Gli utilissimi “inutili”. Quelli da suonare come una zampogna ma da mungere come una mucca.

Questa è una di quelle riflessioni che a volte mi balenano nella testa e sono capaci di mandarmi “fuori di testa”. Si, a volte perdo ogni limite e la testa inizia a far ragionamenti senza convenzioni perdendo le mie convinzioni.  E in certe cose scatta una rabbia di fondo bella forte. Sia ben chiaro che non voglio tirare in ballo il destino.
Certo è che mi intristisce e mi rammarica sapere di gente che nella vita e dalla vita è stato ben “suonato come una zampogna e munto come una mucca”. Storie tristi di persone dal passato burrascoso e catastrofico e con uno sguardo sul futuro non certo roseo. Storie di tristezza e di emarginazione che iniziano dall’infanzia e della cui colpa non si può imputare il soggetto stesso. Storie tristi e difficili da raccontare, figurarsi un poco da vivere. Storie di pregiudizi e giudizi. Brutte storie insomma. E tendo a sottolineare, storie che ti capitano, che ti toccano a sorte e non perchè te le sei andate a cercare. Ad esempio, se da bambino capiti da orfano di padre e in una famiglia povera ci mancherebbe che qualcuno dicesse: “è colpa tua, te la sei andata a cercare”. Ti capita e basta, poi la cosa o la vivi con disagio o come se nulla fosse al limite questo te lo possono imputare a tua colpa, ma non certo quel fatto. E capita poi che tra alti e bassi inizi a tirare innanzi la vita. Poi certo iniziano gli errori proprie allora qui si può dire “un poco di colpa ce l’hai”. Certo nessuno di noi è un santo innocente, ognuno di noi deve fare il conto col bagaglio dei suoi errori. A volte c’è un’altra problematicità: a certi errori ci sei costretto. E’  il classico errore di chi pensa di rimediare ai suoi errori con un altro errore. Questo è sbagliato! Ad altri invece l’errore gli capita, come si dice “sbagliare è umano”. Eppure da  un solo errore rimangono fregati e hanno deciso in negativo tutto il futuro della loro vita. Ad altri capita da quando sono piccoli fino alla fine della loro vita di essere sempre disprezzati e reietti sia in famiglia che fuori, eppure vengono munti come mucche, il frutto del loro lavoro è buono, eccome se è buono. Insomma, c’è un’umanità triste e silenziosa che “trascina” la sua vita giorno dopo giorno fino alla fine della sua esistenza in una infelicità e tristezza senza fine, senza più voglia nemmeno di reagire. Come dei morti viventi, come zombies.
E a me questo mi mette tanta rabbia e tanta, tanta tristezza!

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