francesco, e quanto la raccomandava ai suoi frati.

Per San Francesco la questua rivestiva e doveva rivestire un’importanza fondamentale nella vita del frate minore. Non poteva essere altrimenti per l’uomo che era “stretto da un legame indissolubile a madonna Povertà“. Per il fondatore di quello che era ed è tutt’ora un Ordine Mendicante la questua oltre che a essere mezzo di sostentamento (certo non unico, poiche Francesco voleva che i suoi frati lavorassero) doveva essere mezzo di santificazione personale e comunitaria.
Le Fonti Francescane tratteggiano ampiamente e con ricca dovizia di particolari proprio quello che può essere ed è  definito “l’elogio della mendicità“.
Il Capitolo IX delle Fonti tratta proprio “Del chiedere l’elemosima” e così esordice:
Tutti i frati si impegnino a seguire l’umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che nient’altro ci è consentito di avere, di tutto il mondo, come dice l’apostolo, se non il cibo e le vesti, e di questi ci dobbiamo accontentare“.
L’ “umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo” che non “si vergognò; e fu povero e ospite, e visse di elemosine lui e la beata Vergine e i suoi discepoli” per Francesco deve essere dunque elevata a “regola” di vita. Regola di vita, mezzo, non fine a se stesso, per giungere al bene superiore: “il vantaggio delle anime“. E qual miglior vantaggio per le anime della questua? Essa procura vantaggio all’anima del questuante come fonte di umiliazione facendogli vincere l’amor proprio e ogni residuo di superbia e presunzione -che ricordiamolo, furono all’origine della caduta del demonio- e i frati “per tali umiliazioni riceveranno grande onore presso il tribunale del Signore nostro Gesù Cristo“; i frati questuanti procurano inoltre vantaggio alle anime di coloro che donano: “grande ricompensa la fanno guadagnare e acquistare a quelli che la donano; poiché tutte le cose che gli uomini lasceranno nel mondo, periranno, ma della carità e delle elemosine che hanno fatto riceveranno il premio dal Signore“.
In merito all'”elogio della mendicità” sono davvero profetiche le parole di San Francesco: «In verità vi dico, che molti nobili e sapienti di questo mondo verranno nella nostra fraternità e stimeranno grande onore l’andare per elemosina con la benedizione del Signore”.
Come già detto nelle Fonti Francescane troviamo scritto: “Nella questua cercava più il vantaggio delle anime di chi donava, che un aiuto materiale alla carne e voleva essere di esempio agli altri sia nel dare che nel ricevere.”
Voglio e devo testimoniare che tutto ciò è vero! Il desiderio di scrivere questo post mi è venuto perchè non dimenticherò mai -l’ho ancora innanzi agli occhi- una scena che vidi da bambino, che mi ha molto segnato, e che ora vi racconto: al mio paese c’è un convento di frati minori e all’epoca -parlo di circa trentacinque anni fa- ricordo c’era un frate molto anziano (che non è quello nella foto) che spesso si poteva vedere girare per la questua col suo tipico sacco col volto lieto e sorridente. Si fermò dal pescivendolo, e il pescivendolo prese una intera cassetta di alici e gliela mise in una busta e poi nel sacco. Il pescivendolo donò con grande gioia e generosita e -ricordo osservavo incantato la scena dall’altro merciapiede- entrambi avevano un volto lieto, trasfigurato, l’uno dalla gioia del dare e l’altro dalla gioia del ricevere. Entrambi a  me hanno “donato” un buon esempio; offerto una scena edificante che ha lasciato il suo segno assolutamente positivo e che non perdo mai occasione di raccontare sempre, con gioia.
Edificazione e gioia, ecco cosa mi procurò e mi procura tutt’oggi il ricordo di quell’episodio.
Gioia che è propria del cristiano, che è propria dei frati che vanno lietamente per la questua, e lietamente vi ritornano, sicuramente tenendo nella mente e nel cuore quanto fece San Francesco ad un frate che tornava dalla questua:
In altro tempo, un frate molto spirituale se ne tornava un giorno da Assisi alla Porziuncola con l’elemosina. Francesco soggiornava in quel luogo. Camminando quello sulla strada vicina alla chiesa, cominciò a lodare Dio ad alta voce, pieno di gioia. Udendolo, Francesco gli uscì incontro sulla strada, e con grande letizia gli baciò la spalla da cui pendeva la bisaccia con le elemosine. E toltagliela di dosso, se la mise sulla spalla e la portò nella dimora dei frati, dicendo loro: «Così voglio che il mio frate vada alla questua e ne ritorni: felice ed esultante! ».

Ti potrebbe anche interessare

 

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...