San Francesco d’Assisi: “Tanto l’uomo sa quanto opera e tanto è sapiente quanto ama Dio e il prossimo”


Ma quelli che invece amano se stessi e, gonfiati di scienza umana, cercano le cose proprie e non quelle di Cristo (Fil 2,21), avevano paura e timore dove non c’era da temere, e non l’accolsero (cf. Gv 1,11), perché non invocavano Dio. Come potevano credere, essi che bramavano e cercavano la gloria umana e non cercavano invece quella gloria che viene solo da Dio?(cf. Gv 12,43) Dio distrugge le ossa di coloro che cercano di piacere agli uomini; e saranno confusi, perché Dio li disprezza.(Sal 52,6)

Diceva san Francesco ai suoi frati: «Coloro che antepongono la scienza alla santità, non prospereranno; e sono servi della menzogna coloro che amano la lode degli uomini. Ma Dio è verità e manderà in rovina gli adoratori della menzogna».

Vedendo per grazia dello Spirito Santo le cose future, diceva: «I frati, a motivo della predicazione e della edificazione degli altri, abbandoneranno la loro vocazione, e cioè la pura e santa semplicità, la santa orazione, l’umiltà e la nostra signora santa povertà. Ma avverrà ad essi che, per quelle cose attraverso le quali pensavano di infiammarsi alla devozione e all’amore di Dio, per le stesse diventeranno frigidi e vuoti di carità. E così non potranno ritornare alla loro vocazione, avendo perduto ormai il tempo di vivere secondo la loro vocazione, e c’è da temere che quanto credevano di possedere, sia loro tolto e si trovino con le mani vuote nel giorno della tribolazione. Invero, quelli che essi credono di convertire a Dio con le loro prediche, sono invece convertiti al Signore dalle preghiere dei santi frati, che in luoghi deserti piangono i peccati loro e degli altri. Infatti solo ai veri frati minori è dato da Cristo di conoscere i misteri di Dio, agli altri solo mediante parabole (cf. Mc 4,11; Lc 8,10). Ma sono tanti coloro che volentieri accedono alla scienza, che sarà beato colui che si farà sterile per amore del Signore Dio».

Un giorno arrivarono dei frati dalla Francia e gli riferirono che in quei giorni a Parigi era stato ammesso all’Ordine un uomo famoso, maestro di sacra teologia, e il fatto aveva suscitato grande edificazione tra il popolo e il clero. Ma Francesco, sospirando disse: «Temo, figliuoli, che tali maestri alla fine distruggeranno la mia botte. Infatti veri maestri sono coloro che mostrano la loro condotta al prossimo con le opere buone, con mansuetudine di scienza, perché tanto l’uomo sa quanto opera e tanto è sapiente quanto ama Dio e il prossimo; un religioso poi tanto è buon oratore, quanto lui stesso, fedelmente e umilmente compie le cose buone che intende». 

Da “Cronaca o storia delle sette tribolazioni dell’Ordine dei Minori” di Angelo Clareno, II-7

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