VIA CRUCIS AL COLOSSEO – PAROLE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

VIA CRUCIS AL COLOSSEO

PAROLE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Palatino
Venerdì Santo, 6 aprile 2012

[Video]

 

Cari fratelli e sorelle,

abbiamo rievocato, nella meditazione, nella preghiera e nel canto, il cammino di Gesù sulla via della Croce: una via che sembrava senza uscita e che invece ha cambiato la vita e la storia dell’uomo, ha aperto il passaggio verso i «cieli nuovi e la nuova terra» (cfr Ap 21,1). Specialmente in questo giorno del Venerdì Santo, la Chiesa celebra, con intima adesione spirituale, la memoria della morte in croce del Figlio di Dio, e nella sua Croce vede l’albero della vita, fecondo di una nuova speranza.

L’esperienza della sofferenza segna l’umanità, segna anche la famiglia; quante volte il cammino si fa faticoso e difficile! Incomprensioni, divisioni, preoccupazione per il futuro dei figli, malattie, disagi di vario genere. In questo nostro tempo, poi, la situazione di molte famiglie è aggravata dalla precarietà del lavoro e dalle altre conseguenze negative provocate dalla crisi economica. Il cammino della Via Crucis, che abbiamo spiritualmente ripercorso questa sera, è un invito per tutti noi, e specialmente per le famiglie, a contemplare Cristo crocifisso per avere la forza di andare oltre le difficoltà. La Croce di Gesù è il segno supremo dell’amore di Dio per ogni uomo, è la risposta sovrabbondante al bisogno che ha ogni persona di essere amata. Quando siamo nella prova, quando le nostre famiglie si trovano ad affrontare il dolore, la tribolazione, guardiamo alla Croce di Cristo: lì troviamo il coraggio per continuare a camminare; lì possiamo ripetere, con ferma speranza, le parole di san Paolo: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? … Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati» (Rm 8,35.37).

Nelle afflizioni e nelle difficoltà non siamo soli; la famiglia non è sola: Gesù è presente con il suo amore, la sostiene con la sua grazia e le dona l’energia per andare avanti. Ed è a questo amore di Cristo che dobbiamo rivolgerci quando gli sbandamenti umani e le difficoltà rischiano di ferire l’unità della nostra vita e della famiglia. Il mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo incoraggia a camminare con speranza: la stagione del dolore e della prova, se vissuta con Cristo, con fede in Lui, racchiude già la luce della risurrezione, la vita nuova del mondo risorto, la pasqua di ogni uomo che crede alla sua Parola.

In quell’Uomo crocifisso, che è il Figlio di Dio, anche la stessa morte acquista nuovo significato e orientamento, è riscattata e vinta, è il passaggio verso la nuova vita: «se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Affidiamoci alla Madre di Cristo. Lei che ha accompagnato il suo Figlio sulla via dolorosa, Lei che stava sotto la Croce nell’ora della sua morte, Lei che ha incoraggiato la Chiesa al suo nascere perché viva alla presenza del Signore, conduca i nostri cuori, i cuori di tutte le famiglie attraverso il vasto mysterium passionis verso il mysterium paschale, verso quella luce che prorompe dalla Risurrezione di Cristo e mostra la definitiva vittoria dell’amore, della gioia, della vita, sul male, sulla sofferenza, sulla morte. Amen

 

© Copyright 2012 – Libreria Editrice Vaticana

Fonte originale

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2 pensieri su “VIA CRUCIS AL COLOSSEO – PAROLE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

  1. Per quel poco che capisco della lingua, poichè sono napoletanofono e l’unica lingua straniera che parlo è l’italiano…

    Dunque, l’articolo è ben impostato perchè tratta temi seri con la necessaria e dovuta ironia. Da’ la “botta” ai maniaci di teorie cospirative che purtroppo leggiamo su certi sitacci in internet. Risolve bene la questione: ” nè i colonizzatori extraterrestri, nè i massoni o altre società segrete, nè ordini cavallereschi, etc., hanno orchestrato un macabro piano affinchè la liturgia romana sia oggi quello che è”… “è una delle riforme più documentate e “radicali”, quelli della teoria della cospirazione sono serviti”.
    Precedentemente nell’articolo ne ha fatto la disamina di quello che è avvenuto. Certo, convengo che la riforma ha risentito del clima degli anni 70′ in cui è avvenuta,, Sull’archeologismo convengo che ne sia stato fatto a iosa, non so dire però quanto abbia di positivo o negativo. Interessante anche la parentesi sulla concelebrazione e sulle differenze con l’oriente.
    Comunque senza stare a fare la disamina punto per punto, quello che vi leggo nell’articolo – o che vorrei leggervi- è:
    presa di distanze da idee strane come questo continuo inneggiare e rimandare al complottismo e ai personaggi che se ne fanno veicolo, pena lo squalificarsi e mettersi fuori gioco automaticamente (e ci mancherebbe pure…); presa d’atto di come realmente sono andate le cose e i fatti e come vanno, organizzarsi pazientemente e muoversi in modo costruttivo.

    Detto questo mi trovo d’accordo. E’ inutile interrogarsi su ciò che fu. Le cose stanno come stanno e non si risolvono con la “bacchetta magica”. La “riforma della riforma” se come si spera ci sarà, deve procedere nel modo che Chi di dovere saprà imprimerle. Noi possiamo anche “costruttivamente” collaborare.

    Ti ricambio gli auguri di Buona Pasqua.

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