Esercizi sull’umiltà: Natura dell’Umiltà

Considerazioni e riflessioni. – « L’umiltà è la verità». Chi si umilia, entra nella pratica della verità, facit veritatem, e « se il Signore ama gli umili, è perchè Egli ama la verità, » dice santa Teresa. Difatti, la verità è quel che Dio pensa, vuole e ama. Essere nella verità, è dunque essere nel pensiero, negli intendimenti e negli amori di Dio.
1. L’umiltà ci pone nella verità riguardo a Dio. Essa c’insegna che Dio solo è tutto. Ego sum qui sum. Sono colui che è, e tutto il resto non prende valore se non per me. All’infuori di Dio e dei suoi doni, nulla è possibile se non il nulla stesso.
Vi sono in Dio tre eccellenze: Dio è il principio di ogni cosa, di quanto esiste, nulla esiste senza di Lui. Dio possiede ogni perfezione. « Salite pure ben alto nei cieli, voi non arriverete mai dove incomincia, Dio; discendete negli abissi dell’ inferno, voi non troverete mai luogo dove Dio non vi sia più; percorrete l’universo, non sarà mai abbastanza vasto da poter misurare la potenza divina; considerate l’ampiezza dei Mari, questa non vi darà nemmeno la misura di un’ombra delle perfezioni divine. » (S. Dionigì)
Dio ha tutti i diritti su ogni creatura: «Sono il Signore» – «l’uomo è stato creato a questo fine: lodare Dio, adorarlo, servirlo, e così facendo, salvarsi» (S. Ignazío)
Orbene,  l’umiltà  ci  pone  nella  verità  riguardo  ai  nostri  rapporti  verso  Dio,  facendoci riconoscere quelle sue tre eccellenze. Essa diventa umiltà di sommissione per servire a Dio Signore, non lasciandocí mai dire: no; oppure forse, o più tardi, o perchè mai? o per qual motivo? – Diventa umiltà di adorazione, per cui la creatura , s’inabissa nel suo nulla e si prostra a Dio per cantare con la Chiesa: « Tu solo sei santo, Tu solo Signore! Tu solo Altissimo, Gesù, mio Re. »
E ancora: « la mia sostanza è un nulla davanti a Te. » – Diventa umiltà di confessione o di glorificazione: « ogni cosa a Te appartiene, e noi ti rendiamo di quanto abbiamo ricevuto. » È umiltà di riconoscenza e di amore. Se essa rileva qualcosa in sè di lodevole, essa conosce la  mano  che  ha  incoronato  il  suo  capo,  e  il  suo  primo  gesto  è  quello  dei  vecchi dell’Apocalisse per gettare la corona ai piedi di Dio. Così l’umiltà regola i veri rapporti dell’uomo riguardo a Dio. (S. Tommaso)
2. L’umiltà ci pone nella verità riguardo a noi stessi. Essa ci insegna che di proprio noi non abbiamo che il nulla: noi abbiamo d’imprestito l’esistenza, il posto che occupiamo nella creazione, i doni dell’intelletto, le qualità del cuore e, sopra ogni cosa, i doni soprannaturali. Sotto questi gioielli, vi sono le nostre miserie: le dorature abbelliscono gli oggetti, ma ogni oggetto, malgrado la doratura brillante che lo mette in evidenza, conserva il suo essere in materia bruta e comune. Il solo nulla è di nostra proprietà. Al nulla, che in sè è disgrazia piuttosto che colpa, noi abbiamo aggiunto il peccato: ci siamo spogliati della veste di onore della quale Dio si era compiaciuto adornare il nostro essere. Il peccato non arriva mai solo: il nubifragio lascia sempre traccia della sua rovina. Quell’anima che tuttora serviva Dio
senza preoccupazioni, volenterosamente, e che ora trova insipida la manna, è perchè essa rammenta le carni d’Egitto: sono gli avanzi del peccato: oscurità dell’intelletto, depressioni della volontà. Ecco quel che sono. « In questo mio povero io, che sente il suo nulla, io diffido dei miei giudizi pervertiti, non faccio gran conto di questa ;mia volontà della quale temo i tradimenti; veglio su questo mio cuore che abbisogna A un guardiano; pongo in strettezza questi sensi, ai quali occorre un freno potente..» (M. Barat)
3. L’umiltà ci pone nella verità riguardo al nostro prossimo. Questo mio prossimo potrà essere  dotato  meglio  di  me  in  quanto  a  qualità;  ma  non  ha  nulla  di  più,  ogni  cosa appartenendo a Dio. Se la mano divina si è aperta per favorirmi, ignoro il perchè delle sue preferenze, e io lo so, una cosa è in me aumentata: il mio debito verso Dio. Dunque la modestia, la dolcezza devono regolare i nostri rapporti con il prossimo. Tale è l’umiltà formata in noi dalla sola verità. Essa però non è sufficiente: manca di calore, dice S. Bernardo; essa ci inabissa nella visione della nostra profonda abiezione; bisogna aggiungere ad essa l’umiltà formata ed infiammata dalla carità. Questa ci eleva, ci consola, ci incoraggia e ci induce ad acconsentire di buon grado a non voler essere che il nulla, affinchè Dio sia il tutto. La conoscenza di noi stessi, ossia l’umiltà di spirito non è che una preparazione alla virtù cristiana dell’umiltà, che risiede negli affetti del cuore.
Questa umiltà, frutto di fede, che S. Gregorio chiama col nome di maestra e madre di tutte quante le virtù, ci viene insegnata dal Divin Maestro: « Imparate da me che sono dolce e umile di cuore, e troverete riposo alle vostre anime.
Invocazioni. – Gesù mio, quel che mi riempe di gioia, è che Tu sei tutto ed io sono nulla; poiché se io non fossi un nulla, Tu non saresti tutto. (S. Agostino)
Dio mio! fammi ben comprendere quelle parole che hai detto alla tua serva fedele, santa Margherita Maria Alacoque: « Che possiedi tu, polvere e cenere? Di che ti glori se non hai altro che il nulla e la miseria? » La mia contentezza sia adunque nelle sole umiliazioni, perchè questo è quanto mi è dovuto, e non mai nelle approvazioni e nelle lodi che a Te solo sono dovute.
Esame di coscienza. – Ho la convinzione pratica del sovrano dominio di Dio su di me?…
Se è così, perchè tante rivolte di fronte alle contrarietà, alle umiliazioni, a quel che mi fa soffrire?  – Sono ben risoluta per l’avvenire a sottomettermi più umilmente a quello che piace a Dio, o ai miei superiori di disporre di me? – a sopportare giocondamente le piccole umiliazioni che la bontà di Dio m’invia? – a precorrere le umiliazioni a fine di rassomigliare sempre più a Gesù?
Fioretto. – «Dio mio, io non sono che quel che sono davanti a Te.» (S. Francesco d’Assisi)
Tratto da: Esercizi sull’umiltà

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