Apologia Pauperum: Cosa desiderare

Dalla «Apologia  pauperum» di San Bonaventura
(c.3, nn. 8-10 – Quaracchi, VIII, 246-247)

Il nostro Salvatore quando dice: «Beati i poveri in spirito» ci invita alla perfetta rinuncia delle cose temporali; quando poi dice: «Beati i miti», ci spinge all’abnegazione della propria volonta’ e al rinnegamento delle attrattive dei sensi, che ci rendono violenti e sfrontati. Aggiungendo: «Beati gli afflitti», ci incita a fuggire per sempre i piaceri della carne; e ancora, con le parole: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia» e «Beati i misericordiosi», vuole che la nostra anima apprenda la giusta, santa e volenterosa sopportazione del prossimo.
A queste Beatitudini aggiunge: «Beati i puri di cuore» e «Beati gli operatori di pace», con cui ci chiama piu’ su, a compiere azioni che danno chiarezza alla mente e portano pace nel cuore, facendo si che l’anima divenga conforme alla celeste Gerusalemme, nome che significa «visione di pace». In ultimo, con le parole: «Beati i perseguitati per causa della giustizia, perche’ di essi e’ il regno dei cieli», quasi chiudendo il cerchio, torna a quanto aveva detto all’inizio: in questa Beatitudine, infatti, sono come riassunte e compendiate tutte le altre.
A conferma di cio’ vi e’ la testimonianza di Francesco, patriarca dei poveri, che all’inizio della sua Regola propone i tre capisaldi della vita religiosa: «La Regola dei Frati Minori consiste nel mettere in pratica il Santo Vangelo di Gesu’ Cristo, vivendo nell’obbedienza, nella poverta’ e nella castita’». E in seguito raccomanda altre tre cose, che integrano e in certo modo completano le precedenti: «Riflettano i frati che devono desiderare piu’ di ogni altra cosa di possedere lo spirito del Signore e di agire secondo la sua santa volonta’; che devono saper pregare Dio con cuore puro e possedere l’umiltà e la pazienza nelle tribolazioni e nelle malattie; che devono avere una predilezione speciale per quanti ci perseguitano, ci disprezzano e ci insultano».
Con questo ammonimento Francesco propone in primo luogo l’elevazione di tutto l’agire in Dio; poi raccomanda l’accettazione gioiosa di tutte le tribolazioni e la carità fattiva e squisita verso il prossimo.
In tal modo l’uomo perfetto con i tre voti e’ crocifisso al mondo, e con le tre successive raccomandazioni e’ reso conforme a Dio, in modo che con le sei ali serafiche si distacchi per sempre dalle cose di questo mondo e penetri nelle divine.
Fu cosa degna che Cristo, nella apparizione serafica, imprimesse le sue stimmate, come sigillo di conferma e di autenticita’, nelle carni sacre di questo Poverello, che osservo’ e insegno’ nella forma piu’ genuina la perfezione evangelica, affinche’, nella pericolosa caligine degli ultimi tempi, ci s! ia offerto un chiaro segno che illumini il cammino della perfe! zione. A condizione pero’ che impariamo a non desiderare cio’ che da’ onore e prestigio, ma a prediligere le cose umili e nascoste.

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