Virtù Serafiche: La Letizia

LA LETIZIA

“Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi” (Fil 4,4).
L’Apostolo Paolo ci invita ripetutamente a ralle¬grarci sempre nel Signore. Tutti noi abbiamo sperimentato certamente momenti di allegria prorompente, alternati a momenti di malinconia, di calo di entusiasmo, se non di tristezza. Perché questi alti e bassi? Può la gioia, come ci esorta San Paolo, essere continua nel nostro cuore? Da dove nasce la gioia?
La gioia nasce e fiorisce in una buona coscienza. Quando un’anima vive con rettitudine, nella Grazia di Dio, sperimenta nel suo cuore una gioia così grande, così pura, limpida e profonda che non può essere paragonata a nessuna delle gioie fallaci e illusorie che può dare il mondo. Perché la gioia, quella vera, è Cristo. Chi possiede Cristo Gesù nel cuore, chi vive in unione con Lui: è felice.
Per questo noi cristiani dovremmo essere gli uomini, le donne della gioia, della letizia. Abbiamo invero molti motivi per essere felici: abbiamo un Padre che ci ama smisuratamente e per rivelarci il Suo Amore ha inviato il Suo Diletto Figlio Gesù Cristo e lo Spirito Santo che ci rende capaci di amare con il Suo stesso Amore. Ci ha donato la Beata Vergine Maria che ci ha partoriti sul Calvario e la Chiesa come Madre amorosa, che ci ha portati nel suo grembo, ci ha dato alla luce attraverso il Battesimo e si prende cura della nostra crescita, per mezzo dei Sacramenti.
Non abbiamo dunque ragione di essere felici? Non dovremmo con la nostra vita testimoniare, cantare la gioia di essere cristiani?
Certo, anche il cristiano conosce momenti di prova, di tribolazione, di travaglio, ma è qui il paradosso, proprio allora il cristiano è chiamato a gioire perché attraverso la prova, la tribolazione, il travaglio, la persecuzione, il suo amore si purifica ed egli viene reso più somigliante al suo Signore Gesù Cristo.
E in questo San Francesco ci è maestro. Di rara bellezza è l’insegnamento di S. Francesco, in dialogo con Frate Leone, sulla perfetta letizia. Facciamone memoria insieme.
“Un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria degli Angeli, chiamò frate Leone e gli disse: “Frate Leone, scrivi”. Questi rispose : “Eccomi, sono pronto”. Scrivi – disse – quale è la vera letizia. Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell’Ordine; scrivi, non è vera letizia. Così pure che sono entrati nell’Ordine tutti i prelati d’Oltr’Alpe, Arcivescovi e Vescovi, non solo ma perfino il Re di Francia e il Re d’Inghilterra; scrivi: non è vera letizia. E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono an¬dati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanargli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è vera letizia”.
“Ma qual è vera letizia?”. “Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, all’estremità della to¬naca si formano dei ghiacciuoli d’acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede “Chi è?”. Io rispondo: “Frate Francesco”. E quegli dice: “Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te”. E io resto davanti alla porta e dico “Per amore di Dio, accoglietemi per questa notte”. E quegli risponde: “Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là”. Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell’anima “.
Quale insegnamento ci dà il Serafico Padre sulla gioia vera!
Per quanto riguarda S. Chiara, la letizia è, senza dubbio, il sentimento che più affiora nella sua vita, anzi, possiamo affermare, sia il suo stato d’animo abituale. Ella esulta e gode, ripiena di enorme gaudio e di spirituale letizia perché “un tale e così grande Signore, scendendo nel seno della Vergine, volle apparire nel mondo come uomo spregevole, bisognoso e povero, affinché gli uomini – che erano poverissimi e indigen-ti, affamati per l’eccessiva penuria del nutrimento ce¬leste -, divenissero in Lui ricchi col possesso dei reami celesti”. Ella prova sommo diletto, insieme alle sue fi¬glie, nel sopportare ogni penuria, povertà, fatica, tribolazione, ignominia o disprezzo del mondo, per amore di Gesù Cristo.
La gioia di Chiara, come ben si vede, non è su¬perficiale, ma profonda e intima, essa nasce dall’esperienza della Grazia e dalla consapevolezza di essere oggetto dell’Amore di Dio.
Il Signore ci conceda il coraggio di guardarci den¬tro per vedere quali abitudini, fonti di tristezza, dobbiamo estirpare; Egli purifichi il nostro cuore, perché possa sempre più risplendere sul nostro volto la luce della Sua Gloria e possiamo testimoniare con tutta verità di averLo incontrato Risorto nella nostra vita.

Clarisse Monastero S. Chiara

Biancavilla (CT)

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