Meditazione sui Misteri Dolorosi.

“Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.”  (Luca 4:13)

Da questo passo del Vangelo parte la mia riflessione sui Misteri Dolorosi.
Satana, il diavolo, il tentatore, prova a tentare Gesù, a farlo cadere.
Satana Torna al tempo fissato,  torna prepotentemente all’assalto. Come abbiamo visto satana è esperto delle scritture, e sa che se Gesù muore sulla Croce, il Suo Sacrificio significa redenzione per l’umanità. E satana non vuole questo. E pone in atto tutte le peggiori seduzioni e persecuzioni a Gesù, per far si che Egli non si avvìì alla Croce, ma la ripudi.
E si serve in questo, degli uomini, delle loro debolezze e meschinità, del peccato.
Si serve di Giuda Iscariota, mettendogli nel cuore di tradire il Maestro.
Gesù questo lo sa, ha esclamato Egli stesso a Giuda: “Và e quello che devi fare fallo subito”. E nell’orto degli ulivi è in attesa del traditore. In questa attesa il demonio si serve della seduzione dell’angoscia, l’angoscia così forte che farà sudare sangue a Nostro Signore nel giardino del Getsemani. Quale sottile astuzia servirsi di un uomo che Gesù stesso ha scelto. E il dolore di Gesù, lui, il Figlio di Dio, tradito e ripudiato dai suoi, da quella umanità che lui è venuto per redimere. Eppure Gesù non cede: “”Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”.
All’arrivo delle guardie Pietro estrae la spada e colpisce il servo del sommo sacerdote  staccandogli l’orecchio. Satana spera che magari da questo gesto Gesù prenda spunto per la ribellione, per difendersi, per ritornare sui suoi passi e rifiutare la Sua missione ma il Maestro non cede come cederebbe un uomo comune e intima a Pietro: “Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?”.
Satana per il momento è sconfitto, ma non si arrende. Ora, così come con Giobbe, passa anche alla prova nella carne. Cristo, è arrestato e trattato da malfattore. Viene violentemente e selvaggiamente fatto flagellare. Eppure non esclama parola, sopporta l’indicibile sofferenza. Satana principe di ribellione spera ancora che Gesù si ribelli e ceda nello spirito e nella carne, ma l’umile Maestro d’Obbedienza non si ribella alla sua Divina Natura. Le Scritture intanto continuano ad avverarsi sotto gli occhi del popolo e dei Sommi sacerdoti, ma loro hanno gli occhi accecati dall’odio e dalla superbia per accorgersene: “Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.”
Satana  nella sua folle superbia  non demorde. Alza la posta, ai tormenti delle percosse aggiunge lo scherno. Satana maestro di superbia e di stoltezza, vorrebbe con questo far cedere il Maestro d’Umiltà e Sapienza.
La Sapienza, la perfetta Sapienza di Dio Padre  si realizza perfettamente nel Figlio, che è Dio. I soldati intrecciata la corona di spine e postagliela sul capo, copertolo col manto scarlatto, scherniscono Gesù e lo percuotono. Si onorano di poter percuotere il re. Gesù subisce in silenzio.
Satana si fa ancora più furente. Sa bene che nell’apparente stoltezza della Croce, nell’apparente sconfitta di Cristo sulla Croce, in realtà si realizza una sola, unica sconfitta, quella del peccato e della morte. Che significano la sua condanna, la irrevocabile sconfitta del principe delle tenebre. Ed ecco che la Croce appare, e viene caricata in tutta la sua intera pesantezza sull’Innocente. E inizia la salita al Golgota.
Gesù viene crocifisso. Il dolore fisico è indicibile. Gesù sperimenta tutta l’angoscia e le seduzioni di cui si serve satana.
Il dolore della Madre ai piedi della Croce. L’abbandono da parte dei discepoli. Le offese del ladrone. Lo scherno della folla.
Eppure mitiga il dolore della Madre e dell’unico discepolo che lo ha seguito ai piedi della Croce: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”
Al ladrone che gli chiede di ricordarsi di lui dice: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.
Per coloro che lo hanno crocifisso chiede al Padre: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Il dolore lancinante prova il suo corpo e il suo spirito.
Gesù grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
Satana emette il suo ultimo ghigno, nella sua follia sogna una possibilità in queste parole….
Ma non sono le ultime parole di Gesù…
“Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.”
Il Padre ha glorificato il Figlio, il Figlio ha glorificato il Padre. Il Figlio ha compiuto la volontà del Padre. Che lo glorificherà con la Risurrezione
 Satana è irrevocabilmente e irrimediabilmente sconfitto!

Consideriamo quindi che ciò che a satana non è riuscito con Gesù, satana lo prova con noi: tentarci per indurci al peccato.
Noi non siamo come il Maestro ma col Suo aiuto possiamo seguirlo.
Preghiamo per vincere le tentazioni del maligno, e  sforziamoci di comportarci santamente e passare indenni per le tentazioni e tribolazioni:
“Pregate, per non entrare in tentazione”
“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.”
 E se cadiamo, rialziamoci e corriamo a riconciliarci con Dio tramite il Sacramento del Perdono, affidato alla Chiesa ed ai suoi Ministri:
“Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”
Comunichiamoci quanto più possibile, frequentiamo, meglio se giornalmente, il Sacramento dell’Eucaristia, affinchè per noi non sia vano il sacrificio di Cristo:
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.”
Sacrifichiamoci, offrendo tutto noi stessi a Dio, imitando Colui che si è sacrificato per noi.
Siamo apostoli offrendo il nostro servizio a Dio, in umiltà, con la consapevolezza di esser servi inutili.
Perchè essere cristiani non è aderire ad uno stile di pensiero o ad una ideologia.
Essere cristiani vuol dire cercare di vivere come Cristo ha vissuto.

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